Un voto che spacca la Sardegna
Il voto favorevole al Decreto Energia da parte di Pietro Pittalis e Ugo Cappellacci, esponenti di primo piano di Forza Italia, segna un passaggio politico destinato a lasciare profonde conseguenze nel rapporto tra istituzioni e cittadini sardi.
Il provvedimento, approvato a livello nazionale, apre infatti la strada all’installazione massiccia di impianti eolici e fotovoltaici di grandi dimensioni, spesso promossi da soggetti esterni all’Isola e calati dall’alto sui territori.
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Il voltafaccia sulla proposta Pratobello24
La scelta appare ancora più controversa se letta alla luce delle posizioni sostenute nei mesi precedenti dagli stessi parlamentari. Pittalis e Cappellacci avevano infatti appoggiato la proposta di legge popolare Pratobello24, nata per razionalizzare lo sviluppo degli impianti energetici in Sardegna, tenendo conto di tre elementi fondamentali:
tutela del paesaggio
salvaguardia ambientale
reali esigenze energetiche delle comunità locali
Il voto sul Decreto Energia viene percepito da ampi settori della società sarda come un voltafaccia politico, che svuota di significato mesi di mobilitazioni, assemblee pubbliche e raccolte firme.
Speculazione energetica e capitalismo selvaggio
Le critiche non riguardano solo la coerenza politica, ma il modello di sviluppo imposto. Secondo molti comitati territoriali, la nuova ondata di impianti rinnovabili rischia di trasformarsi in una speculazione sulle risorse della Sardegna, dove il territorio viene trattato come merce da sfruttare, senza un reale ritorno per le popolazioni locali.
Un approccio che richiama dinamiche di capitalismo energetico esogeno, in cui i profitti vengono privatizzati mentre l’impatto ambientale resta sul territorio.
Querele e crisi della rappresentanza
Nel frattempo, alcuni dei soggetti coinvolti hanno annunciato azioni legali contro chi denuncia pubblicamente queste scelte, alimentando un clima di tensione e intimidazione. Ma la reazione più significativa potrebbe manifestarsi alle urne.
Alle prossime tornate elettorali si profila infatti un nuovo calo dell’affluenza, segnale di una frattura sempre più profonda tra cittadini e politica. Molti sardi dichiarano di non sentirsi più rappresentati, ma traditi da chi aveva promesso di difendere il territorio e ha poi scelto di allinearsi alle logiche nazionali.
Una questione che resta aperta
La vicenda del Decreto Energia non è solo una questione ambientale, ma un nodo centrale della questione sarda contemporanea: chi decide sul territorio, per conto di chi e con quali benefici reali per l’Isola. Una domanda che, oggi più che mai, resta senza risposta.












