La Chiesa custodisce la narrazione, scientificamente e storicamente mai accertata in molti particolari ritenuti veri e fondamentali dal credo religioso, della vita, della missione e del messaggio di Gesù Cristo, ritenuto dai cristiani il Figlio di Dio.
La storia del Cristianesimo si intreccia con quella dell’Ebraismo di cui è una rivisitazione. Essa prende il nome da Cristo, che in greco vuol dire “l’unto, il consacrato del Signore”, attributo di Gesù di Nazareth nato, secondo il computo cronologico occidentale, tra il 7 e il 4 a.C. ll nome Gesù era comune nell’Ebraismo, mentre Cristo era stato usato come titolo messianico. Il nome di Gesù dunque, fino al riconoscimento di questo stato, era associato alla città di origine “Gesù di Nazareth” e solo dopo è stata applicata la denominazione messianica di “Gesù Cristo”. Oggi Gesù Cristo viene inteso come nome unico.
I seguaci di Cristo sono chiamati Cristiani. Il Cristianesimo ha connessioni forti con l’Ebraismo ed è attualmente la più importante confessione religiosa al mondo per numero di seguaci.
LA VITA DI GESU’ ATTRAVERSO LE FONTI CRISTIANE
Le fonti cristiane sulla vita e l’opera di Gesù partono dalla convinzione di fede che Gesù sia il Cristo-messia promesso, il Figlio di Dio.
Gesù nasce a Nazareth tra il 7 e il 4 a.C. e muore poco più che trentenne nel 30 a.C. La sua famiglia era discendente del Re Davide, ritenuto il più grande re di Israele perché fu colui che conquistò Gerusalemme e la fece capitale del regno. A lui si attribuiscono numerosi Salmi.
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ANTICO TESTAMENTO
Abramo
Abramo è considerato il capostipite degli Ebrei; membro di una tribù nomade originaria di Ur, in Mesopotamia, che accolse l’invito di Dio di lasciare la sua terra, per andare in un posto che non conosceva, dove Dio avrebbe moltiplicato la sua discendenza: questa terra era la fertile regione di Canaan, l’attuale Palestina.
Abramo è l’esempio dell’uomo della fede, cioè dell’uomo che si fida di Dio, senza fare calcoli personali.
La Bibbia racconta la storia di Abramo e riporta con risalto il fatto più importante della sua vita: un giorno Dio lo mise alla prova chiedendogli in sacrificio suo figlio (l’unico che aveva) Isacco, che aveva avuto in vecchiaia dalla moglie Sara. Si trattava della richiesta di un sacrificio umano come già avveniva nella pratica di molte altre antiche religioni.
Abramo obbedì e condusse Isacco sul monte con la legna, il fuoco e il coltello; adagiò il figlio sulla catasta della legna, ma mentre stava per vibrare il colpo mortale un angelo fermò la sua mano.
Più volte Dio promise ad Abramo di moltiplicare la sua famiglia e di rendere il suo popolo numeroso. Abramo non vide la realizzazione di questa promessa.
ISACCO
Isacco sposò Rebecca dalla quale ebbe due figli gemelli, Esaù e Giacobbe. La Bibbia spiega che toccò a Giacobbe continuare la discendenza di Abramo.
Esaù, il primogenito, tornò dai campi stanco ed affamato mentre Giacobbe mangiava un piatto di lenticchie. Esaù chiese di poter avere quella minestra; Giacobbe volle in cambio la primogenitura per diventare lui diretto erede del Padre; Esaù accettò il camio e per un piatto di lenticchie perse la primogenitura. La morale della storia è che le persone avide e gelose perdono beni ben più importanti di quelli materiali e del cibo.
Giacobbe ebbe 12 figli, dai quali nacquero poi le dodici tribù di Israele.
Gesù sceglierà 12 apostoli dal popolo ebraico, sui cui fonderà il popolo nuovo della Chiesa.
Dal racconto della Bibbia emerge come Dio, per raggiungere i suoi scopi, si serve anche delle azioni cattive, delle persone che si comportano male. Così come tra gli apostoli ci fu il traditore, il violento, l’invidioso.
Fra tutti Giuseppe si distingueva per la sua intelligenza e la sua bontà. Giacobbe amava Giuseppe più di tutti gli altri figli; per questo Giuseppe era invidiato dai suoi fratelli.
Un giorno i fratelli decisero di eliminarlo; man poi pensarono di venderlo come schiavo ad una carovana di Madianiti diretti in Egitto; consegnarono a Giacobbe la veste insanguinata di Giuseppe dicendogli che era morto, mentre Giuseppe fu in realtà acquistato come schiavo dalla guardia del Faraone. Presto egli rivelò tutta la sua bontà ed intelligenza e fu conosciuta la sua capacità di interpretare i sogni.
Il Faraone sognò che sette vacche grasse uscite dal Nilo erano divorate da sette vacche magre; quindi sognò sette spighe floride che venivano divorate da sette spighe esili.
Giuseppe interpretò il sogno: ci sarebbero stati sette anni di raccolti abbondanti e sette anni di grave carestia. Il Faraone fu ammirato dalle doti di Giuseppe e lo nominò Vicerè.
Egli comandò che si accumulasse grano negli anni dell’abbondanza. Quando la carestia raggiunse la terra di Canaan Giacobbe inviò i figli alla corte del Faraone per acquistare grano.
Giuseppe riconobbe i suoi fratelli; avrebbe potuto vendicarsi, ma al contrario egli li perdonò e li invitò a tornare in Egitto col padre. Così potè riabbracciare il padre Giacobbe, che fu accolto in Egitto con tutta la sua famiglia dal Faraone.
Mosè
Gli Ebrei soggiornarono in Egitto per alcuni secoli; ma quando cambiò la dinastia dei Faraoni iniziarono le persecuzioni e la schiavitù. Preoccupato del continuo aumento di questo popolo straniero, il Faraone ordinò l’uccisione di tutti i maschi nati dalle donne ebree.
Mosè appena nato fu deposto dalla madre in una cesta e affidato alle acque del Nilo: una madre non si rassegna a vedere ucciso il proprio figlio.
La figlia del Faraone, mentre faceva il bagno nel fiume, lo vide nella cesta che galleggiava, lo salvò, lo fece allattare e lo educò alla corte.
Mosè significa “salvato dalle acque”. Divenuto adulto fuggì nel deserto per aver difeso un ebreo da un egiziano.
Mentre nel deserto pascolava il bestiame del suocero Ietro, Dio gli apparve in modo misterioso: un roveto bruciava senza consumarsi; Dio fece sentire la sua voce e comandò a Mosè di presentarsi con il fratello Annone dal Faraone a chiedere la libertà per gli Ebrei.
Il Faraone si ostinò nel rifiuto, ma Dieci dolorosissime piaghe colpirono il suo popolo e solo quando l’angelo sterminò tutti i primogenti d’Egitto lasciò partire Mosè.
Dopo un lungo cammino, gli Ebrei si trovarono davanti al Mar Rosso inseguiti dall’esercito del Faraone che intanto si era pentito di aver concesso loro il permesso di andarsene. Mosè batté la verga sull’acqua ed il mare si divise; gli Ebrei passarono all’asciutto tra due muraglie di acqua, che si rinchiusero subito dopo sommergendo l’esercito del Faraone.
Gli Ebrei ricordano questi avvenimenti con la Pasqua ebraica, che ricorda il passaggio dalla schiavitù alla libertà.
L’ALLEANZA
Comincia così il lungo cammino degli Ebrei che, secondo la Bibbia, durò quarantìanni a causa delle continue mormorazioni ed infedeltà del popolo ebreo nei confronti di Dio. Lo stesso Mosè morì prima di entrare in Palestina dopo averla osservata dall’alto del monte Nebo.
Sul monte Sinai Mosè aveva concluso, a nome di tutto il popolo, un patto di amicizia, un alleanza con Dio. Dio diede a Mosè la legge da ossservarsi come segno concreto di amore e riconoscenza.
I dieci comandamenti fai l’elenco
Gesù ha detto che non è venuto per abolire i Comandamenti di Mosè ma va a perfezionarli.
I primi tre comandamenti riguardano il rapporto con Dio che è il Creatore, il Padre e il Salvatore. Gli altri sette regolano i rapporti degli uomini fra di loro, in famiglia e nella comunità.
Otto comandamenti su dieci iniziano con una proibizione.
Infrangere la legge di Dio significa commettere peccato, offendendo Dio, il prossimo e noi stessi. Chi commette peccato è egoista e non può amare ne raggiungere la perfezione. Secondo i dettami della Chiesa Cattolica è possibile amare Dio partecipando all’Eucarestia, approfondendo la sua conoscenza con il catechismo.
DOPO LA MORTE DI MOSE’
Dopo la morte di Mosè succede a lui Giosuè alla guida del popolo ebreo, che ebbe il compito di guidare il suo popolo in Palestina; conquistò la città di Gerico. Le dodici tribù rinnovarono l’alleanza con Dio e si suddivisero il territorio in dodici parti. La Palestina però non era una terra deserta, ma abitata da numerosi popoli, con i quali gli Ebrei dovettero sostenere dure lotte. Dopo essersi affidati ai Giudici, persone sagge illuminate da Dio, gli Ebrei decidono di darsi un Re. Il secondo Re di Israele è Samuele, un profeta che aveva udito la voce di Dio mentre dormiva nel Tempio. Prima di lui infatti c’era stato Saul che perse il favore divino quando, in una battaglia, tenne per sè il bottino di guerra.
Davide, l’ultimo figlio di Iesse originario di Betlemme, era pastore e poeta, fu il grande re di Israele; da lui, dallasua discendenza sarebbe venuto il Messia.
Davide, si racconta nella Bibbia, sconfisse i Filistei guidati dal gigante Golia: una fionda e la fiducia in Dio furono le armi del piccolo Davide. Suo figlio Salomone invece realizzò il sogno del padre, quello di costruire il grande tempio di Gerusalemme.
Gli Ebrei furono sempre orgogliosi del loro grande tempio, fino a quando, nell’anno 70 dopo Cristo, i Romani dell’imperatore Tito lo distrussero, come del resto Gesù, aveva predetto.
Siamo a circa novecento anni dalla nascita di Cristo. Durante questi secoli gli Ebrei non sempre furono fedeli all’alleanza con Dio. La loro stessa indipendenza fu ditrutta. Conobbero il dominio di Babilonia, della Persia, della Grecia ed infine dei Romani. Più volte conobbero l’amarezza dell’esilio. Mai, però, Dio si stancò di loro e per questo inviò i profeti. Profeta significa “colui che parla nel nome di Dio”; incitano il popolo a convertirsi; annunciano il castigo, la deportazione, la misericordia e il perdono di Dio. Alcuni di essi previdero con parole suggestive la venuta del Messia. I nomi di questi profeti più importanti furono:
Isaia, Geremia, Baruc, Ezechiele, Daniele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia.
Ed è così che nel tempo stabilito da Dio venne Gesù, figlio di Dio, nato da donna, ebreo come uomo, l’Emmanuele, che signfica “Dio con noi!”.






































