L’incidente di caccia avvenuto a Oliena a fine 2025 riporta al centro del dibattito pubblico una questione che ciclicamente emerge, ma che raramente viene affrontata fino in fondo: ha ancora senso considerare la caccia uno sport nel XXI secolo?
Al di là della dinamica specifica dell’episodio, ogni incidente di questo tipo solleva interrogativi più ampi che riguardano la sicurezza, la cultura dell’uso delle armi e il ruolo che la caccia occupa oggi nella società.
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La caccia come attività anacronistica
La caccia nasce in un contesto storico completamente diverso dall’attuale:
un’epoca in cui era legata alla sopravvivenza, al controllo delle risorse alimentari e a un rapporto diretto tra uomo e ambiente.
Oggi, in una società industriale e post-industriale, questa funzione è venuta meno. La caccia sopravvive prevalentemente come attività ricreativa, spesso difesa come tradizione, ma sempre più distante dai valori di sicurezza, tutela ambientale e responsabilità collettiva che caratterizzano le società moderne.
Armi nelle mani di dilettanti: un problema di sicurezza pubblica
Uno degli aspetti più critici riguarda chi utilizza le armi.
A differenza di forze dell’ordine ed esercito, i cacciatori sono per lo più persone che maneggiano armi solo saltuariamente, nei ritagli di tempo, senza un addestramento continuo, strutturato e professionalizzante.
Questo elemento rappresenta un fattore di rischio oggettivo:
errori di valutazione
scarsa dimestichezza tecnica
sottovalutazione delle conseguenze
presenza di terzi sul territorio (escursionisti, residenti, turisti)
Ogni incidente non è mai solo “una fatalità”, ma il risultato di un sistema che normalizza la circolazione di armi letali in contesti civili aperti.
Sport con le armi: quando il controllo fa la differenza
Esistono discipline sportive che prevedono l’uso di armi ma che si muovono su un piano completamente diverso, come il biathlon o il tiro al piattello.
In questi casi:
l’ambiente è controllato
le regole sono stringenti
l’addestramento è continuo
la sicurezza è centrale
Qui l’arma non è uno strumento lasciato alla discrezionalità individuale sul territorio, ma un mezzo regolato all’interno di strutture sportive precise. Il confronto evidenzia quanto la caccia sia un’eccezione sempre più difficile da giustificare.
Tradizione o abitudine difficile da superare?
La difesa della caccia si appoggia spesso al concetto di tradizione.
Ma non tutte le tradizioni meritano di essere perpetuate se entrano in conflitto con la sicurezza, la convivenza civile e l’evoluzione culturale.
Molte pratiche del passato sono state superate proprio perché non più compatibili con la società contemporanea, anche quando erano radicate da secoli.
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(Unione Sarda)
Perché ripensare radicalmente la caccia
Alla luce di questi elementi, diventa legittimo sostenere una posizione netta:
le armi dovrebbero circolare esclusivamente in ambito professionale o sportivo altamente regolamentato, non come hobby diffuso sul territorio.
L’incidente di Oliena non è solo un fatto di cronaca, ma un segnale che invita a una riflessione più ampia su:
sicurezza collettiva
uso responsabile delle armi
rapporto tra uomo, territorio e modernità
Ripensare – o superare definitivamente – la caccia non significa attaccare le persone, ma mettere al centro l’interesse pubblico e l’evoluzione culturale della società.





































