L’ossidiana nel Mediterraneo occidentale cominciò ad essere lavorata, secondo gli studiosi, già nel VII millennio a.C., ma è nel Neolitico che lo sfruttamento e gli scambi tra le comunità preistoriche diventarono più intensi e strutturati.
Le sorgenti principali di ossidiana nel Mediterraneo erano il Monte Arci in Sardegna, Palmarola, Lipari e Pantelleria. Le lavorazioni potevano avere varie fasi e in diversi luoghi: una prima fase di sbozzatura solitamente avveniva presso i giacimenti; una seconda fase di rifinitura e di ottenimento dell’oggetto direttamente nei luoghi di destinazione o di utilizzo.
- Guarda anche: Il Museo dell’Ossidiana di Pau

La scheggiatura dell’ossidiana
La lavorazione della ossidiana avveniva per scheggiatura, ovvero si effettuava una scheggiatura controllata del sasso con apposite tecniche che permettevano di ottenere schegge, lame e lamelle..
I principali manufatti realizzati in ossidiana nella preistoria del Mediterraneo erano:
- Lame e lamelle: sottili elementi allungati e molto taglienti, ottenuti staccandoli da un nucleo di ossidiana. Potevano essere utilizzati direttamente oppure inseriti in supporti di legno, osso o corno.
- Raschiatoi e grattatoi: utilizzati nella lavorazione di pelli, legno e altri materiali.
- Punte e perforatori: manufatti appuntiti impiegati per perforare o incidere diversi materiali.
- Punte di freccia e altri elementi da arma: soprattutto in determinate epoche e culture; non rappresentano necessariamente la produzione principale in tutti i contesti mediterranei.
- Elementi per strumenti compositi: piccole lame potevano essere fissate in serie su un supporto, creando strumenti con un margine tagliente.
- Nuclei: non erano utensili veri e propri, ma blocchi di ossidiana preparati appositamente per ricavarne progressivamente schegge, lame e lamelle.
La catena di lavorazione era generalmente:
blocco di ossidiana → preparazione del nucleo → percussione o pressione → distacco di schegge/lame → eventuale ritocco → utensile

Come detto, non tutta l’ossidiana veniva necessariamente trasformata nel luogo di estrazione. Poteva essere preparata vicino alla sorgente e poi trasportata sotto forma di blocchi, nuclei, semilavorati o prodotti già lavorati. Lo studio di questi diversi stadi di lavorazione aiuta gli archeologi a ricostruire l’organizzazione della produzione e le reti di scambio dell’ossidiana nel Mediterraneo preistorico.












