Il nuraghe Cuccurada a Mogoro il cuore del vasto sito protostorico nella vasta terrazza di Sa Struvina da cui è possibile dominare con lo sguarda un panorama mozzafiato tra province di Oristano e del Medio Campidano. Da qui è infatti possible osservare tutta la valle del rio Mogoro, il Campidano centro settentrionale, i monti Linas Arcuentu e Arci e il litorale della Costa Verde.
Origine del nome “cuccurada”
Il nome del Nuraghe Cuccurada di Mogoro, importante complesso archeologico della provincia di Oristano, è legato con ogni probabilità alla conformazione del territorio sul quale sorge. Il toponimo Cuccurada viene ricondotto alla radice sarda cùccuru, termine di probabile origine prelatina utilizzato per indicare una sommità, un cocuzzolo, un’altura o la cima di una collina. Si tratta di una voce molto diffusa nella toponomastica della Sardegna, dove compare in numerosi nomi di località caratterizzate da una posizione elevata. Il significato di Cuccurada sarebbe quindi essenzialmente descrittivo e richiamerebbe la collocazione del nuraghe su un’altura dominante, posta sul margine di un pianoro dal quale era possibile controllare visivamente il territorio circostante. Il nome conserva così una stretta relazione tra toponimia, paesaggio e posizione geografica del Nuraghe Cuccurada.

La scoperta negli anni ’50, gli scavi dal ’94
A fare le prima indagini sul sito è stato il luminare dell’archeologia sarda Giovanni Lilliu che già negli anni ’50 del ‘900 aveva già capito che si trovava davanti una complessa stratificazione cronologica che oggi è stata stimata in 5 mila anni e comprende oltre alla civiltà nuragica anche la cultura di Monte Claro (seconda metà del III millennio a.C.) e alla cultura di Ozieri. Solo nel 1994 sono iniziate le operazioni di disseppellimento che hanno portato alla luce prima di tutto muraglia megalitica perimetrale e poi il grande nuraghe. Infine sono state individuate numerose capanne.
La complessa originalità del nuraghe Cuccurada
Il nuraghe Cuccurada è una delle strutture più particolari e originali della Sardegna. La sua forma inconsueta (un polilobato con rifascio murario accessorio) ha interrogato da subito gli studiosi che nella complessa stratificazione hanno stimato una costruzione ottenuta sopra un primitivo protonuraghe a corridoio (Bronzo Antico e Medio, XX-XIV a.C.) e a pianta reniforme, articolato su un bastione e quattro torri collegate da apposite mura.
All’interno delle torri si trovano i cortili, con relativi accessi ad spazi interni. Il nuraghe mostra poi la grande scalinata centrale, con due cellette ellittiche poste una davanti all’altra, vari ingressi trasversali e la falsa cupola a tholos come copertura ancora in piedi.



Le capanne all’interno del cortile
Per quanto riguarda il capannetto per la prima volta ci troviamo con un cortile interno che le ospita e un muro perimetriale megalitico del III millennio a.C. alto tre metri che le separa dallo spazio esterno. Altre capanne della stessa epoca (Bronzo Finale) si trovano all’esterno, queste però sono state realizzate sfruttando i piani portanti di strutture precedenti.
Per quanto riguarda le tracce archeologiche più evidenti del periodo prenuragico in questo sito, degno di nota è senz’altro la pianta ellitica con ingresso architravato presente sul lato sud.
Sito ebraico, critiano e pagano
Il sito nuragico e protonuragico di Cuccurada dopo essere stato abbandonato per secoli, ha riscoperto una sua vitalità in epoca storica, diventando centro di antiche celebrazioni pagane, giudaiche e cristiane. All’interno sono stati scoperti infatti crani e ossa di animali sacrificati, spilloni, monete, simboli ebraici e lucerne cristiane, nonché una preziosa stipe votiva risalente al IV secolo a.C.











