Il Giro di Sardegna è una delle competizioni ciclistiche più affascinanti e discontinue della storia sportiva italiana. Nato nel secondo dopoguerra, ha attraversato oltre mezzo secolo di ciclismo professionistico tra edizioni leggendarie, lunghi periodi di sospensione e ritorni simbolici. La sua storia riflette l’evoluzione dello sport, dell’organizzazione delle corse a tappe e del rapporto tra ciclismo e territorio.
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Le origini: la nascita del Giro di Sardegna (1958)
La prima edizione del Giro di Sardegna si svolse nel 1958, in un periodo in cui il ciclismo rappresentava uno degli sport più popolari in Italia. L’idea era quella di creare una corsa a tappe capace di valorizzare la Sardegna, allora ancora poco inserita nei grandi circuiti sportivi internazionali.
Fin dalle prime edizioni, il Giro di Sardegna si distinse per:
percorsi lunghi e impegnativi
strade spesso impervie
condizioni climatiche variabili
forte legame con il territorio
Le tappe attraversavano città, paesi e zone interne, mettendo in evidenza una Sardegna autentica, lontana dai grandi flussi turistici.

Gli anni d’oro e i grandi campioni (anni ’60–’70)
Tra gli anni Sessanta e Settanta, il Giro di Sardegna visse il suo periodo di massimo splendore. La corsa attirò alcuni dei più grandi nomi del ciclismo mondiale, diventando una prova di prestigio nel calendario europeo di inizio stagione.
Tra i vincitori e protagonisti figurano autentiche leggende come:
Eddy Merckx, che utilizzò la corsa come banco di prova della sua straordinaria superiorità
Jacques Anquetil, simbolo del ciclismo elegante e metodico
grandi campioni italiani protagonisti del ciclismo nazionale
In questi anni il Giro di Sardegna divenne una corsa tecnica e selettiva, ideale per corridori completi capaci di affrontare salite, vento e tappe lunghe.

Un percorso unico nel panorama ciclistico
A differenza di altre corse a tappe, il Giro di Sardegna non si basava su grandi valichi alpini, ma su:
salite brevi e ripetute
strade strette e tortuose
forte esposizione al vento
continui cambi di ritmo
Queste caratteristiche rendevano la gara imprevedibile e spesso più dura di quanto suggerisse l’altimetria, contribuendo alla sua fama di corsa “selettiva”.
Crisi, interruzioni e ritorni (anni ’80–’90)
A partire dagli anni Ottanta, il Giro di Sardegna iniziò a vivere una fase più discontinua. Le difficoltà organizzative, i costi crescenti e la concorrenza di altre corse portarono a:
edizioni irregolari
frequenti sospensioni
cambi di formato
Nonostante ciò, negli anni Novanta la corsa tornò più volte in calendario, attirando squadre professionistiche e mantenendo un buon livello tecnico. In questo periodo il Giro di Sardegna divenne soprattutto una gara di preparazione stagionale, molto apprezzata per testare la condizione degli atleti.

L’ultima edizione storica e la lunga assenza (2011)
L’ultima edizione prima della lunga sospensione si disputò nel 2011. Dopo quell’anno, il Giro di Sardegna uscì definitivamente dal calendario professionistico, lasciando un vuoto significativo nel panorama ciclistico italiano.
Le cause principali furono:
difficoltà economiche
mancanza di continuità organizzativa
crescente complessità del calendario internazionale
Per oltre un decennio, la corsa rimase solo un ricordo per appassionati e storici del ciclismo.
Il valore storico del Giro di Sardegna
Il Giro di Sardegna non è stato soltanto una competizione sportiva, ma:
un strumento di promozione territoriale
un evento capace di raccontare l’isola attraverso lo sport
una vetrina internazionale per la Sardegna
Molte tappe hanno contribuito a far conoscere paesaggi, borghi e strade allora poco note al grande pubblico.
Il ritorno simbolico nel ciclismo moderno
Il rientro del Giro di Sardegna nel calendario nel 2026 rappresenta un ritorno storico, non solo sportivo ma anche culturale. Riportare una corsa a tappe sull’isola significa riallacciare il filo con una tradizione interrotta, adattandola alle esigenze del ciclismo moderno.
La storia del Giro di Sardegna
La storia del Giro di Sardegna è fatta di grandi campioni, percorsi duri, pause forzate e ritorni attesi. Dalla prima edizione del 1958 all’ultima del 2011, questa corsa ha lasciato un segno profondo nella memoria del ciclismo italiano, diventando simbolo di una Sardegna sportiva, autentica e competitiva.
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