Gavoi è un borgo nel cuore del Gennargentu, circondato da montagne, corsi d’acqua e una ricca biodiversità, insignito della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Si tratta di un paese di media montagna che si trova nella Barbagia di Ollolai a pochi passi del Lago di Gusana.
Territorio abitato fin dalla preistoria
Sin dalla preistoria il territorio di Gavoi era abbondantemente frequentato sin dal Neolitico, come dimostra la folta presenza di siti archeologici, tra menhir e domus de janas, così come in età del bronzo, quando la civiltà nuragica edificò numerosi nuraghi e tombe dei giganti. In fondo alle acque lago di Gusana invece si trovano i resti di un ponte romano che testimonia il passaggio anche di questa civiltà nel territorio suddetto.
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Dalle rovine di Oleri nuovi terreni
Gavoi in età medievale entrò a far parte del Giudicato di Arborea e nel 1388 fu tra i firmatari del trattato di pace tra Arborea e Aragona. Nel 1473 il territorio del paese venne ampliato inglobando una parte dell’agro di Oleri, il centro distrutto dalla peste del 1401 i cui resti territoriali vennero divisi tra Ollolai e Gavoi. Dopo esser stato feudo di Pietro Carroz di Arborea, nel 1604 viene annesso al Ducato di Mandas.
La peste del ‘700
A metà del ‘600 la Sardegna costiera venne investita da un’ondata epidemica di peste. Le zone maggiormente colpite furono Alghero, Sassari, Cagliari e il Medio Campidano. La provenienza della malattia infettiva fu la Spagna per il nord Sardegna e Napoli per il sud.
Le zone interne della Sardegna furono interessate dall’epidemia in tempi successivi e tra queste i territori della Barbagia come Gavoi dove, secondo i racconti dei poeti locali, arrivò ai primi del 700, favorita anche dal nomadismo dei pastori e dal commercio ambulante degli antichi.

Il lago di Gusana
Nell’800 i primi rilevi per conto dei Savoia, nuovi re di Sardegna, cominciarono ad abbozzare l’idea di realizzare un invaso artificiale a sud di Gavoi, con lo scopo di raccogliere le acque del fiume Taloro. Il progetto però rimase sulla carta fino al ‘900 quando, con l’introduzione dell’energia elettrica, riprese corpo e le prime operazioni iniziarono nel 1926 per concludersi soltanto nel 1960 con la realizzazione della diga del Taloro, tra i monti Littoleri e Nodu e Sos Arcos.


La diga del Taloro: caratteristiche tecniche e strutturali
La diga del Taloro, situata in provincia di Nuoro, nel cuore della Sardegna, è un’importante opera di ingegneria idraulica realizzata tra il 1959 e il 1961. La struttura è una diga a volta a doppia curvatura in calcestruzzo, progettata per resistere alla pressione dell’acqua sfruttando la particolare conformazione arcuata della costruzione. Inserita nel bacino idrografico del fiume Tirso, sbarra il corso del Taloro e raggiunge un’altezza di 88 metri dalle fondazioni e di 75 metri dal giunto perimetrale. Il coronamento si sviluppa per 369 metri, mentre il volume complessivo della struttura è di 179.893 m³. L’invaso artificiale presenta una capacità di 60,25 milioni di metri cubi d’acqua e una superficie di 2,52 km², rappresentando un’importante infrastruttura per la gestione delle risorse idriche del territorio.

Dalla pastorizia alla finanza
Con l’avvento della modernità post bellica, Gavoi visse il passaggio da un’economia basata sull’agricoltura, la pastorizia e l’artigianato a un’imprenditoria diversificata anche in campo finanziario, dove raggiunse negli anni posizioni di vertice nazionale. Nel frattempo il paese entrò nell’orbita del turismo, grazie anche a intelligenti politiche urbanistiche che abbellirono il centro storico e valorizzarono la tradizione culturale.
Gli Zillonarzos
Gli Zillonarzos erano mercanti ambulanti che in sella ai loro cavalli giravano i paesi della Sardegna centrale per vendere le loro mercanzie, che potevano essere i prodotti dell’artigianato gavoese (lavorati in pelle, tessuti, abbigliamento, formaggi, patate).
Gli Zillonarzos grazie alla loro intraprendenza e versatilità commerciale, divennero ben presto figure di riferimento per il commercio in Barbagia e al tempo stesso simbolo dell’intraprendenza gavoese. Col tempo i loro viaggi d’affari si estesero anche alle pianure del Campidano, da Oristano a Cagliari e si diversificarono passando dalla vendita diretta di prodotti alla intermediazione creditizia.
Grazie al loro lavoro numerose figure, come ad esempio i pastori, allargarono il loro potenziale lavorativo, entrando in contatto con proprietari terrieri e acquistare o affittare nuovi terreni.
Il Fiore Sardo
Il Fiore Sardo è il tipico formaggio piccante e a pasta dura della Sardegna centrale, autoctono di numerose località della Barbagia di Ollolai, da Austis, a Ovodda, passando per Lodine, Tiana, a Olzai a Teti e ovviamente Gavoi. Questo formaggio, più antico rispetto al Pecorino Romano, viene prodotto usando esclusivamente latte di pecore sarde e fino all’avvento dell’industria casearia era il più diffuso e consumato in Sardegna, grazie anche alla preziosa distribuzione commerciale offerta proprio dai Zillonarzos.
Le chiese storiche di Gavoi, tra arte, architettura e tradizione religiosa
Il centro storico di Gavoi, in provincia di Nuoro, custodisce un importante patrimonio di chiese storiche, testimonianza dell’architettura religiosa medievale e moderna della Sardegna.
Tra gli edifici più rappresentativi spicca la chiesa parrocchiale dei Santi Gavino, Proto e Gianuario, costruita tra il XV e il XVI secolo in stile tardo gotico aragonese, caratterizzata da un campanile alto 33 metri, un rosone in facciata e suggestive volte a crociera e a stella con costoloni in vulcanite rossa.


Di particolare interesse sono anche la chiesa di San Giovanni Battista, risalente al XIV secolo, e la chiesa di Sant’Antioco, datata al XV secolo.
Completa il patrimonio religioso del borgo la chiesa di Nostra Signora del Carmelo, edificata nel 1643 in stile gotico aragonese, con aula unica, frontone curvilineo e piccolo campanile a vela. Questi edifici rappresentano alcune delle principali attrazioni storico-artistiche di Gavoi, conservando importanti testimonianze della storia, della cultura e delle tradizioni religiose della Barbagia.

Il centro storico in granito rosa
Il centro storico di Gavoi, situato a circa 770 metri di altitudine nel cuore della Barbagia di Ollolai, in provincia di Nuoro, è uno dei borghi montani più caratteristici della Sardegna, insignito della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.
Il paese conserva un’affascinante architettura tradizionale, caratterizzata da case in granito rosa, tetti rossi, balconi in legno intagliato o ferro battuto e finestre impreziosite da gerani fioriti. Dalla piazza della chiesa parrocchiale di San Gavino si sviluppa un intreccio di stradine acciottolate e vicoli storici, tra cui Sa Carrela Majore, oggi via Eleonora, un tempo principale arteria del paese.
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Un elemento distintivo dell’identità urbana di Gavoi è rappresentato dai Sos Settidorjos, caratteristiche panchine in granito collocate davanti agli ingressi delle abitazioni, tradizionalmente utilizzate come luoghi di incontro e conversazione tra vicini.
Questi elementi architettonici e sociali raccontano la storia e le tradizioni della comunità, rendendo il centro storico di Gavoi una preziosa testimonianza della cultura e della vita quotidiana della Barbagia.











