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Home » STORIA e FILOSOFIA » Storia della filosofia » La nascita della filosofia: dalla sapienza orientale al pensiero greco

La nascita della filosofia: dalla sapienza orientale al pensiero greco

Storia della filosofia 1

di user
in Storia della filosofia
Tempo di lettura: 13 minuti
La nascita della filosofia

La nascita della filosofia

La nascita della filosofia rappresenta uno dei passaggi fondamentali nella storia della cultura occidentale. Tradizionalmente viene collocata nella Grecia antica, in particolare nelle colonie greche della Ionia, tra il VII e il VI secolo a.C.

Tuttavia, affermare semplicemente che «la filosofia nasce in Grecia» può essere fuorviante: molto prima dei filosofi greci, infatti, le grandi civiltà dell’Oriente e dell’Egitto avevano già sviluppato importanti conoscenze matematiche, astronomiche, mediche e religiose.

La vera novità introdotta dai Greci non consiste quindi nell’invenzione del sapere, ma in un nuovo modo di interrogarsi sulla realtà e sulla conoscenza stessa. Il sapere comincia progressivamente a diventare oggetto di discussione, confronto e indagine razionale.

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Che cosa significa filosofia?

La parola filosofia deriva dal greco philosophía e viene comunemente tradotta come «amore per la sapienza» o «amore del sapere».

La filosofia non consiste semplicemente nell’accumulare informazioni. Il filosofo si interroga anche sui fondamenti della conoscenza:

  • Che cosa possiamo conoscere?
  • Come possiamo conoscere qualcosa?
  • Quali strumenti dobbiamo utilizzare?
  • Come distinguiamo una conoscenza fondata da una semplice opinione?
  • Perché le cose sono come sono?

La filosofia introduce quindi un atteggiamento di ricerca e problematizzazione: anche ciò che sembra evidente può essere sottoposto a domanda e discussione.

Dalla matematica pratica alla matematica razionale

«Le civiltà precedenti ai Greci avevano sviluppato importanti conoscenze matematiche, spesso strettamente connesse a esigenze pratiche. Nel mondo greco si sviluppò progressivamente un’indagine più astratta e dimostrativa, interessata non soltanto a sapere che una regola funziona, ma anche a comprenderne e dimostrarne razionalmente la validità.»

Prima dei Greci la matematica era soprattutto pratica; con i Greci diventa anche teorica: non basta sapere che una regola funziona, si cerca di capire e dimostrare perché è vera.

Il sapere esisteva già prima della filosofia greca

Prima dello sviluppo della filosofia, le civiltà del Vicino Oriente e dell’Egitto avevano accumulato una grande quantità di conoscenze.

Gli antichi popoli orientali studiavano gli astri, utilizzavano sistemi di calcolo, praticavano forme di medicina e sviluppavano tecniche amministrative molto sofisticate.

L’invenzione e lo sviluppo della scrittura permisero inoltre di conservare queste conoscenze su tavolette d’argilla, papiri e altri supporti, consentendo la loro trasmissione da una generazione all’altra.

Non sarebbe quindi corretto contrapporre una Grecia «razionale» a un Oriente privo di conoscenze scientifiche o tecniche.

Tavoletta di argilla del 2270 a.C. rinvenuta in Mesopotmia
Tavoletta di argilla del 2270 a.C. rinvenuta in Mesopotmia

Gli scribi e la conservazione del sapere

Nelle grandi civiltà orientali un ruolo fondamentale nella trasmissione della conoscenza era svolto dagli scribi.

Essi ricevevano una formazione specifica che comprendeva l’apprendimento della scrittura e di conoscenze necessarie all’amministrazione, alla religione e alla gestione dello Stato.

Il sapere era spesso strettamente collegato al palazzo del sovrano e alle strutture politiche e religiose.

Un esempio importante proviene dalla Mesopotamia: durante il regno del sovrano assiro Assurbanipal, nel VII secolo a.C., a Ninive fu costituita una grande biblioteca contenente migliaia di tavolette.

La scrittura rendeva così possibile conservare, organizzare e ampliare progressivamente il sapere.

Il sapere in Oriente
Il sapere in Oriente

Il ragionamento «se… allora…»

Nelle culture orientali troviamo anche forme strutturate di ragionamento.

Alcuni testi medici, divinatori e astronomici collegavano l’osservazione di un fenomeno a una determinata conseguenza secondo una struttura simile a: «Se accade A, allora può verificarsi B».

Si cercavano quindi regolarità e correlazioni tra fenomeni differenti, utilizzando conoscenze accumulate attraverso le generazioni.

Questo aspetto è importante perché dimostra ancora una volta che forme organizzate di osservazione e ragionamento erano presenti anche prima della filosofia greca.

Che cosa cambia con i Greci?

Se gli Egizi e i popoli mesopotamici possedevano già numerose conoscenze, perché la nascita della filosofia viene tradizionalmente associata alla Grecia? La risposta non sta semplicemente nella quantità di sapere posseduto.

La caratteristica fondamentale della cultura filosofica greca è che progressivamente il sapere stesso diventa oggetto di indagine.

Il sapere diventa oggetto di indagine

 

Non ci si limita più a chiedere quale sia la risposta a un problema, ma si comincia a discutere anche perché una determinata risposta dovrebbe essere considerata valida.

Il sapere diventa quindi qualcosa che può essere argomentato, criticato, confrontato e modificato.

La polis e il confronto delle idee

Una delle condizioni che favorirono questo sviluppo fu la particolare organizzazione politica del mondo greco.

Molte grandi civiltà orientali erano organizzate intorno a monarchie, nelle quali il palazzo del sovrano costituiva un importante centro politico, economico e religioso.

Anche la Grecia aveva conosciuto una struttura fortemente centralizzata durante la civiltà micenea, ma dopo il suo declino il territorio greco si organizzò progressivamente in numerose comunità politicamente autonome.

Nacque il mondo delle poleis, le città-Stato greche.

Le forme di governo variarono notevolmente da una città all’altra e nel corso del tempo, ma la vita della polis contribuì allo sviluppo di nuovi spazi di discussione, confronto e partecipazione alla vita pubblica, almeno per determinate categorie della popolazione.

La capacità di sostenere una posizione attraverso argomenti acquistò quindi crescente importanza.

La lingua greca e la nascita dei concetti astratti

Anche alcune caratteristiche della lingua greca facilitarono lo sviluppo del pensiero filosofico.

Una possibilità particolarmente importante era quella di trasformare aggettivi, participi e altre forme linguistiche in sostantivi.

  • Non si parlava più soltanto, per esempio, di una cosa bella, ma si poteva discutere del bello in quanto tale.
  • Allo stesso modo, dal verbo essere si poteva sviluppare una riflessione sull’essere.

Questo procedimento linguistico favoriva la costruzione di concetti generali e astratti, destinati a diventare fondamentali nella filosofia occidentale.

Pensare filosoficamente significa infatti anche essere capaci di passare dai singoli casi a problemi più generali: non soltanto questa cosa è bella, ma che cos’è la bellezza?

L’astrazione e l’uso dell’articolo determinativo 

L’astrazione è resa possibile anche dalle peculiarità della lingua greca, che, diversamente da altre lingue, per esempio il latino, ma come l’italiano, dispone dell’articolo determinativo. Esso consente di sostantivare agggettivi e verbi, dicendo “il bello” o “l’essere”. Attraverso queste formazioni verbali diventa possibile formulare concetti generali e raggiungere livelli di astrazione, che resteranno una costante essenziale per l’intera storia della filosofia occidentale.

Dalla tradizione anonima all’autore

Un altro cambiamento significativo riguarda il rapporto tra autore e sapere. In molte tradizioni antiche le conoscenze erano tramandate collettivamente e il singolo autore poteva avere un’importanza secondaria.

Nel mondo greco acquistò invece progressivamente maggiore rilievo l’individuo che proponeva una determinata interpretazione.

Il pensatore poteva presentare personalmente la propria tesi, assumendosene in qualche modo la responsabilità intellettuale.

Ciò favorì la presenza di interpretazioni differenti dello stesso problema.

Se una teoria appartiene a un determinato pensatore, un altro può discuterla, criticarla e proporne una alternativa. Questo meccanismo diventerà uno degli elementi fondamentali dello sviluppo della filosofia.

Autore e sapere
Autore e sapere

Religione e filosofia nell’antica Grecia

Un altro elemento importante riguarda la particolare struttura della religione greca.

I Greci condividevano numerose divinità e tradizioni religiose, ma non possedevano un unico libro sacro contenente una dottrina obbligatoria e sistematica paragonabile a quella che caratterizzerà altre tradizioni religiose.

Ogni città poteva inoltre attribuire particolare importanza a determinate divinità, culti e rituali.

Esisteva quindi una notevole pluralità di racconti e tradizioni.

La religione greca non era rigidamente dogmatica: non possedeva un’unica dottrina sistematica e obbligatoria fissata in un libro sacro, ma comprendeva una pluralità di miti, culti e tradizioni. Ciò non significava però assenza di regole religiose, poiché riti e culti pubblici avevano una grande importanza nella vita della polis.

Il ruolo di Omero ed Esiodo

I poemi attribuiti a Omero e le opere di Esiodo contribuirono a organizzare e trasmettere una parte fondamentale del patrimonio mitologico greco.

Attraverso i miti venivano spiegati gli dèi, l’origine del mondo, la condizione umana e i rapporti tra uomini e divinità.

Tuttavia, il mito greco non costituiva un sistema filosofico rigido e unitario. Potevano esistere versioni differenti degli stessi racconti.

Questa pluralità lasciava spazio alla formulazione di interpretazioni diverse della realtà.

Dal mito al logos: che cosa significa veramente?

La nascita della filosofia viene spesso sintetizzata attraverso l’espressione: «passaggio dal mito al logos».

Il mito utilizza prevalentemente racconti tradizionali, genealogie divine, immagini e personificazioni per interpretare il mondo.

Il termine greco logos, invece, può assumere diversi significati, tra cui parola, discorso e ragionamento. Nel contesto della nascita della filosofia indica soprattutto la crescente ricerca di spiegazioni argomentate e razionalmente discutibili.

Bisogna però evitare una semplificazione.

I primi filosofi non abbandonarono improvvisamente il mito per sostituirlo con qualcosa di equivalente alla scienza moderna.

Per molto tempo mito e ragionamento filosofico continuarono infatti a convivere. Gli stessi filosofi utilizzavano talvolta immagini, metafore e forme narrative provenienti dalla tradizione mitica.

Il passaggio dal mito al logos deve quindi essere interpretato come un processo graduale, non come una rottura avvenuta improvvisamente.

Il problema delle fonti: perché conosciamo poco dei primi filosofi?

Lo studio della filosofia più antica presenta un problema fondamentale: gran parte delle opere originali è andata perduta.

Dei primi pensatori greci possediamo spesso soltanto:

  • brevi frammenti;
  • citazioni contenute nelle opere di altri autori;
  • testimonianze e riassunti scritti secoli dopo.

Di conseguenza, ricostruire esattamente il loro pensiero non è sempre possibile.

Le interpretazioni moderne devono quindi tenere conto di un inevitabile margine di incertezza.

Aristotele e la ricostruzione dei primi filosofi

Una delle fonti più importanti per conoscere i primi pensatori greci è Aristotele.

Nelle sue opere Aristotele analizza frequentemente le teorie dei filosofi precedenti, confrontandole tra loro e con le proprie posizioni.

Bisogna però ricordare che Aristotele non stava scrivendo una storia della filosofia nel senso moderno.

Il suo scopo era spesso quello di presentare le soluzioni precedenti a un problema per discuterle e arrivare poi alla propria posizione.

Di conseguenza, il pensiero dei filosofi più antichi ci arriva in parte attraverso le categorie interpretative aristoteliche.

Aristotele
Aristotele

Teofrasto e la dossografia

Un ruolo importante fu svolto anche da Teofrasto, allievo di Aristotele, che raccolse e organizzò le opinioni dei filosofi precedenti.

Da questa tradizione si sviluppò la cosiddetta dossografia, termine derivato dal greco doxa, «opinione».

La dossografia consiste nella raccolta e nell’esposizione delle opinioni attribuite ai diversi filosofi su determinati problemi.

Queste testimonianze sono preziosissime, ma devono essere utilizzate con cautela perché spesso separano le singole affermazioni dal loro contesto originario.

I presocratici si occupavano soltanto della natura?

I primi filosofi greci vengono tradizionalmente chiamati presocratici, cioè pensatori precedenti a Socrate.

Anche questa definizione presenta però alcuni problemi: non tutti furono cronologicamente anteriori a Socrate e il termine tende a definirli semplicemente in rapporto a un filosofo successivo.

Per molto tempo si è inoltre sostenuto che questi pensatori fossero interessati quasi esclusivamente alla physis, cioè alla natura e ai processi attraverso i quali si formano e si trasformano le cose.

La ricerca moderna ha mostrato un panorama più complesso.

Accanto allo studio della natura troviamo infatti problemi riguardanti la conoscenza, il ragionamento, la vita politica, il comportamento umano e la morale.

Dal sapiente al filosofo

La figura del filosofo non comparve improvvisamente. Nella Grecia più antica esistevano diverse figure alle quali veniva attribuito un sapere particolare: poeti, indovini e sapienti.

Il poeta poteva essere considerato depositario di un sapere ispirato dalle Muse. L’indovino interpretava segni e formulava responsi. Il sapiente proponeva invece insegnamenti e massime sulla vita e sul comportamento umano.

Nel corso del tempo da questo ambiente culturale emergerà progressivamente una figura nuova: il filosofo.

La nascita della filosofia: nascita del filosofo
La nascita della filosofia: nascita del filosofo

Perché la filosofia nasce nella Ionia?

I primi sviluppi della filosofia greca vengono tradizionalmente collegati alla Ionia, regione situata lungo le coste occidentali dell’attuale Turchia.

Città come Mileto ed Efeso erano inserite in un ambiente caratterizzato da commerci, viaggi e contatti con popolazioni e culture differenti.

Proprio a Mileto operarono pensatori come Talete, Anassimandro e Anassimene, protagonisti delle prime ricerche filosofiche sulla natura e sui principi della realtà.

La nascita della filosofia non deve però essere interpretata come il risultato di una sola causa. Essa fu il prodotto di un lungo processo storico e culturale, nel quale confluirono il patrimonio delle civiltà precedenti, le trasformazioni della società greca, il confronto politico, le caratteristiche della lingua e nuove modalità di elaborazione del sapere.

Mileto e il ruolo delle colonie nella nascita della filosofia

La nascita della filosofia occidentale viene tradizionalmente collocata tra il VII e il VI secolo a.C. a Mileto, importante città greca della Ionia, situata sulla costa egea della penisola anatolica, nella regione che Greci e Romani chiamavano Asia Minore. Non è casuale che le prime forme di pensiero filosofico si siano sviluppate proprio in un importante centro commerciale: le colonie e le città greche d’oltremare erano infatti luoghi privilegiati di incontro e scambio tra popolazioni differenti. Insieme alle merci circolavano conoscenze, tecniche, credenze religiose e concezioni del mondo provenienti, direttamente o indirettamente, da diverse civiltà del Mediterraneo e del Vicino Oriente.

L’espansione greca nel Mediterraneo, sviluppatasi soprattutto tra l’VIII e il VI secolo a.C., ebbe diverse cause. La fondazione di nuovi insediamenti poteva rispondere alla carenza di terre coltivabili, alla crescita della popolazione, alla necessità di trovare nuove risorse e opportunità commerciali, ma anche a tensioni e conflitti politici e sociali all’interno delle comunità di origine. Per alcuni gruppi, lasciare la propria terra e cercare nuove possibilità altrove poteva rappresentare una concreta necessità economica e sociale.

Le nuove comunità conservavano importanti legami culturali con il mondo greco, in particolare attraverso la lingua, la religione e i costumi, ma vivevano contemporaneamente a contatto con popolazioni e culture differenti. Le colonie, inoltre, non devono essere considerate semplici territori periferici controllati da uno Stato greco centrale: il mondo ellenico era costituito da numerose poleis autonome, e gli insediamenti fondati oltremare sviluppavano generalmente proprie istituzioni politiche. Questa relativa autonomia e il continuo confronto con tradizioni differenti contribuirono a creare ambienti culturalmente dinamici, nei quali potevano essere messe a confronto diverse spiegazioni della realtà.

È in questo contesto che si comprende meglio l’importanza di Mileto, città legata a intensi traffici e contatti con altre regioni. Qui operarono pensatori come Talete, Anassimandro e Anassimene, che cercarono di comprendere la natura attraverso principi e spiegazioni razionali. La nascita della filosofia non fu quindi semplicemente una conseguenza del commercio o della colonizzazione, ma questi fenomeni contribuirono a creare un ambiente favorevole alla circolazione delle conoscenze, al confronto tra idee diverse e alla ricerca di nuove spiegazioni del mondo.

Perché la filosofia greca rappresenta una novità?

La filosofia non nasce dal nulla e non nasce in una civiltà isolata. I Greci ereditarono e conobbero un mondo nel quale matematica, astronomia, medicina, scrittura e tecniche di calcolo possedevano già una lunga storia.

La novità fondamentale consiste nel progressivo sviluppo di un sapere che interroga anche se stesso.

Il filosofo non cerca soltanto una risposta, ma domanda perché quella risposta dovrebbe essere vera, quali argomenti la sostengano e se esistano spiegazioni alternative.

È proprio questa possibilità di formulare problemi, costruire concetti generali, proporre argomenti e sottoporre le risposte alla discussione a costituire una delle eredità più importanti della filosofia greca.

  • Guarda anche: Nascita della filosofia su Pillole di Storia e Filosofia

Schema didattico: la nascita della filosofia

ConcettoSignificato
FilosofiaTermine di origine greca che significa “amore del sapere”. Indica la ricerca razionale e critica sulla realtà, sulla conoscenza e sull’essere umano.
Sapere orientaleInsieme delle conoscenze matematiche, astronomiche, mediche, amministrative e religiose sviluppate dalle civiltà orientali prima della nascita della filosofia greca.
ScribaSpecialista della scrittura e della conservazione del sapere nelle antiche civiltà orientali. Svolgeva spesso importanti funzioni amministrative e religiose.
PolisCittà-Stato del mondo greco. La vita politica della polis favorì lo sviluppo del confronto, della discussione e dell’argomentazione.
AstrazioneCapacità di passare dai singoli casi a concetti generali. Per esempio, dal riconoscere una cosa “bella” alla riflessione filosofica sul concetto di “bello”.
MitoRacconto tradizionale attraverso il quale gli antichi interpretavano gli dèi, l’origine del mondo, la natura e la condizione umana.
LogosTermine greco che può significare parola, discorso e ragionamento. Nella nascita della filosofia indica soprattutto la ricerca di spiegazioni razionali e argomentate.
Dal mito al logosEspressione utilizzata per indicare il progressivo sviluppo di spiegazioni razionali della realtà. Non fu una sostituzione improvvisa del mito, ma un processo graduale.
PhysisTermine greco generalmente tradotto con “natura”. Indica anche il processo di nascita, formazione e trasformazione delle cose.
DoxaTermine greco che significa “opinione”.
DossografiaRaccolta ed esposizione delle opinioni e delle dottrine attribuite ai diversi filosofi dell’antichità.
PresocraticiDenominazione convenzionale utilizzata per indicare i primi filosofi greci. Non tutti, tuttavia, vissero necessariamente prima di Socrate.
SapienteFigura precedente e inizialmente vicina a quella del filosofo. Era considerato possessore di conoscenze e autore di massime sulla vita e sul comportamento umano.
IoniaRegione dell’Asia Minore, lungo le coste dell’attuale Turchia, nella quale si svilupparono alcune delle prime esperienze della filosofia greca.

 

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