Origine del nome Ingurtosu
Ingurtosu è una parola le cui origini riportano “su gurturgiu“, l’avvoltoio stanziale dal caratteristico piumaggio grigio che un tempo abitavano le impervie valli di queste zone. Altre ipotesi riconducono invece l’origine della parola “Ingurtosu” alla denominazione data ad un inghiottitoio che forse era già stato scoperto coi primi scavi minierari.
Ingurtosu e la Laveria di Naracauli ad Arbus
Con i suoi 9 abitanti (censimento 2011) Ingurtosu è uno dei più piccoli villaggi della Sardegna, ma è anche il sito minerario che fino alla metà del XX° secolo produceva preziosi minerali come argento, piombo e zinco. Ingurtosu oggi rappresenta uno dei ricordi più nitidi della storia mineraria del Sulcis Iglesiente che raggiunse il picco di produzione negli anni’50 poco prima della chiusura. A fine ‘800 divenne una delle miniere più floride d’Europa e già durante l’epoca romana entrò a far parte dell’orbita di controllo del più grande impero del mediterraneo. Oggi il sito di Ingurtosu, meta del moderno turismo culturale, fa parte del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna ed è inserito nella rete GEO-PARKS dell’Unesco.
Il villaggio di Ingurtosu che si può ammirare agli albori del XXI° secolo nella sua inesorabile solitudine, è solo la rimanenza di un piccolo centro che negli anni ’60 del ‘900 contava oltre 4 mila abitanti. Parte dei casolari erano destinati ad ospitare il centro direzionale della miniera che estendeva il suo controllo non solo allo stesso Ingurtosu ma anche alla vicina Montevecchio.
- Guarda anche: La miniera di Montevecchio

I Fenici non penetrarono fino a Ingurtosu
L’area del Sulcis è stata oggetto delle prime estrazioni metallifere già con i Fenici e i Cartaginesi che fecero i primi “fossi” alla ricerca dei filoni più superficiali. I giacimenti erano di galena e piombo argentifero. L’area di Ingurtosu tuttavia non fu interessata da queste prime campagne, anche come dimostra il rapido collegamento stradale di appena 7 chilometri tra la colonia di Monte Sirai a Carbonia e il fondaco di San Giorgio a Portoscuso dove i fenici crearono un fiorente presidio territoriale a chiara vocazione commerciale. Da qui, le risorse minerarie furono tra le merci principali che dalla Sardegna sud-occidentale venivano trafficate in tutto il mediterraneo, da Ischia all’Andalusia, alla penisola italica (Etruschi). Tuttavia non esistono ricostruzioni archeologiche ufficiali che accertino campagne di scavo fenicie e puniche a Ingurtosu.
Roma fece i primi scavi in zona Ingurtosu
Le prime campagne di scavo a scopo estrattivo che cominciarono a interessare i dintorni di Ingurtosu furono invece messe in atto dagli antichi romani che, dopo il passaggio della Sardegna sotto il loro dominio nel 238 a.C., cominciarono a intensificare le estrazioni avendo capito che l’isola era chiaramente una miniera.
Fu così infatti che l’isola divenne la terza provincia romana (penisola iberica e Bretagna) con la maggiore produzione mineraria: dalla fine della repubblica alla prima età imperiale, fu implementata su vasta scala, anche grazie all’introduzione di nuove tecniche come l’ottimizzazione della liquazione dell’argento, del piombo e del ferro.

L’unica industria sarda del primo ‘900
Per vedere invece un’industria estrattiva sistematica a Ingurtosu bisognerà aspettare l’epoca contemporanea, quando, nel 1855, Ingurtosu fu inserita a pieno titolo nella lista dei principali giacimenti minerari della Sardegna assieme a Monteponi e a Montevecchio. I quantitativi di materiale estratto raggiungerso il picco ai primi del ‘900 e consentirono alla Sardegna di diventare il centro vitale europeo per l’estrazione di piombo, zinco e argento.
A quel tempo secondo lo storico Antonio Cuccu (Storicamente, Laboratorio di Storia dell’Università di Cagliari), l’estrazione mineraria fu l’unica industria della Sardegna e a Ingurtosu nel 1899 furono estratte 2.400 tonnellate di piombo e 1.000 di zinco.

La Laveria di Naracauli
Con l’entrata in funzione poi della Laveria Brassey, la produzione fu triplicata, segnando uno dei primi grandi salti produttivi della miniera.
La Laveria Brassey, inaugurata nel 1900 a Naracauli, era invece progettata per trattare fino a 500 tonnellate di minerale al giorno. Questo valore descrive la capacità potenziale dell’impianto e non dimostra che esso lavorasse quotidianamente a pieno regime.
- Guarda anche: La Laveria Brassey nel sito di ArbusTurismo
La massima espansione del complesso si colloca nei primi decenni del Novecento, quando la laveria venne ampliata con nuove sezioni: nel 1916 fu realizzato un impianto per il recupero delle vecchie discariche, nel 1924 fu installato un crivello Hancock e, dal 1934 circa, il trattamento gravimetrico venne affiancato dalla flottazione.



Le crisi delle due guerre mondiali
Le innovazioni tecniche
In questo frangente però non mancano gli episodi di resilienza industriale, come ad esempio l’ampliamento della Laveria Brassey con due nuove sezioni nel 1916; la realizzazione di un impianto per il recupero delle vecchie discariche, l’installazione di un crivello Hancock nel 1924 e il trattamento gravimetrico affiancato alla flottazione nel 1934.

Il primo grande taglio del personale
Secondo lo studioso Sandro Ruiu (I mondi minerari della Sardegna: 1860-1960), la Seconda Guerra Mondiale ebbe ripercussioni pesantissime sull’economia del territorio sulcitano e in particolare per le aree dove si svolgevano le estrazioni minerarie come Ingurtosu. Qui infatti, i licenziamenti furono nell’ordine delle centinaia e portò le comunità locali a livelli di povertà mai visti prima.
Il canto del cigno negli anni ’50
Una nuova brevissima primavera di Ingurtosu invece arrivò tra il 1950 e il 1952, quando, anche grazie all’introduzione di nuove tecniche di lavorazione come i nuovi impianti di flottazione che consentivano una migliore separazione dei minerali utili dalle rocce di scarto. In questo periodo nel distretto Montevecchio–Ingurtosu (che comprendeva i cantieri di Montevecchio, Gennamari e Ingurtosu) furono estratte 500.000 tonnellate di minerale all’anno.

Ingurtosu nell’offerta del turismo culturale sardo
La miniera di Ingurtosu, chiusa definitivamente alla fine degli anni ’60, è stata abbandonata sia dai lavoratori (in primis) che da quel nucleo abitativo che si era creato attorno al villaggio omonimo, al punto che oggi – nel 2026 – conta appena 9 abitanti residenti ed è diventato un museo a cielo aperto per i tanti appassionati e ricercatori della storia mineraria della Sardegna.
Il Palazzo della Direzione
Nel villaggio minerario di Ingurtosu oggi si possono ammirare intatti l’edificio della Direzione (esternamente quasi integro), la posta, l’ospedale e le case degli operai.
Percorrendo la strada che porta al villaggio, la Provinciale 66, si incontra l’edificio più caratteristico del borgo, il Palazzo della Direzione, detto anche “il castello”. Costruito già nel 1870 trapiantando in questo angolo sperduto dell’entroterra sardo uno stile neomedievale di matrice tedesca, il neogotico dell’Europa settentrionale che si diffuse tra il 1700 e il 1800 come tentativo di riportare in vita l’antico stile gotico.
L’edifico al visitatore si presenta subito nella sua originalità con il grande arco carrabile a una corsia che sovrasta la strada, quasi a simboleggiare un confine territoriale o una porta d’accesso al villaggio.




La gerarchia degli uffici
Il Palazzo fu disegnato dall’ingegnere tedesco Hoffmann che riprese le costruzioni neomedievali della sua terra. Al suo interno l’edificio ospitava gli uffici tecnici e amministrativi, dislocati in vari piani e secondo una gerarchia sociale, tanto che ai piani bassi si trovavano gli uffici degli impiegati, poi seguivano quelli amministrativi, quelli del vicedirettore e del direttore. Al piano più alto si trovava anche l’appartamento dove viveva la famiglia del direttore.

Il palazzo e le casette degli operai
Il castello si trova in posizione dominante sull’urbanistica del villaggio, mentre le case – costruite in scisto locale e alquanto spartane – dei pochi operai che vivevano a Ingurtosu (gli altri arrivavano periodicamente dai paesi vicini) si trovavano subito a valle. Questo dislivello serviva indicare quali fossero le posizioni sociali da assumere nei confronti della direzione.


L’ufficio delle Poste a Ingurtosu












