Le Proiezioni di Judo, conosciute con il termine giapponese Nage Waza, rappresentano uno degli elementi fondamentali di questa disciplina marziale, fondata in Giappone da Jigoro Kano nel 1882.
→ PROIEZIONI = Nage Waza
Attraverso lo studio delle proiezioni, il judoka impara a utilizzare equilibrio, coordinazione, forza e movimento per controllare e proiettare l’avversario, applicando il principio della massima efficacia con il minimo impiego di energia (Seiryoku Zen’yō).
Le tecniche di proiezione vengono tradizionalmente suddivise in quattro grandi categorie:
- Proiezioni di braccia → Te Waza (tecniche di braccia),
- Proiezioni di anca → Koshi Waza (tecniche d’anca)
- Proiezioni di gambe → Ashi Waza (tecniche di gamba),
- Proiezioni di sacrificio → Sutemi Waza (tecniche di sacrificio).
Tra le proiezioni più conosciute e utilizzate troviamo Uchi Mata, De Ashi Harai, Seoi Nage, Okuri Ashi Harai, O Soto Gari, Harai Goshi, Tai Otoshi, Koshi Guruma, O Goshi e Tsuri Komi Goshi.
Ciascuna presenta caratteristiche esecutive e biomeccaniche specifiche, ma tutte si basano su tre principi fondamentali: Kuzushi (squilibrio), Tsukuri (preparazione) e Kake (esecuzione della proiezione).
Comprendere questi meccanismi permette non soltanto di migliorare l’efficacia tecnica nel judo, ma anche di approfondire i principi della biomeccanica applicata al movimento umano, come la gestione del baricentro, il trasferimento del peso corporeo, le leve e i momenti di forza.

Il baricentro del corpo umano e il judo
Il baricentro del corpo umano rappresenta il punto teorico nel quale si può considerare concentrata l’intera forza peso dell’organismo ed è un elemento fondamentale per comprendere l’equilibrio, la postura e la biomeccanica del movimento.
In posizione anatomica eretta, con il corpo simmetrico e gli arti superiori lungo i fianchi, il baricentro si trova generalmente nella regione del bacino, approssimativamente davanti alla seconda vertebra sacrale (S2), sebbene la sua posizione vari in relazione alla distribuzione delle masse corporee, al sesso, all’età e alle caratteristiche anatomiche individuali.
Dal punto di vista fisico, il baricentro coincide, in un campo gravitazionale praticamente uniforme come quello terrestre, con il centro di massa, cioè il punto che rappresenta la distribuzione complessiva della massa corporea.
→ BARICENTRO = CENTRO DI MASSA
Non si tratta di una struttura anatomica fissa, ma di un punto virtuale che cambia posizione quando il corpo modifica la propria configurazione: sollevare le braccia, flettere il tronco, piegare le ginocchia o spostare un arto determina infatti una variazione della posizione del centro di massa.
Dal punto di vista biomeccanico, il baricentro svolge un ruolo essenziale nel controllo dell’equilibrio statico e dinamico. Durante la stazione eretta, la stabilità dipende anche dalla posizione della proiezione verticale del baricentro rispetto alla base di appoggio, costituita dall’area delimitata dai punti di contatto dei piedi con il terreno.
Quando questa proiezione rimane all’interno della base di appoggio, il corpo può mantenere l’equilibrio statico attraverso un’adeguata regolazione delle forze e dei momenti articolari; quando invece si sposta oltre tale area, diventa necessario modificare gli appoggi o produrre movimenti compensatori per evitare la caduta.
Il baricentro è quindi determinante nella deambulazione, nella corsa, nei salti, nei cambi di direzione e nelle attività sportive.
Nelle arti marziali e nel Judo, in particolare, il controllo del proprio baricentro e l’alterazione di quello dell’avversario costituiscono principi fondamentali delle tecniche di squilibrio (Kuzushi) e proiezione (Nage Waza).
Abbassare il baricentro può favorire la stabilità in determinate condizioni, mentre spostarlo strategicamente permette di generare movimenti rotatori, sfruttare le leve corporee e rendere più efficace l’applicazione delle forze.
Comprendere la funzione fisica e biomeccanica del baricentro umano è pertanto essenziale nelle scienze motorie, nella preparazione atletica, nella rieducazione motoria e nello studio delle tecniche sportive, poiché consente di analizzare il rapporto tra distribuzione della massa, gravità, controllo posturale ed efficienza del movimento.

Quando la proiezione del baricentro dell’avversario esce dalla base di appoggio, il corpo perde l’equilibrio e cade
Una precisazione importante per il Judo
È utile distinguere tre concetti:
Baricentro: punto teorico di applicazione della risultante delle forze peso.
Base di appoggio: superficie delimitata dai punti di contatto con il terreno.
Linea di gravità: linea verticale passante per il baricentro, lungo la quale agisce la forza peso.
Nel Judo, lo squilibrio dell’avversario dipende da:
- altezza del baricentro
- posizione del baricentro
- direzione delle forze applicate
- dalle capacità di Uke (l’avversario) di effettuare movimenti compensatori
Ad esempio, un judoka con le ginocchia flesse e il baricentro abbassato può essere più difficile da squilibrare in alcune direzioni, ma non è necessariamente più stabile in ogni situazione: il risultato dipende anche dalla posizione dei piedi, dalla postura e dalle forze esercitate dall’avversario.

Alcune delle più note tecniche di proiezione del Judo
Le tecniche di proiezione del Judo (Nage Waza) vengono classificate in base alle principali modalità biomeccaniche utilizzate per provocare lo squilibrio e la caduta dell’avversario.
Si distinguono in Te Waza (proiezioni di braccia), Koshi Waza (proiezioni di anche), Ashi Waza (proiezioni di gambe) e Sutemi Waza (proiezioni di sacrificio). Di seguito sono elencate alcuni dieci importanti tecniche del Judo, con l’indicazione della rispettiva categoria di appartenenza.
Proiezioni di gambe:
- Uchi Mata
- De Ashi Harai
- Okuri Ashi Harai
- O Soto Gari
Proiezioni di anche
- Harai Goshi
- Koshi Guruma
- O Goshi
- Tsuri Komi Goshi
Proiezioni di braccia
- Seoi Nage
- Tai Otoshi
Nota: nessuna delle dieci tecniche elencate appartiene alla categoria delle proiezioni di sacrificio (Sutemi Waza).
La classificazione delle Nage Waza identifica il meccanismo tecnico prevalente della proiezione, non necessariamente la parte anatomica che produce il Kuzushi (lo squilibrio dell’avversario).
Questo è fondamentale per comprendere la biomeccanica del Judo: lo squilibrio nasce dall’interazione coordinata di tutto il corpo di Tori con quello di Uke, mentre la proiezione viene completata attraverso un’azione tecnica specifica.
- TORI + UKE = SQUILIBRIO
- TECNICA = PROIEZIONE

Uchi Mata = «interno della coscia» → GAMBE
L’Uchi Mata, termine giapponese che significa «interno della coscia», è una delle tecniche di proiezione più conosciute ed efficaci del judo.
Appartiene al gruppo delle Ashi Waza, le tecniche di gamba, ed è inserita nel repertorio tradizionale del Kodokan.
Il termine Kodokan (講道館) è giapponese e significa approssimativamente «Istituto per lo studio e l’insegnamento della Via».
L’esecuzione dell’Uchi Mata si basa sulla combinazione di squilibrio dell’avversario (Kuzushi), preparazione e posizionamento del corpo (Tsukuri) e proiezione (Kake).
Il judoka che esegue la tecnica, chiamato Tori, porta l’avversario (Uke) in uno squilibrio prevalentemente in avanti, ruota il corpo e utilizza una gamba per esercitare un’azione di sollevamento e proiezione sulla parte interna della coscia dell’avversario.
Dal punto di vista biomeccanico, l’efficacia dell’Uchi Mata dipende dalla coordinazione tra trazione delle braccia, rotazione del tronco, controllo dell’equilibrio e azione dell’arto inferiore.
Molto utilizzata sia nel judo agonistico sia nell’insegnamento tecnico, questa proiezione richiede precisione, mobilità articolare, equilibrio dinamico e una corretta gestione del baricentro.
L’Uchi Mata rappresenta quindi un esempio significativo di come, nel judo, tecnica, coordinazione e applicazione delle leve biomeccaniche permettano di proiettare un avversario sfruttandone lo squilibrio, senza affidarsi esclusivamente alla forza muscolare.

De Ashi Harai = «spazzata del piede avanzante» → GAMBE
Il De Ashi Harai (出足払), termine giapponese che significa «spazzata del piede avanzante», è una delle tecniche fondamentali del judo e appartiene alla categoria delle Ashi Waza, le tecniche di proiezione eseguite prevalentemente con gli arti inferiori.
Codificata nel repertorio tradizionale del Kodokan, questa tecnica consiste nello squilibrare l’avversario (Uke) attraverso una spazzata del piede che sta avanzando, sfruttando il momento in cui il peso corporeo non è ancora completamente trasferito sull’arto in movimento.
L’esecuzione del De Ashi Harai si sviluppa attraverso tre fasi fondamentali: Kuzushi (squilibrio), Tsukuri (preparazione) e Kake (proiezione).
Il judoka che esegue la tecnica (Tori) utilizza la trazione e il controllo delle braccia per guidare lo spostamento dell’avversario, coordinando l’azione con una rapida spazzata del piede, generalmente sulla parte inferiore della gamba, in prossimità della caviglia.
Dal punto di vista biomeccanico, l’efficacia del De Ashi Harai dipende soprattutto dalla precisione temporale (timing), dalla percezione del trasferimento del peso corporeo, dall’equilibrio dinamico e dalla coordinazione tra arti superiori e inferiori.
A differenza delle proiezioni che richiedono un’importante azione di sollevamento, questa tecnica sfrutta principalmente il movimento dell’avversario e l’interruzione del suo appoggio.
Il De Ashi Harai nel judo rappresenta quindi un esempio significativo del principio della massima efficacia con il minimo impiego di energia (Seiryoku Zen’yō), dimostrando come una corretta applicazione della tecnica possa prevalere sulla semplice forza muscolare.

Okuri Ashi Harai =spazzata dei piedi che si seguono» → GAMBE
L’Okuri Ashi Harai (送足払), termine giapponese traducibile come «spazzata dei piedi che si seguono», è una tecnica di proiezione del judo appartenente alla categoria delle Ashi Waza, le tecniche di gamba.
Codificata nel repertorio tradizionale del Kodokan, questa tecnica consiste nello sfruttare lo spostamento laterale dell’avversario (Uke) per eseguire una spazzata che coinvolge entrambi i suoi piedi, provocandone la perdita dell’equilibrio e la successiva proiezione.
L’esecuzione dell’Okuri Ashi Harai nel judo si sviluppa attraverso tre fasi fondamentali: Kuzushi (squilibrio), Tsukuri (preparazione) e Kake (proiezione).
Durante il movimento, il judoka che esegue la tecnica (Tori) guida lo spostamento laterale dell’avversario attraverso le prese sul judogi e, nel momento in cui i piedi di Uke tendono ad avvicinarsi durante il passo, utilizza la pianta del proprio piede per spazzare lateralmente il piede che segue, indirizzandolo verso quello che precede.
L’azione coordinata delle braccia e dell’arto inferiore determina la perdita degli appoggi e la proiezione dell’avversario.
Dal punto di vista biomeccanico, l’efficacia dell’Okuri Ashi Harai dipende soprattutto dal timing, dalla capacità di percepire il trasferimento del peso corporeo, dalla velocità dello spostamento laterale e dalla coordinazione tra arti superiori e inferiori.
A differenza delle tecniche che richiedono il caricamento dell’avversario sul dorso o sulle anche, questa proiezione sfrutta principalmente il suo movimento e la temporanea instabilità degli appoggi.
L’Okuri Ashi Harai rappresenta quindi un’applicazione particolarmente efficace del principio fondamentale del judo, Seiryoku Zen’yō, ovvero ottenere il massimo risultato attraverso un impiego efficiente dell’energia, privilegiando precisione, equilibrio dinamico e coordinazione rispetto alla sola forza muscolare.

O Soto Gari = «grande falciata esterna» → GAMBE
L’O Soto Gari (大外刈), termine giapponese che significa «grande falciata esterna», è una delle tecniche di proiezione più conosciute e utilizzate nel judo.
Appartiene alla categoria delle Ashi Waza, le tecniche di gamba, ed è inserita nel repertorio tradizionale del Kodokan.
L’esecuzione dell’O Soto Gari nel judo consiste nello squilibrare l’avversario (Uke) prevalentemente all’indietro, verso uno degli angoli posteriori, per poi falciare dall’esterno la gamba sulla quale grava il suo peso corporeo.
La tecnica si sviluppa attraverso tre fasi fondamentali: Kuzushi (squilibrio), Tsukuri (preparazione) e Kake (proiezione).
Durante il movimento, il judoka che esegue la tecnica (Tori) utilizza le prese sul judogi per controllare la parte superiore del corpo dell’avversario, avanza lateralmente rispetto alla gamba da falciare e posiziona il proprio corpo in modo da favorire la perdita dell’equilibrio di Uke.
Successivamente, attraverso un’azione coordinata delle braccia, del tronco e dell’arto inferiore, esegue una falciata all’indietro con la propria gamba, eliminando l’appoggio dell’avversario e determinandone la caduta.
Dal punto di vista biomeccanico, l’efficacia dell’O Soto Gari dipende dalla corretta gestione del baricentro, dalla direzione dello squilibrio, dalla stabilità della gamba d’appoggio e dalla coordinazione tra la spinta della parte superiore del corpo e il movimento di falciata dell’arto inferiore.
Un aspetto fondamentale è la sincronizzazione tra l’azione delle braccia, che guidano Uke all’indietro, e quella della gamba, che ne rimuove il sostegno.
Ampiamente utilizzata sia nel judo agonistico sia nell’insegnamento tecnico, questa proiezione richiede equilibrio dinamico, controllo posturale, coordinazione motoria e precisione nell’esecuzione.
L’O Soto Gari rappresenta quindi un esempio significativo dell’applicazione del principio del judo Seiryoku Zen’yō, ovvero ottenere la massima efficacia attraverso un impiego razionale ed efficiente dell’energia, sfruttando lo squilibrio dell’avversario anziché affidarsi esclusivamente alla forza muscolare.

Seoi Nage: tecnica di judo, esecuzione e principi biomeccanici
Il Seoi Nage (背負投), termine giapponese traducibile come «proiezione caricando sulla schiena», è una delle tecniche più conosciute ed efficaci del judo e appartiene alla categoria delle Te Waza, le tecniche di proiezione classificate come tecniche di braccia. Inserita nel repertorio tradizionale del Kodokan, questa proiezione consiste nello squilibrare l’avversario (Uke) in avanti, ruotare il corpo per portarsi davanti a lui e proiettarlo oltre la propria spalla e schiena attraverso un’azione coordinata degli arti superiori e inferiori. L’esecuzione del Seoi Nage nel judo si sviluppa attraverso tre fasi fondamentali: Kuzushi (squilibrio), Tsukuri (preparazione) e Kake (proiezione). Durante il movimento, il judoka che esegue la tecnica (Tori) utilizza le prese sul judogi per provocare lo squilibrio, ruota il corpo, flette gli arti inferiori e posiziona il proprio baricentro al di sotto di quello dell’avversario, favorendone il caricamento e la successiva proiezione. Dal punto di vista biomeccanico, l’efficacia del Seoi Nage dipende dalla corretta gestione del baricentro, dalla rotazione del tronco, dall’azione coordinata delle braccia e dalla capacità degli arti inferiori di contribuire alla proiezione mediante un’estensione controllata. La tecnica sfrutta il principio delle leve biomeccaniche e il movimento dell’avversario, riducendo la necessità di ricorrere esclusivamente alla forza muscolare. Ampiamente utilizzato sia nel judo agonistico sia nell’insegnamento tecnico, il Seoi Nage richiede equilibrio dinamico, rapidità di esecuzione, coordinazione motoria e precisione nel posizionamento del corpo. Rappresenta quindi un esempio significativo del principio fondamentale del judo, Seiryoku Zen’yō, ovvero il massimo risultato attraverso l’impiego più efficiente dell’energia.
O Soto Gari: tecnica di judo, esecuzione e principi biomeccanici
L’O Soto Gari (大外刈), termine giapponese che significa «grande falciata esterna», è una delle tecniche di proiezione più conosciute e utilizzate nel judo. Appartiene alla categoria delle Ashi Waza, le tecniche di gamba, ed è inserita nel repertorio tradizionale del Kodokan. L’esecuzione dell’O Soto Gari nel judo consiste nello squilibrare l’avversario (Uke) prevalentemente all’indietro, verso uno degli angoli posteriori, per poi falciare dall’esterno la gamba sulla quale grava il suo peso corporeo. La tecnica si sviluppa attraverso tre fasi fondamentali: Kuzushi (squilibrio), Tsukuri (preparazione) e Kake (proiezione). Durante il movimento, il judoka che esegue la tecnica (Tori) utilizza le prese sul judogi per controllare la parte superiore del corpo dell’avversario, avanza lateralmente rispetto alla gamba da falciare e posiziona il proprio corpo in modo da favorire la perdita dell’equilibrio di Uke. Successivamente, attraverso un’azione coordinata delle braccia, del tronco e dell’arto inferiore, esegue una falciata all’indietro con la propria gamba, eliminando l’appoggio dell’avversario e determinandone la caduta. Dal punto di vista biomeccanico, l’efficacia dell’O Soto Gari dipende dalla corretta gestione del baricentro, dalla direzione dello squilibrio, dalla stabilità della gamba d’appoggio e dalla coordinazione tra la spinta della parte superiore del corpo e il movimento di falciata dell’arto inferiore. Un aspetto fondamentale è la sincronizzazione tra l’azione delle braccia, che guidano Uke all’indietro, e quella della gamba, che ne rimuove il sostegno. Ampiamente utilizzata sia nel judo agonistico sia nell’insegnamento tecnico, questa proiezione richiede equilibrio dinamico, controllo posturale, coordinazione motoria e precisione nell’esecuzione. L’O Soto Gari rappresenta quindi un esempio significativo dell’applicazione del principio del judo Seiryoku Zen’yō, ovvero ottenere la massima efficacia attraverso un impiego razionale ed efficiente dell’energia, sfruttando lo squilibrio dell’avversario anziché affidarsi esclusivamente alla forza muscolare.
Harai Goshi: tecnica di judo, esecuzione e principi biomeccanici
L’Harai Goshi (払腰), termine giapponese traducibile come «spazzata d’anca», è una delle tecniche di proiezione più conosciute del judo e appartiene alla categoria delle Koshi Waza, le tecniche d’anca. Inserita nel repertorio tradizionale del Kodokan, questa proiezione consiste nello squilibrare l’avversario (Uke) in avanti, ruotare il corpo per posizionare l’anca davanti a lui e utilizzare un movimento coordinato dell’anca e della gamba per provocarne la caduta. L’esecuzione dell’Harai Goshi nel judo si sviluppa attraverso tre fasi fondamentali: Kuzushi (squilibrio), Tsukuri (preparazione) e Kake (proiezione). Durante il movimento, il judoka che esegue la tecnica (Tori) utilizza le prese sul judogi per guidare lo squilibrio dell’avversario in avanti e leggermente di lato, ruota il tronco e posiziona la propria anca in modo da creare un punto di sostegno per la proiezione. Successivamente, mantenendo l’equilibrio sulla gamba d’appoggio, esegue con l’altra gamba un’ampia azione di spazzata verso l’alto e all’indietro, lungo la parte esterna della coscia di Uke, coordinandola con la trazione delle braccia e la rotazione del busto. Dal punto di vista biomeccanico, l’efficacia dell’Harai Goshi dipende dalla corretta gestione del baricentro, dal posizionamento dell’anca, dalla stabilità dell’arto inferiore d’appoggio e dalla sincronizzazione tra rotazione del tronco e movimento della gamba. La proiezione sfrutta una combinazione di leve biomeccaniche, trasferimento del peso corporeo e momento rotatorio, consentendo di utilizzare lo squilibrio dell’avversario per ridurre la necessità di applicare una forza muscolare elevata. Ampiamente impiegato sia nel judo agonistico sia nell’insegnamento tecnico, l’Harai Goshi richiede coordinazione motoria, equilibrio dinamico, mobilità delle anche, controllo posturale e precisione esecutiva. Questa tecnica rappresenta quindi un’applicazione significativa del principio fondamentale del judo, Seiryoku Zen’yō, ovvero ottenere la massima efficacia attraverso un impiego razionale ed efficiente dell’energia.
Tai Otoshi: tecnica di judo, esecuzione e principi biomeccanici
Il Tai Otoshi (体落), termine giapponese traducibile come «caduta del corpo», è una delle tecniche di proiezione più conosciute ed efficaci del judo e appartiene alla categoria delle Te Waza, le tecniche di braccia. Inserita nel repertorio tradizionale del Kodokan, questa proiezione consiste nello squilibrare l’avversario (Uke) in avanti, ruotare il corpo e utilizzare un’azione coordinata delle braccia, del tronco e degli arti inferiori per provocarne la caduta. L’esecuzione del Tai Otoshi nel judo si sviluppa attraverso tre fasi fondamentali: Kuzushi (squilibrio), Tsukuri (preparazione) e Kake (proiezione). Durante il movimento, il judoka che esegue la tecnica (Tori) utilizza le prese sul judogi per provocare uno squilibrio in avanti, generalmente verso uno degli angoli anteriori, ruota il corpo e posiziona una gamba distesa davanti alla traiettoria di avanzamento dell’avversario, mantenendo il proprio baricentro relativamente basso. Successivamente, attraverso una decisa azione di trazione e rotazione delle braccia, accompagnata dal movimento del tronco e dal trasferimento del peso corporeo, Tori guida Uke oltre la propria base d’appoggio, determinandone la proiezione. Dal punto di vista biomeccanico, l’efficacia del Tai Otoshi dipende dalla corretta direzione dello squilibrio, dalla gestione del baricentro, dalla stabilità degli arti inferiori e dalla coordinazione tra trazione delle braccia e rotazione del corpo. A differenza delle tecniche d’anca, il Tai Otoshi non richiede il caricamento dell’avversario sul bacino: la proiezione si realizza principalmente attraverso il controllo della parte superiore del corpo e l’interruzione della traiettoria di avanzamento di Uke. Ampiamente utilizzato sia nel judo agonistico sia nell’insegnamento tecnico, il Tai Otoshi richiede equilibrio dinamico, coordinazione motoria, rapidità di esecuzione e precisione nel posizionamento degli arti inferiori. Questa tecnica rappresenta quindi un’applicazione significativa del principio fondamentale del judo, Seiryoku Zen’yō, ovvero ottenere la massima efficacia attraverso un impiego razionale ed efficiente dell’energia, sfruttando lo squilibrio dell’avversario anziché affidarsi esclusivamente alla forza muscolare.
Koshi Guruma: tecnica di judo, esecuzione e principi biomeccanici
Il Koshi Guruma (腰車), termine giapponese traducibile come «ruota sull’anca», è una tecnica di proiezione del judo appartenente alla categoria delle Koshi Waza, le tecniche d’anca. Inserita nel repertorio tradizionale del Kodokan, questa proiezione consiste nello squilibrare l’avversario (Uke) in avanti, ruotare il corpo e utilizzare l’anca come punto di sostegno per provocare una rotazione dell’avversario e la sua successiva caduta. L’esecuzione del Koshi Guruma nel judo si sviluppa attraverso tre fasi fondamentali: Kuzushi (squilibrio), Tsukuri (preparazione) e Kake (proiezione). Durante il movimento, il judoka che esegue la tecnica (Tori) utilizza una mano per controllare il judogi dell’avversario, mentre con l’altro braccio circonda la parte posteriore del collo di Uke, controllandone la parte superiore del corpo. Contemporaneamente, Tori ruota il busto, flette gli arti inferiori e posiziona le proprie anche davanti a quelle dell’avversario, creando le condizioni per la proiezione. Attraverso una successiva estensione coordinata degli arti inferiori, accompagnata dalla rotazione del tronco e dall’azione delle braccia, Uke viene guidato in una traiettoria circolare sopra e attorno all’anca di Tori. Dal punto di vista biomeccanico, l’efficacia del Koshi Guruma dipende dalla corretta gestione del baricentro, dal posizionamento del bacino, dalla stabilità degli arti inferiori e dalla coordinazione tra trazione delle braccia e rotazione del corpo. La tecnica sfrutta il principio delle leve biomeccaniche e la produzione di un momento rotatorio, utilizzando l’anca come fulcro funzionale della proiezione. Ampiamente impiegato sia nel judo agonistico sia nell’insegnamento tecnico, il Koshi Guruma richiede equilibrio dinamico, coordinazione motoria, mobilità delle anche e precisione nel controllo dell’avversario. Questa tecnica rappresenta quindi un’applicazione del principio fondamentale del judo, Seiryoku Zen’yō, ovvero ottenere la massima efficacia attraverso un impiego razionale ed efficiente dell’energia, sfruttando lo squilibrio e la rotazione del corpo anziché affidarsi esclusivamente alla forza muscolare.
O Goshi: tecnica di judo, esecuzione e principi biomeccanici
L’O Goshi (大腰), termine giapponese traducibile come «grande proiezione d’anca», è una delle tecniche fondamentali del judo e appartiene alla categoria delle Koshi Waza, le tecniche di proiezione eseguite prevalentemente attraverso l’azione delle anche. Inserita nel repertorio tradizionale del Kodokan, questa tecnica consiste nello squilibrare l’avversario (Uke) in avanti, ruotare il corpo e utilizzare il bacino come punto di sostegno per sollevarlo e proiettarlo al suolo. L’esecuzione dell’O Goshi nel judo si sviluppa attraverso tre fasi fondamentali: Kuzushi (squilibrio), Tsukuri (preparazione) e Kake (proiezione). Durante il movimento, il judoka che esegue la tecnica (Tori) utilizza una mano per controllare il judogi dell’avversario, mentre con l’altro braccio circonda la sua vita, mantenendo uno stretto contatto tra i due corpi. Contemporaneamente, Tori ruota il busto, flette gli arti inferiori e posiziona le proprie anche davanti a quelle di Uke, portando il proprio baricentro al di sotto di quello dell’avversario. Attraverso una successiva estensione coordinata delle gambe, accompagnata dalla rotazione del tronco e dall’azione delle braccia, Uke viene sollevato e guidato oltre l’anca di Tori, completando la proiezione. Dal punto di vista biomeccanico, l’efficacia dell’O Goshi dipende dalla corretta gestione del baricentro, dal posizionamento del bacino, dalla stabilità degli arti inferiori e dalla coordinazione tra estensione delle gambe e rotazione del corpo. La tecnica sfrutta il principio delle leve biomeccaniche, utilizzando l’anca come fulcro funzionale attorno al quale ruota il corpo dell’avversario. Ampiamente utilizzata sia nel judo agonistico sia nell’insegnamento tecnico, l’O Goshi richiede equilibrio dinamico, coordinazione motoria, mobilità delle anche e precisione nell’esecuzione. Questa proiezione rappresenta un’applicazione significativa del principio fondamentale del judo, Seiryoku Zen’yō, ovvero ottenere la massima efficacia attraverso un impiego razionale ed efficiente dell’energia, sfruttando lo squilibrio dell’avversario anziché affidarsi esclusivamente alla forza muscolare.
Tsuri Komi Goshi: tecnica di judo, esecuzione e principi biomeccanici
Il Tsuri Komi Goshi (釣込腰), termine giapponese traducibile come «proiezione d’anca mediante sollevamento e trazione», è una tecnica tradizionale del judo appartenente alla categoria delle Koshi Waza, le tecniche d’anca. Inserita nel repertorio ufficiale del Kodokan, questa proiezione consiste nello squilibrare l’avversario (Uke) in avanti attraverso un’azione coordinata di sollevamento e trazione delle braccia, per poi utilizzare il bacino come punto di sostegno attorno al quale provocarne la rotazione e la caduta. L’esecuzione del Tsuri Komi Goshi nel judo si sviluppa attraverso tre fasi fondamentali: Kuzushi (squilibrio), Tsukuri (preparazione) e Kake (proiezione). Durante il movimento, il judoka che esegue la tecnica (Tori) mantiene generalmente una presa sulla manica e una sul bavero del judogi dell’avversario. Attraverso la trazione della manica e il sollevamento del bavero, Tori provoca uno squilibrio in avanti, ruota il corpo e flette gli arti inferiori per portare il proprio baricentro al di sotto di quello di Uke. Successivamente, posiziona le anche davanti all’avversario e, mediante un’azione coordinata di estensione delle gambe, rotazione del tronco e controllo delle braccia, ne determina il caricamento e la proiezione. Dal punto di vista biomeccanico, l’efficacia del Tsuri Komi Goshi dipende dalla gestione del baricentro, dalla corretta posizione del bacino e soprattutto dalla sincronizzazione tra l’azione di sollevamento (Tsuri) e quella di trazione e avvicinamento (Komi). La tecnica sfrutta il principio delle leve biomeccaniche e la produzione di un momento rotatorio, utilizzando l’anca come punto di sostegno e le braccia per mantenere lo squilibrio dell’avversario. Impiegato sia nel judo agonistico sia nell’insegnamento tecnico, il Tsuri Komi Goshi richiede equilibrio dinamico, coordinazione motoria, mobilità delle anche, forza funzionale degli arti inferiori e precisione esecutiva. Questa proiezione rappresenta un’applicazione del principio fondamentale del judo, Seiryoku Zen’yō, ovvero ottenere la massima efficacia attraverso un impiego razionale ed efficiente dell’energia, privilegiando la coordinazione e lo sfruttamento dello squilibrio rispetto alla sola forza muscolare.
Guarda anche: Tecniche di proiezione di Judo in Infojudo.it
L’importanza della biomeccanica nelle tecniche di Judo
Lo studio delle principali tecniche di proiezione del Judo dimostra come l’efficacia di un movimento non dipenda esclusivamente dalla forza muscolare, ma soprattutto dalla capacità di coordinare correttamente equilibrio, postura, velocità e direzione delle forze applicate. Tecniche come Uchi Mata, O Soto Gari e De Ashi Harai sfruttano prevalentemente l’azione degli arti inferiori e il controllo degli appoggi; proiezioni come O Goshi, Harai Goshi, Koshi Guruma e Tsuri Komi Goshi utilizzano invece il bacino come elemento determinante della rotazione; mentre Seoi Nage e Tai Otoshi evidenziano l’importanza dell’azione coordinata delle braccia e del tronco. L’Okuri Ashi Harai, infine, rappresenta un esempio particolarmente significativo dell’importanza del tempismo e dello sfruttamento dello spostamento laterale dell’avversario. Dal punto di vista delle scienze motorie, l’analisi biomeccanica di queste tecniche consente di comprendere il funzionamento delle catene cinetiche, delle leve corporee, del baricentro e dei meccanismi di produzione e trasferimento delle forze. La pratica progressiva delle proiezioni, accompagnata dall’apprendimento delle cadute (Ukemi) e da un insegnamento tecnicamente corretto, contribuisce allo sviluppo delle capacità coordinative, dell’equilibrio dinamico, della percezione corporea e del controllo motorio. Il judo si configura così non soltanto come uno sport da combattimento, ma anche come una disciplina educativa e motoria nella quale tecnica, biomeccanica e controllo del movimento si integrano per favorire un utilizzo sempre più consapevole ed efficiente del corpo.








