Il Bosco da Fiaba di Pau, alle falde del Monte Arci, è un percorso naturalistico e artistico che si trova nel territorio comunale di Pau, nel cuore della Marmilla settentrionale. Dal punto di vista naturalistico e ambientale l’itinerario è un’immersione tra lecci, fitta macchia mediterranea e pineta. L’area è attraversata dalle acque della Sorgente di Acqua Frida e di Fustiolau.
Trovandosi ai piedi del Monte Arci, uno dei più grandi giacimenti di ossidiana della preistoria mediterranea, è ovviamente questa roccia vulcanica a fare da padrona dell’incredibile paesaggio roccioso, accanto al basalto altra protagonista della storia geologica del luogo.
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Il substrato vulcanico tra ossidiana e basalto
Il Monte Arci come noto è un antico complesso vulcanico, la cui storia geologica ha prodotto enormi quantità di ossidiana, basalto e altre come rioliti-daciti, basalti e trachiti. Tracce abbondanti di queste rocce si trovano ben distribuite anche ai piani bassi della montagna come appunto nel Bosco delle Fiabe, dove i colori scuri delle rocce fanno da contrasto al verde intenso della boscaglia, restituendo al visitatore una sensazione di freschezza e pace.


La vegetazione di Sennixeddu
Il padrone assoluto del Bosco delle Fiabe è, dal punto di vista arboreo, il leccio, nella specie “Quercus ilex” che grazie alla sua longevità, qui raggiunge fino a 20 emtri di altezza, presentando una fitta chioma, ampia e di colore verde scuro. Un albero sempreverde, con foglie coracee e resistenti, scure sopra e chiare sotto, colore grigiastro-verde e superficie pelosa nel lato inferiore.
Il leccio è un grande produttore di ghiande, ha un’eccente resistenza alla siccità estiva si riproduce, come nel caso di Pau, in spettacolari estensioni boschive. Nel Bosco da Fiaba di Pau il leccio ha trovato condizioni ambientali ideali, come ad esempio il substrato vulcanico come nella vicina foresta di Acquafrida, dove ossidiana, basalto, rioliti e riodaciti alterandosi e disgregandosi nel corso del tempo, hanno contribuito alla formazione di un suolo ben strutturato, idratatto e mineralizzato.
In particolare:
- Apporto di elementi minerali: l’alterazione dei minerali presenti nelle rocce vulcaniche libera progressivamente elementi utilizzabili dalle piante.
- Buona struttura del terreno: i suoli sviluppati sul Monte Arci, ricco di materiali vulcanici presentano una struttura favorevole alla penetrazione delle radici.
- Gestione dell’acqua: un suolo ben sviluppato può contemporaneamente drenare l’acqua in eccesso e trattenere una certa quantità di umidità, fondamentale durante la lunga estate mediterranea.
- Adattabilità del leccio: il Quercus ilex possiede un apparato radicale robusto ed è capace di vivere anche su terreni rocciosi, relativamente poveri e asciutti.
- Accumulo di sostanza organica: foglie, rami e altri residui della lecceta formano progressivamente uno strato di humus, contribuendo a migliorare ulteriormente il terreno.
Nel Monte Arci, inoltre, conta molto l’ambiente creato dal rilievo: aumentando l’altitudine si hanno generalmente temperature più basse e maggiore disponibilità di umidità rispetto alle pianure circostanti. Per questo sui versanti più favorevoli il leccio può sviluppare boschi fitti.






Pineta e macchia mediterranea
Il paesaggio naturalistico dei Bosco da Fiaba di Pau si completa anche con la presenza di un intervento di rimboschimento con la presenza di una pineta e ovviamente di macchia mediterranea.

Le installazioni lignee del Bosco da Fiaba
Camminando lungo i percorsi segnalati all’interno del Bosco da Fiaba di Pau, oltre a godere dello spettacolare paesaggio naturalistico, è possibile visitare il museo a cielo aperto che dal 2022 popola con suggestive installazioni lignee gli angoli più suggestivi del parco.
Si tratta di 16 sculture realizzate con rami, frasche e ceppi che rappresentano animali e figure fantastiche. L’ideatrice dell’itinerario è stata l’archeologa Giulia Balzano in collaborazone con l’Associazione culturale Menabò che ha realizzato fattivamente le opere. L’obiettivo di questo museo è evocare gli animali e l’immaginario fantastico del bosco. Le opere possono essere osservate, contemplate, fotografate ma non si possono toccate.
Le prime 12 installazioni lignee documentate nominalmente sono:
- Lupo – Col cuore in gola — Devid Strussiat
- In bocca al lupo — Fiabol
- Nella pancia del lupo — Associazione culturale Menabò
- Pau_Riccio — Associazione culturale Menabò
- Cernunnos – Oltre il palco — Rudy Liprandi
- Assiolo – Nella sua mente — Simone Paulin e Giacomo Baradel
- Ponte Ponente – Ponte Pau — Associazione culturale Menabò
- Di-VentO – Spira — Animateria
- Sa Maltariosa – In coda al tempo — Rudy Liprandi
- La Mongolfiera – Sii nido a te stesso — Stefano Scìlligo e Fiabol
- Is Crobus – I guardiani de Sa Perda Crobina — Devid Strussiat
- I Grandi Telai — Associazione culturale Menabò
Queste sono le opere presenti tra il 2022 e il 2024. Nel 2025 era stato annunciato che sarebbero arrivati nuovi animali fantastici e sarebbero stati coinvolti altri artisti. La pagina attuale del progetto conferma infatti che il percorso è arrivato a 16 opere, distribuite lungo circa 3,5 km di sentieri.

Il significato delle installazioni lignee del Bosco da Fiaba
- Lupo – Col cuore in gola — Devid Strussiat
Significato: il lupo appare minaccioso, ma all’interno della sua sagoma si nasconde un cuore rosso. Rappresenta ciò che può essere frainteso: dietro un aspetto che suscita paura può nascondersi qualcosa di diverso. Il cuore che “salta in gola” richiama contemporaneamente paura, emozione e scoperta di una parte sconosciuta di noi stessi. - In bocca al lupo — Fiabol
Significato: l’opera appartiene al nucleo originario ispirato alla reinterpretazione di Cappuccetto Rosso. L’immagine tradizionale del lupo cattivo viene messa in discussione: il visitatore è invitato a cambiare prospettiva e a non giudicare qualcosa o qualcuno soltanto sulla base delle apparenze. L’opera deriva da un’illustrazione di Fiabol ed è stata realizzata attraverso un lavoro di tessitura. - Nella pancia del lupo — Associazione culturale Menabò
Significato: riprende Cappuccetto Rosso, ma la bambina questa volta attraversa da sola la pancia del lupo e trova l’uscita, senza cacciatore e senza nonna. Diventa quindi un percorso simbolico di crescita, trasformazione e conquista dell’autonomia. Attraversare la pancia del lupo significa affrontare le proprie paure per uscirne cambiati. - Pau_Riccio — Associazione culturale Menabò
Significato: è un gioco di parole tra Pau, paura e riccio. I suoi 50 aculei rappresentano le paure affidategli originariamente da un gruppo di bambini. Il riccio diventa così una sorta di custode delle paure: simbolicamente possiamo affidargli ciò che ci spaventa e provare a trasformare alcune paure in risorse. Il corpo è stato realizzato partendo dai resti di un cipresso colpito dal fuoco. - Cernunnos – Oltre il palco — Rudy Liprandi
Significato: Cernunnos è una divinità della mitologia celtica, rappresentata con ramificazioni simili al palco del cervo. Il cervo perde e rigenera annualmente le corna: l’opera diventa così simbolo del ciclo naturale di morte e rinascita, fine e nuovo inizio, oltre che del legame profondo tra essere vivente e natura selvaggia. - Assiolo – Nella sua mente — Simone Paulin e Giacomo Baradel
Significato: l’assiolo è un piccolo rapace notturno, difficile da vedere ma dotato di grandi occhi adatti all’oscurità. Dietro le pupille dell’installazione è stata collocata una piccola panchina: sedendosi, il visitatore può idealmente osservare il bosco attraverso gli occhi dell’animale, come se fosse entrato “nella sua mente”. L’opera invita quindi a cambiare punto di vista e osservare la natura con occhi diversi. - Ponte Ponente – Ponte Pau — Associazione culturale Menabò
Significato: le fonti consultate identificano l’opera ma non ne forniscono una spiegazione simbolica dettagliata. Il titolo gioca chiaramente sulla filastrocca “Ponte ponente ponte pì”, sostituendo il finale con il nome di Pau. Nel contesto del percorso, il ponte può essere letto come elemento di passaggio e collegamento tra luoghi e momenti differenti del viaggio nel bosco. Quest’ultima è però un’interpretazione, non una spiegazione ufficiale documentata. - Di-VentO – Spira — Animateria
Significato: una grande spirale di legno, simile a un serpente di corbezzolo, avvolge i rami di un grande leccio caduto. Dalla caduta dell’albero nasce quindi una nuova creazione: la fine diventa possibilità di rinascita. La spirale costituisce inoltre una soglia da attraversare, un passaggio simbolico tra ciò che siamo e ciò che possiamo diventare. Anche il titolo gioca sul verbo “diventare“: Di-VentO. - Sa Maltariosa – In coda al tempo — Rudy Liprandi
Significato: Sa Maltariosa significa “l’astuta, la furba” e rappresenta una volpe, animale associato anche a saggezza, adattabilità e trasformazione. L’opera raffigura una volpe madre con il cucciolo che gioca inseguendone la coda. È come un’istantanea di un momento destinato immediatamente a scomparire: la “coda del tempo” rappresenta così il carattere fugace degli istanti della vita. - La Mongolfiera – Sii nido a te stesso — Stefano Scìlligo e Fiabol
Significato: si ispira alle mongolfiere di Jean Donnet che un tempo sorvolarono la Marmilla. Il cesto della mongolfiera è concepito come un nido: ancora rifugio, ma contemporaneamente punto da cui spiccare il primo volo. L’opera parla quindi di crescita, distacco, autonomia e liberazione. Il nido protegge, ma arriva il momento in cui bisogna lasciarlo per volare. - Is Crobus – I guardiani de Sa Perda Crobina — Devid Strussiat
Significato: Is Crobus sono due grandi corvi che richiamano Huginn e Muninn, i corvi della mitologia nordica legati a Odino e simbolicamente associati a pensiero e memoria. Ma il riferimento fondamentale è alla Sardegna: Sa Perda Crobina è il nome locale dell’ossidiana, la “pietra corvina”, nera come le piume del corvo. I due uccelli diventano quindi i guardiani simbolici dell’ossidiana del Monte Arci, pronti idealmente a proteggerla da chi volesse portarla via. - I Grandi Telai — Associazione culturale Menabò
Significato: sono precedenti allo stesso Bosco da Fiaba: nacquero nel 2018 come spazio didattico all’aperto dedicato alla tessitura. Nel tempo sono diventati soprattutto un luogo d’incontro: persone diverse si fermano, intrecciano fili, lavorano e raccontano storie. Il significato è quindi quello della condivisione e della costruzione collettiva: come i fili formano un tessuto, le relazioni tra le persone costruiscono una comunità.
C’è quindi un filo conduttore molto più interessante di quanto possa sembrare osservando semplicemente le sculture: le installazioni parlano di paura, crescita, trasformazione, memoria, rapporto con la natura e con gli altri. Inoltre sono volutamente impermanenti: vengono create soprattutto con materiali del luogo e sono destinate a deteriorarsi lentamente e a essere riassorbite dal bosco.



Le installazioni lignee del Bosco da Fiaba di Pau
Alle 12 installazioni del primo intervento nel 2022, sono state aggiunte altre opere, tra cui Su Zerriadori, il misterioso pifferaio che richiama il visitatore all’ascolto e allo stupore; Di-Terra – Abbraccio, realizzata da Animateria intrecciando legni di corbezzolo in una forma che evoca un grande abbraccio; Il Libro Imboscato, che introduce simbolicamente il mondo della lettura e del racconto all’interno del bosco; e La Galleria del Vento, inserita lungo il percorso naturalistico.
Questa ultime opere affrontano temi come paura, crescita, trasformazione, memoria, libertà, condivisione e rapporto tra uomo e natura.
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Una caratteristica fondamentale del Bosco da Fiaba è inoltre la natura impermanente delle sue creazioni: molte installazioni sono destinate a cambiare, deteriorarsi e infine tornare al bosco, rendendo il trascorrere del tempo parte integrante dell’opera stessa. Visitare il Bosco da Fiaba di Pau significa quindi compiere un viaggio tra arte, fantasia, natura e simbolismo, nel particolare paesaggio vulcanico del Monte Arci.











