La personalità di Manuela Fa si definisce innanzitutto attraverso un rapporto intimo e quotidiano con il paesaggio in cui vive. Le zone umide di Marceddì e S’Ena Arrubia non sono semplici soggetti fotografici, ma luoghi familiari, conosciuti nei dettagli e vissuti come uno “scrigno di biodiversità”. Il suo approccio rivela una natura contemplativa e paziente: osserva i cambiamenti stagionali, le sfumature di colore, le trasformazioni della luce. La fotografia nasce così da una relazione lenta e profonda con l’ambiente, più vicina all’ascolto che alla ricerca dell’immagine spettacolare.

La fotografia come strumento di sensibilizzazione
Accanto alla dimensione emotiva, emerge una forte consapevolezza del valore sociale del suo lavoro. Manuela utilizza la fotografia come forma di divulgazione ambientale, con l’obiettivo di far conoscere la bellezza ma anche la fragilità delle zone umide. Il suo desiderio è trasmettere agli osservatori la stessa sensazione di pace e benessere che questi luoghi le donano, stimolando al tempo stesso una maggiore attenzione alla loro tutela. Questa prospettiva racconta una personalità responsabile, che vive la propria pratica artistica come un impegno verso la comunità e il territorio.
Natura come rifugio e cura
Uno degli aspetti più intensi della sua testimonianza riguarda il ruolo terapeutico del paesaggio. Le zone umide sono state per lei un luogo di rifugio, soprattutto durante il difficile periodo della malattia della madre. Le lunghe ore trascorse insieme a Marceddì hanno trasformato quei luoghi in uno spazio di quiete condivisa, capace di offrire sollievo nei momenti più complessi. La fotografia diventa così anche uno strumento di elaborazione emotiva, un modo per trasformare il dolore in memoria e la sofferenza in immagini di pace.

Un archivio di memoria personale
Molti dei suoi scatti, realizzati dall’auto in compagnia della madre, custodiscono una dimensione profondamente autobiografica. Ogni immagine racchiude un intreccio di emozioni: la fatica della malattia, ma anche la serenità che quel paesaggio riusciva a restituire. Questo aspetto rivela una personalità sensibile e resiliente, capace di trasformare l’esperienza personale in un racconto universale, dove la natura diventa spazio di ricordo, affetto e continuità.
- Guarda anche: Natura Condivisa: i fotografi raccontano la magia delle zone umide alla Torre di Marceddì
Il rispetto come filosofia di sguardo
La sua idea di fotografia naturalistica si fonda su un principio chiaro: osservare con rispetto e in silenzio. Per Manuela, fotografare significa entrare in relazione con l’ambiente senza disturbarlo, imparando a sentirsi parte dell’equilibrio naturale. Questo approccio riflette un carattere discreto e consapevole, lontano da ogni forma di invasività e orientato a un rapporto etico con la natura.
Una sensibilità che diventa impegno
Nel complesso, la personalità di Manuela Fa emerge come un equilibrio tra sensibilità emotiva, radicamento nel territorio e senso di responsabilità. La sua fotografia non è soltanto espressione artistica, ma un gesto di cura: per l’ambiente, per la memoria e per il benessere interiore. Attraverso il suo sguardo, il paesaggio diventa esperienza condivisa e occasione di consapevolezza, trasformando l’intimità personale in un messaggio collettivo.






