Il rapporto tra calpestio e vegetazione è particolarmente importante negli ecosistemi più fragili. Uno studio condotto in Sardegna su Anchusa littorea ha analizzato gli effetti del passaggio umano sulla crescita, sulla riproduzione e sulla conservazione di questa rara pianta delle dune costiere.
Il calpestio umano può modificare profondamente la vegetazione naturale, soprattutto negli ecosistemi fragili come quelli delle dune costiere. Un caso particolarmente interessante è quello di Anchusa littorea, una rara pianta della flora sarda studiata nel sistema dunale di Is Arenas, nella Sardegna sud-occidentale.
Una ricerca condotta tra il 2007 e il 2011 ha mostrato come il passaggio ripetuto delle persone possa influire negativamente sulla popolazione di questa specie, riducendo la densità delle piante e compromettendone la crescita e la capacità riproduttiva.
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Che cos’è Anchusa littorea
Anchusa littorea Moris appartiene alla famiglia delle Boraginaceae ed è una piccola pianta erbacea annuale caratteristica degli ambienti costieri sabbiosi.
Presenta una piccola rosetta basale e produce fiori tubolari di colore azzurro chiaro o bianco. La fioritura avviene prevalentemente tra marzo e maggio, mentre la fruttificazione si estende indicativamente da aprile a luglio.
La situazione della specie è particolarmente delicata. Fino agli anni Settanta del Novecento Anchusa littorea era conosciuta in diverse località costiere della Sardegna, tra cui S’Ena Arrubia, Terralba, Marina di Arbus, Piscinas, Is Arenas, Sant’Antioco e l’isola di San Pietro.
Dopo oltre 25 anni senza ritrovamenti, la specie venne considerata estinta in natura. Successivamente, tuttavia, una piccola popolazione fu riscoperta a Is Arenas, nel territorio di Arbus.
Chi ha realizzato lo studio sul calpestio
La ricerca è stata realizzata da Giuseppe Fenu, Donatella Cogoni, Tiziana Ulian e Gianluigi Bacchetta ed è stata pubblicata nel 2013 sulla rivista scientifica Flora – Morphology, Distribution, Functional Ecology of Plants.
Il titolo dello studio è The impact of human trampling on a threatened coastal Mediterranean plant: The case of Anchusa littorea Moris (Boraginaceae), traducibile come “L’impatto del calpestio umano su una pianta costiera mediterranea minacciata: il caso di Anchusa littorea Moris”.
Lo studio è stato sostenuto dalla Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato della Difesa dell’Ambiente.
Come è stato studiato l’effetto del calpestio
Gli studiosi hanno seguito la popolazione di Anchusa littorea per cinque anni, dal 2007 al 2011.
Sono state individuate 12 parcelle permanenti, sei delle quali interessate dal calpestio e altre sei non sottoposte allo stesso disturbo. Questa impostazione ha consentito di confrontare nel tempo le condizioni delle piante presenti nelle due situazioni.
I controlli venivano effettuati mensilmente. I ricercatori registravano la presenza degli individui, le loro dimensioni e alcuni importanti parametri relativi alla riproduzione, in particolare la produzione di fiori e frutti.

583 piante sotto osservazione su calpestio e vegetazione: il caso dell’Anchusa littorea a Is Arenas, Arbus
Nel complesso furono monitorati 583 individui di Anchusa littorea.
La loro distribuzione risultò molto diversa tra le aree sottoposte al calpestio e quelle non calpestate: soltanto il 16,3% degli individui monitorati si trovava nelle parcelle interessate dal disturbo, mentre l’83,7% si trovava nelle parcelle non calpestate.
Tra il 2009 e il 2011, inoltre, nelle parcelle sottoposte al calpestio la densità delle piante mostrò una progressiva diminuzione, fino alla scomparsa degli individui dalla maggior parte delle parcelle interessate dal disturbo.
I risultati evidenziarono quindi una relazione significativa tra la frequentazione delle aree e le condizioni della popolazione vegetale studiata.
Il calpestio non significa soltanto schiacciare una pianta
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca è che il problema non riguarda semplicemente il rischio immediato che una pianta venga fisicamente schiacciata.
Il calpestio ripetuto rappresenta uno stress meccanico che può danneggiare foglie, fusti e altre strutture vegetali. Può inoltre modificare le caratteristiche del terreno attraverso la sua compattazione.
I ricercatori rilevarono differenze significative tra le zone calpestate e quelle non calpestate per quanto riguardava densità delle piante, dimensioni degli individui e capacità riproduttiva, quest’ultima valutata attraverso la produzione di fiori e frutti.
Una pianta può quindi sopravvivere a un singolo episodio di calpestio ma, se cresce meno e produce meno fiori e frutti, può diminuire la sua capacità di generare nuovi individui.
Questo aspetto assume particolare importanza per una specie annuale come Anchusa littorea: la produzione di semi è infatti fondamentale affinché, dopo la morte degli individui adulti, possa svilupparsi una nuova generazione.
Perché alcune piante resistono al calpestio e altre no?
Non tutte le specie vegetali reagiscono allo stesso modo al disturbo meccanico. Alcune possiedono caratteristiche che consentono loro di tollerare relativamente bene il passaggio di persone e animali, mentre altre risultano molto più sensibili.
Tra gli adattamenti che possono favorire la resistenza al calpestio troviamo il portamento rasoterra, punti di crescita relativamente protetti, fusti flessibili e una buona capacità di rigenerazione delle parti danneggiate.
È uno dei motivi per cui piante come alcune piantaggini, alcune graminacee e altre specie tipiche degli ambienti disturbati possono essere frequentemente osservate lungo sentieri, prati calpestati e margini delle strade.
Altre specie, invece, possono subire maggiormente gli effetti della ripetuta frequentazione umana, soprattutto quando sono presenti con popolazioni piccole, localizzate e legate ad habitat particolarmente delicati.
Il calpestio può quindi comportarsi come una sorta di filtro ecologico: le specie maggiormente tolleranti continuano a occupare le aree frequentemente percorse, mentre quelle più sensibili possono progressivamente rarefarsi.
La protezione di Anchusa littorea
Sulla base dei risultati ottenuti, gli autori dello studio considerarono il calpestio umano una seria minaccia per la conservazione della popolazione di Anchusa littorea presente a Is Arenas.
Tra le possibili misure di tutela vennero indicate la deviazione e la delimitazione dei percorsi utilizzati dai visitatori, in modo da ridurre la pressione sulle aree occupate dalla specie e favorirne l’espansione naturale.
Gli studiosi indicarono inoltre l’opportunità di combinare interventi di conservazione in situ, cioè realizzati direttamente nell’habitat naturale della specie, con strategie di conservazione ex situ, effettuate al di fuori dell’ambiente naturale.
Quando il passaggio ripetuto modifica un habitat
Il caso di Anchusa littorea permette di comprendere un principio ecologico più generale: anche un’azione apparentemente modesta può produrre conseguenze importanti quando viene ripetuta molte volte nello stesso ambiente.
Il passaggio occasionale di una persona non determina necessariamente un danno permanente. La concentrazione continua del passaggio nello stesso punto può però danneggiare ripetutamente la vegetazione, compattare il terreno e contribuire alla progressiva formazione di un sentiero.
Negli ambienti particolarmente delicati, come le dune mediterranee, rimanere sui percorsi predisposti può quindi contribuire concretamente alla conservazione della vegetazione e delle specie più sensibili.
Lo studio condotto su Anchusa littorea dimostra quanto sia importante considerare anche il calpestio come una forma di pressione antropica sugli ecosistemi. La conservazione della biodiversità non dipende infatti soltanto dalla protezione di grandi aree naturali, ma anche dalla gestione dei comportamenti quotidiani che, quando vengono ripetuti da molte persone, possono modificare progressivamente gli habitat.
- Guarda anche direttamente l’articolo sulla ricerca nel sito di ScienceDirect








