Galaria Etza è il traforo di 115 metri realizzato nelle viscere di Monte Bardia (Dorgali) tra il 1838 e il1860. Questo interessante sito storico del territorio dorgalese è perfettamente inserito nel contesto naturalistico che lo ospita, dando testimonianza di un impatto antropico contenuto dal punto di vista ambientale e valorizzante dal punto di vista paesaggistico.
La Galaria Etza di Dorgali (1838-1860)
Galaria Etza è la denominazione in lingua sarda dorgalese di “galleria vecchia”, a indicare il primo tentativo delle genti di Dorgali di bypassare il vincolo orografico della montagna per accedere più velocemente e comodamente sul versante a mare, quello che porta a Gonone.
Siamo nel pieno dell’800 quando il trasporto di merci e persone da e per il mare avveniva per la maggior parte della popolazione a piedi. Quella parte di dorgalesi che invece potevano permettersi qualche animale di proprietà, i traffici avvenivano con un mulo o meglio ancora con un carro trainato dai buoi.
Per agevolare il cammino degli animali da tiro venne quindi individuata la soluzione di operare una perforazione nella montagna. Il punto scelto era a pochi metri dalla vicina Iscala e’ Omine, che fino ad allora era il collegamento col versante di Gonone utilizzato a mezzo di mulo o a piedi.


Perforazione manuale
I lavori per la perforazione della Galaria Etza iniziarono quando ancora non erano diffuse le macchine perforatrici e l’avanzamento sulla roccia veniva effettuato quasi interamente a mano, con un lavoro molto lento e faticoso. Il metodo consisteva nell’utilizzare un fioretto da mina, cioè una robusta barra d’acciaio appuntita o dotata di un’estremità tagliente: un operaio teneva e ruotava leggermente il fioretto contro la parete rocciosa, mentre un altro lo colpiva ripetutamente con una mazza. In questo modo si scavava progressivamente un foro nella roccia.
Periodicamente il foro veniva ripulito dai frammenti di roccia. La procedura poteva richiedere molto tempo anche per realizzare pochi fori, soprattutto nelle rocce più dure.

Nei fori veniva inserito l’esplosivo
Le tecniche di perforazione delle gallerie usate per i collegamenti stradali ricalcavano quelle usate nelle miniere e anche a Dorgali, a metà dell’800 cominciò ad essere utilizzato pure l’esplosivo a base di polvere nera per avanzare nel tracciato. La Galaria Etza di Dorgali fu scavata in un arco di tempo complessivo di 22 anni, dal 1838 al 1860.

I traffici da Gonone
La necessità di bypassare la montagna e arrivare alla costa in tempi più brevi e con mezzi di trasporto più capienti e veloci, rispondeva alle nuove esigenze economiche e sociali della Sardegna del 1800. Cambiamenti a cui un paese quasi costiero come Dorgali non poteva sottrarsi. Ecco allora il Golfo di Orosei e il litorale di Gonone usato come scalo per bastimenti che trafficavano carbone vegetale, legname, prodotti agricoli, bestiame, pelli, cuoio, lana, ceramiche, formaggi e prodotti dell’allevamento, sughero, vino, frutta e legumi.
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