In uno degli angoli più spettacolari del territorio dorgalese, esattamente sulla sella che collega orograficamente Monte Bardia a nord con Monte Tului a sud, si trova “Iscala ‘e Omines“, in italiano (come facilmente si evince): scala per gli uomini.
Si tratta di una bellissima mulattiera che fino alla metà dell’800 rappresentava la via di passaggio principale per persone e animali da soma che andavano e tornavano da Gonone, il tratto centrale del Golfo di Orosei dove arrivavano bastimenti commerciali che mettevano in comunicazione la Sardegna orientale con la penisola italiana e non solo.


Negli anni 2000 la ristrutturazione il consolidamento
La mulattiera è stata di recente oggetto di una costosa opera di manutenzione e parziale rifacimento, anche per scongiurare che il processo distruttivo del tempo, potesse comprometterne la funzionalità o peggio ancora cancellarla per erosione dei costoni.
Una terrazza spettacolare sul paesaggio dorgalese
Il tracciato ha una lunghezza complessiva di 829 metri e si snoda su un livello di meno di 50 metri. Un percorso che offre al visitatore, sul versante a monte, visuali spettacolari sulle pendici fittamente alberate di querce di Monte Tului a sud, sulle rigogliose irregolarità orografiche di Filieri e il colle di Sant’Elene, per far proseguire lo sguardo fino a nord con la propaggine meridionale di Dorgali e ovviamente le pendici di Monte Bardia su cui, la scala è stata ricavata nella porzione più settentrionale. La scala termina esattemente sul crinale che poi si affaccia direttamente sulla costa del Golfo di Orosei, da cui è possibile ammirare tutto il versante gononese fino alle estremità di Capo Monte Santo in territorio di Baunei.


I romani il primo tracciato
La storia di Iscala ‘e Omines è praticamente plurisecolare e affonda le sue radici nel primo tracciato romano (ma non sono esclusi frequenti transiti umani in epoche antecedenti, nuragiche comprese) che proprio qui aveva individuato un luogo di accesso all’entroterra sardo con relativa facilità.
L’area quindi è sempre stata sfruttata come transito per le persone e sopratutto per le merci. Ancora in pieno ottocento, anche durante la costruzione del vicino traforo di Galaria Etza (che si trova a pochi passi in direzione sud, rispetto alla prima rampa della scala) Iscala ‘e Omines veniva ampiamente utilizzata da persone a piedi o con al seguito muli carichi di viveri e merci. Non sono mai mancate anche qui le assidue frequentazioni di caprai locali e cacciatori di selvaggina (cinghiali sopratutto).
- Guarda anche: La Galaria Etza di Dorgali (1838-1860)
Sulle coste di Gonone i bastimenti caricavano e scaricavano tutte le merci che la Sardegna produceva come ad esempio:
- legname,
- carbone,
- formaggi e prodotti caseari
- prosciutti e cacciagione
- frutta, vino e olio
Molto più ridotto era invece il traffico di merce in entrata, almeno per quanto riguarda questo angolo di Sardegna che non disponeva di uno scalo marittimo vero e proprio. Dal mare infatti i dorgalesi acquistavano con poca vivacità i prodotti della pesca, ma anche vasellame e armi. Da questa via di collegamento con il mare passava anche la corrispondenza postale da e per la penisola.
- Guarda anche: i Popoli del Mare e il Golfo di Orosei su Luca Tamagnini















