Costantino Nivola (Orani 1911 – East Hampton 1988) è stato uno dei più importanti scultori e artisti italiani del ‘900. Prima grafico editoriale e poi scultore, fu l’inventore della tecnica sandcasting che venne subito apprezzata negli Stati Uniti dove ricevette varie commissioni per abbellire luoghi pubblici di grande importanza, come lo Showroom Olivetti e il Play Sculpture a New York, il Murale McCormick Place a Chicago e il Boston Government Service Center. In Italia, dopo esser stato grafico per le prime pubblicità moderne della Olivetti negli anni ’30, tornò dopo la guerra e in Sardegna reinterpretò la facciata della chiesa principale di Orani, Nostra Signora d’Itria (1958); abbellì la piazza Sebastiano Satta a Nuoro (1965-67) e contribuì al rifacimento del Lavatoio Pubblico di Ulassai su invito di Maria Lai (1987).
Il merito artistico e culturale di Costantino Nivola è stato di aver portato l’arte moderna nello spazio pubblico, sviluppando un linguaggio essenziale e di grande impatto scenico, capace di catturare per i significati e per le dimensioni delle opere. Collaborò con architetti modernisti e lasciò un segno indelebile nell’arte pubblica contemporanea occidentale.
Alcune delle sue più importanti testimonianze sono custodite nel Museo Nivola di Orani.
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Biografia di Nivola
Nato nel piccolo centro della Barbagia, già figlio di muratore da cui apprese le prime tecniche di lavorazione di alcuni materiali che saranno poi utilizzati nelle sue opere.
La prima collaborazione artistica arriva col pittore Mario Delitala che nel 1926 stava ultimando la decorazione dell’Aula Magna all’Università di Sassari. Dieci anni dopo si diploma in grafica all’Istituto Superiore di Industrie Artistiche di Monza.
Nel 1938 il matrimonio con la signora Guggenheim, tedesca di origine ebraica, lo costrinse ad abbandonare l’Italia rifugiando prima in Francia (Parigi) e poi negli Stati Uniti (New York).
A New York il giovane oranese trova un ambiente sociale e culturale di grande fermento. Acquista la sua casa a East Hampton (Long Island) dove installa il suo studio e inizia produrre le sue più interessanti lavorazioni. Tra queste elabora la tecnica della colata di cemento sulla sabbia modellata.
- A New York conosce l’artista americano Jackson Pollock
- La sua casa è di fianco all’altro grande artista sardo Albino Manca con cui però non stabilisce amicizia
- Per la rivista “Fortune” realizza la campagna pubblicitaria della Fondazione Rockefeller
- Si dedica alla lavorazione con la plastica decorativa nell’architettura
- Insegna all’Università di Havarad presso il “Graduate School of Design”
- Nel 1962 riceve la medaglia d’argento della “Architectural League”
- Sempre nel 1962 viene omaggiato del diploma alla “Municipal Art Society”
- Nel 1968 all'”American Institute of Architets” riceve “Fine Arts Medal” e nel 1972 ne diventa membro
- Nel 1975 diventa membro della “Royal Academy of Fine Arts” all’Aja
- Sempre negli anni ’70 ritorna in Sardegna dove a Cagliari conosce l’artista Maria Lai con cui stringe un’amicizia e avvia una collaborazione che culmina nella realizzazione del Lavatoio Comunale di Ulassai.

L’arte di Costantino Nivola
Costantino Nivola è stato uno dei protagonisti dello scambio culturale tra Europa e Stati Uniti del ‘900. Nivola portò sul Nuovo Continente le sue influenze sarde e dopo una prima mescolanza con gli apporti dell’Italia settentrionale e con la Francia parigina raggiunse la sua piena espressione a New York dove trovò il terreno fertile per la sua vocazione.
A Monza conobbe gli artisti sardi Salvatore Fancello (Dorgali) e Giuseppe Pintori (Tresnuraghes), gli stessi che saranno coinvolti come Nivola nelle grafiche pubblicitarie per l’l’industria piemontese Olivetti che produceva le celebri macchine da scrivere.
- Leggi anche: Fancello il genio di Dorgali tra scultura e ceramica
Nivola e Olivetti
L’azienda fondata da Camillo Olivetti nel 1908 raggiunse negli anni ’50 la consacrazione come marchio indiscusso nella produzione di macchine da scrivere all’avanguardia (celebri furono la Studio 54 e Lettera 22).
La collaborazione in due epoche diverse: 1936 e 1953
La collaborazione tra Nivola e la Olivetti avvenne in due momenti diverse e con due incarichi diversi. Il primo nel 1936, quando Costantino Nivola entrò nell’azienda come grafico e contribuì a dare un valore aggiunto alle campagne pubblicitarie del marchio, il secondo, nel 1953 quando l’artista oranese, ormai affermato scultore negli Stati Uniti, venne commissionato l’abbellimento, con una sua opera muraria, lo showroom Olivetti di New York.
Nivola grafico per l’Olivetti
Nel 1936, il giovane emergente Costantino Nivola a 25 anni viene chiamato a lavorare come grafico editoriale e direttore artistico della rivista aziendale Tecnica e Organizzazione.
Questa esperienza rappresenta un momento importante nella nascita della comunicazione moderna d’impresa in Italia.
- Leggi anche: Giovanni Pintori all’Olivetti e il non rapporto con Nivola

Il ruolo di Nivola nella rivista
La rivista Tecnica e Organizzazione era una pubblicazione tecnica e culturale dedicata a:
- organizzazione industriale
- innovazione tecnologica
- cultura del lavoro moderno
Nivola introduce un linguaggio visivo molto avanzato per l’epoca, attraverso l’introduzione di:
- impaginazioni dinamiche
- uso moderno della tipografia
- fotografie integrate nella pagina
- una grafica essenziale e razionale
L’obiettivo era comunicare l’immagine di una industria moderna, efficiente e culturalmente aperta.
Milano cuore della rivoluzione culturale di Olivetti
Sebbene la Olivetti fosse una industria piemontese con stabilimenti e uffici direzionali a Ivrea, negli anni ’30 aveva il cuore culturale a Milano che in quegli anni era la città italiana di maggior fermento nel settore grafico, editoriale e pubblicitario.
A Milano, Nivola, reduce dalla formazione presso l’Istituto Superiore di Industrie Artistiche di Monza entra in relazione con figure centrali della cultura progettuale italiana, come: Adriano Olivetti, Gio ponti e Alberto Rosselli.
La “scuola grafica” Olivetti (anni ’30–’60)
Tra gli anni Trenta e Sessanta la Olivetti sviluppa una delle identità visive più innovative del XX secolo. Dopo aver preso le redini dell’azienda dal padre fondatore, Camillo, Adriano Olivetti volle inquadrare la comunicazione aziendale nel progetto industriale.

La pubblicità progetto industriale
Per l’azienda la pubblicità non doveva essere semplice promozione, ma un vero progetto culturale integrato con la filosofia industriale. Per raggiungere questo obiettivo affidò il settore comunicativo a grafici, artisti, fotografi e architetti che si avvicendavano a seconda dei lavori commissionati nella realizzazione di lavori funzionali al progetto generale. Secondo Olivetti dunque, vi doveva essere un filo conduttore identificativo dell’azienda che legava tutto ciò che si produceva in fabbrica con tutto ciò che si promuoveva nella pubblicità.
vedeva la comunicazione aziendale come parte integrante del progetto industriale.
L’azienda non considerava la pubblicità come semplice promozione, ma come un vero progetto culturale, affidato a grafici, artisti, fotografi e architetti.
L’interruzione della collaborazione tra Nivola e Olivetti
Con l’introduzione delle leggi razziali del regime fascista nel 1938, Nivola, sposato con una donna tedesca di origini ebraiche, decide quell’anno di abbandonare l’Italia, rompendo così la collaborazione con l’azienda piemontese di macchine da scrivere. Dopo un breve periodo a Parigi, nel 1939, si trasferisce negli Stati Uniti dove troverà la condizione per far emergere definitivamente il suo talento artistico e convertirlo dalla grafica ad altri settori, come ad esempio la scultura.
Solo molti anni dopo, con la fine del secondo conflitto e la caduta definitiva del Fascismo, il rapporto con Olivetti riprenderà, ma questa volta non più come grafico, bensì come scultore.
Nivola e Olivetti a New York nel 1953
In questi anni la Olivetti era impegnata a creare una delle più importanti reti internazionali di designer e nel 1953 commissionò a Costantino Nivola l’incarico di abbellire con un suo lavoro lo showroom Olivetti di New York, (inaugurato poi nel 1954).
Nivola in quegli anni già viveva a New York ed era entrato in contatto coi più importanti esponenti del modernismo americano, tra cui l’architetto Le Corbusier e aveva sviluppato la tecnica del sandcasting, molto adatta a grandi superfici architettoniche.
L’obiettivo dell’azienda guidata da Adriano Olivetti, era di espandere la propria presenza internazionale costruendo showroom, uffici e sedi progettati da architetti di primo piano e coinvolgendo artisti per integrare opere d’arte negli edifici. L’idea era che l’arte non fosse decorazione, ma parte dell’identità visiva dell’azienda.
Il rilievo in sandcasting per lo showroom Olivetti di New York (1954)
Costantino Nivola inventò quasi per caso negli anni ’40 la tecnica scultorea deIlo sandcasting (termine che significa letteralmente “fusione nella sabbia”) .
sandcasting = fusione nella sabbia
La tecnica nacque per caso, quando l’artista oranese usava trascorrere i suoi pomeriggi nella spiaggia di Long Island insieme all’amico architetto Le Corbusier. L’artista incideva forme nella sabbia e poi vi colava gesso o cemento, creando rilievi molto materici — perfetti per l’architettura modernista.
Come funziona la tecnica (passo per passo)
Preparazione della sabbia
Si compatta uno strato di sabbia umida, che diventa una superficie morbida ma stabile.Disegno e scavo
L’artista incide o modella direttamente nella sabbia con mani o strumenti, creando figure, segni e rilievi.Creazione dello stampo
La sabbia incisa funziona come stampo negativo.Colata del materiale
Si versa gesso, cemento o malta nello stampo di sabbia.Estrazione
Una volta indurito il materiale, si rimuove la sabbia e appare il rilievo positivo.
Caratteristiche estetiche
Il sandcasting produce opere con caratteristiche molto riconoscibili:
superficie granulosa e materica
segni morbidi e spontanei
figure spesso primitive o archetipiche
forte relazione con architettura e parete
Per questo la tecnica si prestava molto bene a:
murali e rilievi architettonici
integrazione con edifici modernisti
grandi superfici.
Il grande rilievo
A New York nello showroom Olivetti, Nivola realizza un grande pannello in cemento scolpito su una grande parete. La tecnica usata è quella da lui inventata, ovvero dello “sandcasting” (forme modellate nella sabbia e poi colate in cemento).
Il tema della rappresentazione è il rapporto tra l’uomo, il lavoro e la tecnologia. La composizione riguarda figure stilizzate e forme astratte.
Caratteristiche visive
L’opera di Nivola presenta superfici materiche e granulose che riproducono figure semplificate e a tratti archetipiche.
L’importanza dell’opera
In origine il rilievo non era pensato come opera autonoma, ma come parte integrante dell’architettura dello spazio commerciale, in linea con la filosofia di Olivetti, che era quella di mescolare arte, design e industria.
L’importanza di questa espressione che rappresenta l’apice creativo e professionale dell’artista scultore sardo era proprio la sintesi di arte e spazio commerciale, dando al marchio Olivetti un elemento identitario unico.

Le opere più importanti della carriera artistica di Nivola
Costantino Nivola tra gli anni ’40 e gli anni ’80 del Novecento ha prodotto una infinità di lavori, spaziando dalla grafica alla scultura, passando per la pittura.
Gli storici dell’arte hanno individuato 5 opere identificative dell’artista sardo e riconosciute capisaldi della cultura italiana per innovazione, scala e impatto nell’arte pubblica.
Il periodo di maggior fecondità per Nivola sono stati sicuramente gli anni ’60, quando l’artista raggiunse l’apice della carriera negli Stati Uniti ed erano abbastanza lontani i brutti momenti della Seconda Guerra Mondiale.
| Anno | Opera | Luogo | Importanza |
|---|---|---|---|
| 1954 | Murales Olivetti | New York | ⭐⭐⭐⭐⭐ |
| 1962 | Murale McCormick Place | Chicago | ⭐⭐⭐⭐⭐ |
| 1964 | Playground sculptures | New York | ⭐⭐⭐⭐ |
| 1966 | Boston Government Service Center | Boston | ⭐⭐⭐⭐⭐ |
| anni ’70-’80 | Orani, Nuoro, Ulassai | Sardegna | ⭐⭐⭐⭐ |
Murales per lo Showroom Olivetti – 1954 (New York)
📍 New York
Commissionato da Olivetti
Importanza: ⭐⭐⭐⭐⭐ (una delle opere più celebri)
- Grande parete scultorea realizzata con la tecnica della sand casting.
- Segna il successo internazionale di Nivola.
- Dimostra perfettamente l’integrazione tra arte, design e architettura moderna.
Murales per il McCormick Place – 1962 (Chicago)
📍 Chicago – McCormick Place
Importanza: ⭐⭐⭐⭐⭐
- Monumentale murale di oltre 20 metri.
- Una delle opere pubbliche più grandi dell’artista.
- Considerato un capolavoro della scultura architettonica del XX secolo.
Il McCormick Place ( il nome deriva da Robert R. McCormick, potente editore del Chicago Tribune, che sostenne il progetto) è il più grande centro congressi degli Stati Uniti e uno dei più grandi al mondo. Si trova sul lungolago di Chicago, vicino al Lake Michigan. Inaugurato nel 1960 per ospitare fiere industriali, esposizioni internazionali, congressi.
L’obiettivo era fare di Chicago una capitale mondiale delle fiere e dell’innovazione industriale. Nel 1962 fu commissionato l’intervento artistico a Costantino Nivola che realizzò un enorme murale scultoreo in cemento, ripetendo la tecnica dello sandcasting usata a New York nello showroom di Olivetti otto anni prima.
Caratteristiche dell’opera
- lunghezza di circa 20 metri
- rilievo astratto
- superfici molto materiche e geometriche
- integrato direttamente nell’architettura dell’edificio.
L’opera è parte integrante della struttura muraria dell’edificio, non è un quadro appeso alla parete.
Perché Nivola fu scelto
Negli anni ’50 e ’60 Nivola era molto apprezzato negli Stati Uniti perché sapeva realizzare opere monumentali di ispirazione modernista e il suo stile era perfetto per i nuovi edifici americani che volevano sintetizzare arte, architettura e produzione industriale su vasta scala.
Il significato dell’opera
Il murale di Nivola non rappresenta scene figurative, è un astratto, ma dal forte valore simbolico, perché rappresenta l’energia industriale e la modernità tecnologica, tutti temi legati all’immagine di grandiosità che gli Stati Uniti volevano dare agli ospiti del centro congressi.
Playground Sculpture – 1964 (New York)
📍 Stephen Wise Towers
Importanza: ⭐⭐⭐⭐
- Serie di sculture pensate per bambini e spazio urbano.
- Anticipa il concetto di arte partecipativa nello spazio pubblico.
- Uno dei primi esempi di arte moderna nei playground urbani.
Il Playground Sculptures (in italiano “scultura per il parco giochi”) è un’area giochi del quartiere Upper West Side di New York, presso il complesso residenziale di Stephen Wise Towers.
Una scultura abitabile
Il monumento è un insieme di sculture in cemento che possono essere toccate, scalate e attraversate dai bambini durante i loro giochi. Nivola fece in modo che le sculture non fossero solo muti oggetti di abbellimento, ma sculture che potevano essere direttamente abitabili dai giovani ospiti che sostavano in quel parco.
Al servizio della fantasia del bambino
Le sculture erano forme astratte in cemento modellato, pensate per il contatto fisico, dove i bambini potevano giocare con la loro naturale immaginazione, tra aperture, gradini e superfici curve che diventavano tunnel, labirinti o colline.
Perché è considerato importante
Il Playground Sculptures anticipa i concetti di arte interattiva e design urbano per l’infanzia che oggi sono ormai molto diffusi nella realizzazione di parchi pubblici e per molti storici dell’arte questo fu uno dei primi esempi di scultura giocabile.
Boston Government Service Center Relief – 1966
📍 Boston Government Service Center
Importanza: ⭐⭐⭐⭐⭐
Enorme rilievo scultoreo integrato nell’architettura brutalista.
Considerato uno dei migliori esempi di arte integrata nell’urbanistica moderna.
Il Boston Government Service Center Relief, in italiano “Rilievo del Centro dei Servizi Governativi di Boston” è una grande scultura murale monumentale realizzata nel 1966 da Costantino Nivola nella città di Boston.
Ancora una volta, pure in questo caso ci troviamo dinnanzi ad uno dei migliori esempi di integrazione tra scultura e architettura modernista, frutto dell’ingegno creativo di Nivola.
Il modernismo
Il modernismo è un movimento culturale e artistico sviluppatosi tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento che rompe con la tradizione per cercare nuove forme espressive adatte alla società moderna e industriale.
Nato in discipline come arte, architettura, letteratura e design, il modernismo valorizza semplicità, funzionalità, innovazione tecnica e sperimentazione, rifiutando gli stili storici del passato.
In architettura e nelle arti visive si traduce spesso in forme essenziali, uso di nuovi materiali (come cemento, vetro e acciaio) e integrazione tra arte e spazio urbano.
Figure e correnti legate al modernismo hanno contribuito a ridefinire il rapporto tra arte, tecnologia e vita quotidiana, influenzando profondamente la cultura del XX secolo.

Che tipo di opera è il Boston Government Service Center
La scultura, come nel caso del McCormick Place di Chicago è una struttura integrata nella parte muraria dell’edificio, direttamente sulla facciata. La rappresentazione è di forme astratte che giocano con luci ed ombre a seconda del punto di visuale dell’osservatore.
Nivola utilizza la sua tecnica tipica dello sand casting e lo stile è puramente brutalista, caratterizzato da cemento a vista, massicci volumi geometrici e superfici strutturate. Il rilievo dà anima e ritmo alla facciata.
Il brutalismo
Il brutalismo è uno stile architettonico nato negli anni ’50 che si caratterizza per l’uso di forme massicce, geometriche e materiali lasciati a vista, soprattutto il cemento armato.
Il termine deriva dall’espressione francese béton brut (“cemento grezzo”), utilizzata dall’architetto Le Corbusier (amico di Nivola e collaboratore nella scoperta dello sand casting) per descrivere il cemento non rivestito.
L’architettura brutalista privilegia strutture monumentali, superfici ruvide e un’estetica funzionale, in cui l’edificio mostra chiaramente la propria struttura senza decorazioni. Diffuso soprattutto tra gli anni ’50 e ’70 in edifici pubblici, università e complessi amministrativi, il brutalismo esprime un’idea di architettura solida, sociale e onesta nei materiali, diventando uno dei linguaggi più riconoscibili del modernismo nel secondo dopoguerra.
Facciata della chiesa Nostra Signora d’Itria – Orani
📍 Orani
Importanza: ⭐⭐⭐⭐
- Omaggio al suo paese natale, Orani.
- Esempio di sandcasting in Sardegna.
- Sintesi tra modernismo e architettura tradizionale
La facciata della chiesa di Nostra Signora d’Itria a Orani, semplice prospetto seicentesco con portale centrale, piccolo rosone e timpano curvilineo, fu profondamente reinterpretata tra il 1958 e il 1959 dall’artista sardo Costantino Nivola attraverso un grande graffito realizzato con una variante della tecnica del sand-cast, che combina sabbia e cemento per fondere scultura e architettura. L’intervento trasforma la superficie muraria in un vero spazio figurativo: ai lati del prospetto compaiono due figure antropomorfe contrapposte, una dalle forme morbide e ombreggiate e l’altra più geometrica e spigolosa, interpretate come simboli della dualità uomo-donna o di opposte appartenenze religiose.
Il motivo iconografico è stato talvolta collegato alla memoria della battaglia di Lepanto, evocata anche da una fascia azzurra che percorre la parte inferiore e superiore della facciata, alludendo al mare e al cielo. L’opera, unica in Europa tra i graffiti pubblici di Nivola, integra linguaggio modernista e architettura tradizionale, trasformando la sobria chiesa seicentesca in una significativa testimonianza dell’arte sarda del Novecento.

Piazza Sebastiano Satta – Nuoro
📍 Nuoro
Importanza: ⭐⭐⭐⭐
- Ritorno simbolico alla Sardegna.
- Sculture pubbliche integrate nel paesaggio urbano della città di Nuoro.
- Esempio del suo rapporto con la tradizione mediterranea.
Piazza Sebastiano Satta è la piazza simbolo di Nuoro, realizzata tra il 1965 e il 1967 e perfezionata dal contributo di Costantino Nivola. L’area fu dedicata al celebre scrittore nuorese, Sebastiano Satta (1867 – 1914), considerato uno dei più efficaci narratori della cultura barbaricina e nuorese in particolare.
La piazza è dunque un monumento al “vate di Sardegna” ed è distribuita su una forma irregolare adagiata su un declivio che, osservata dall’alto, dà l’idea della profondità. La pavimentazione è in granito e su di essa poggiano varie panchine a forma di parallelepipedo dello stesso materiale.
Lo spazio, altrimenti omogeneo e spoglio, è stato arricchito da una serie di massi non lavorati e prelevati direttamente dal vicino Monte Ortobene: tra le nicchie naturali della roccia sono state posizionate 8 statuine in bronzo che raffigurano il Satta in vari momenti della giornata (ozio, riflessione, discorso pubblico). Le statuine riprendono chiaramente i bronzetti nuragici e per essere osservate dal visitatore, questi deve salire negli appositi gradini.
Nivola chiese che gli edifici che circondano la piazza venissero dipinti di bianco, così da dare ulteriore luminosità al posto.

Il lavatoio pubblico di Ulassai
📍 Ulassai
Importanza: ⭐⭐⭐⭐
- Una delle ultime opere di Nivola.
- Richiamo alla dura vita quotidiana della donna.
- Simbolo dell’amicizia tra due grandi artisti sardi, Maria Lai e Costantino Nivola
Origine del Lavatoio comunale di Ulassai
Il lavatoio comunale di Ulassai non nasce come opera d’arte, ma come una importante infrastruttura pubblica del paese, destinata al lavaggio degli indumenti. Per molti decenni rappresentò un luogo fondamentale della vita quotidiana, dove le donne del paese si recavano per lavare i panni e condividere momenti di socialità. Costruito tra il 1903 e il 1905 su progetto dell’ingegnere Ernesto Ravot, il lavatoio era alimentato dalla sorgente principale di Ulassai e organizzato in due file di vasche, progettate per facilitare il lavoro domestico e l’utilizzo dell’acqua.
La lavatrice domestica e la fine del lavatoio
Negli anni ’70 del Novecento, con la diffusione dell’acqua corrente nelle abitazioni private e l’arrivo delle lavatrici domestiche, il lavatoio pubblico perse progressivamente la sua funzione originaria. Il cambiamento delle abitudini domestiche portò infatti a spostare il lavaggio dei panni dalle strutture comunitarie alle case private. Di conseguenza il lavatoio di Ulassai entrò in disuso e venne progressivamente abbandonato.
Maria Lai trasforma il lavatoio in un’opera d’arte
A restituire vita a questo luogo storico fu l’artista Maria Lai (1919–2013), originaria di Ulassai. In linea con la sua ricerca artistica, che univa arte contemporanea, tradizione sarda e partecipazione della comunità, Maria Lai avviò negli anni ’80 un progetto di trasformazione del lavatoio in uno spazio artistico. Per realizzare l’intervento coinvolse anche altri importanti artisti italiani: Costantino Nivola, Luigi Veronesi e Guido Strazza.
Le opere realizzate nel lavatoio
Ogni artista realizzò un intervento specifico che dialoga con la storia e la funzione originaria del luogo. Maria Lai creò il Telaio soffitto (1982), un’installazione sospesa che richiama la tradizione della tessitura. Luigi Veronesi realizzò il mosaico esterno Fontana della sorgente, dedicato all’acqua che alimentava il lavatoio. Costantino Nivola progettò la Fontana sonora (1987), una scultura in cui l’acqua produce suoni e ritmi. Infine Guido Strazza realizzò nel 1989 la pavimentazione e il rilievo della Fontana del grano, ispirata alla lavorazione del grano e alle attività tradizionali del paese.
Il contributo spirituale di Nivola
Costantino Nivola dette il suo contributo nel 1987, realizzando la Fontana sonora. Solo un anno dopo avvenne la morte di Nivola e la coincidenza di questi tempi, è stata interpretata da molti critici come una delle sue opere più poetiche e meditate.
La Fontana sonora appartiene infatti alla fase finale della sua produzione artistica e segna il suo ritorno artistico in Sardegna che dialoga con il progetto culturale del paese di Ulassai promosso da Maria Lai.
Per molti studiosi la Fontana sonora è considerata una sorta di opera conclusiva “spirituale”, perché riassume alcuni temi centrali del suo lavoro:
- il rapporto tra scultura e spazio pubblico,
- l’uso della materia e degli elementi naturali,
- il legame tra arte e comunità.
La Fontana sonora non è tecnicamente l’ultima opera, ma è una delle ultime e tra le più simboliche della fase finale della sua vita artistica.
Come è fatta l’opera di Nivola
La Fontana sonora è composta da tubi in bronzo, tegole metalliche e un sistema in cui l’acqua scorre e cade su queste parti. Quando l’acqua scende, colpendo le superfici metalliche, produce suoni sempre diversi, ma anche un ritmo naturale che richiama ad una melodia sonora.
Il significato simbolico
Il significato simbolico che Nivola dette al suo lavoro fu il richiamo alle voci delle donne che in quel luogo, di faticoso lavoro quotidiano, si scambiavano notizie, facevano conoscenza o cantavano. Un riferimento dunque a quell’animosità sonora che popolava il Lavatoio fino agli anni ’50.
Perché è un’opera importante
La fontana è significativa perché riassume tre caratteristiche dell’arte di Nivola:
1️⃣ arte pubblica inserita nella vita reale
2️⃣ uso di materiali semplici e naturali
3️⃣ scultura che dialoga con architettura e ambiente





