Le nomine ai vertici delle ASL territoriali decise dalla Giunta regionale a fine anno riaccendono il dibattito sulla sanità pubblica in Sardegna. Un dibattito che, tuttavia, rischia di restare superficiale se limitato al piano delle singole responsabilità locali, senza affrontare le cause strutturali di una crisi che ha dimensione nazionale.
Gaetano Cima (1805-1878):
protagonista del Neoclassicismo in Sardegna

Nomine arrivate in extremis e fase politica delicata
Le nuove nomine sono arrivate in un momento politicamente complesso, segnato dal licenziamento dell’assessore alla Sanità Bartolazzi e dalla successiva assunzione ad interim della delega da parte della presidente Alessandra Todde.
Una scelta che evidenzia una fase di transizione e di tensione istituzionale, ma che non può essere letta come una svolta risolutiva per il sistema sanitario regionale.
Il rischio di una lettura riduttiva del problema
Concentrare l’attenzione esclusivamente sulle nomine rischia di trasmettere l’idea che la crisi della sanità sarda dipenda principalmente da:
dirigenti locali
assetti organizzativi territoriali
singole gestioni amministrative
In realtà, questi elementi incidono solo marginalmente su un problema ben più profondo, che riguarda l’intero sistema sanitario pubblico italiano.
Trent’anni di politiche che hanno indebolito il pubblico
La sanità pubblica italiana versa in condizioni critiche non per scelte recenti, ma per politiche portate avanti negli ultimi trent’anni.
Progressivamente, ingenti risorse economiche e professionali sono state dirottate verso il settore privato, riducendo:
investimenti nel servizio pubblico
capacità di attrarre e trattenere personale sanitario
qualità e capillarità dei servizi
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: liste d’attesa sempre più lunghe, carenze strutturali di personale, disuguaglianze territoriali crescenti.
La Sardegna come territorio fragile nel sistema nazionale
La Sardegna paga queste dinamiche più di altre regioni per motivi strutturali:
insularità
dispersione territoriale
bassa densità abitativa
difficoltà di attrazione di medici e infermieri
In questo contesto, pensare che il problema possa essere risolto con un semplice avvicendamento ai vertici delle ASL significa sottovalutare la portata della crisi.
Cambiare i dirigenti non cambia il modello
Le nomine possono incidere sull’organizzazione interna, ma non modificano:
il modello di finanziamento
il rapporto pubblico-privato
le politiche nazionali sul personale sanitario
Senza un’inversione di rotta a livello statale, le regioni – soprattutto quelle più fragili – si limitano a gestire l’emergenza, senza strumenti reali per una riforma strutturale.
- Guarda anche: La giunta regionale nomina i nuovi direttori delle Asl sarde: ecco chi sono su La Nuova Sardegna
Una crisi che richiede una risposta nazionale
La sanità pubblica non può essere affrontata come una somma di problemi regionali isolati.
È una questione nazionale, che riguarda:
il diritto costituzionale alla salute
l’equità nell’accesso alle cure
il ruolo dello Stato nel garantire servizi essenziali
In assenza di una strategia complessiva, le nomine rischiano di restare interventi simbolici, utili sul piano politico ma insufficienti sul piano sostanziale.
Una visione oltre le poltrone
Il dibattito sulle nomine ASL in Sardegna può essere utile solo se diventa occasione per una riflessione più ampia sul futuro della sanità pubblica.
Senza un cambio di paradigma nazionale, nessuna rotazione di incarichi locali potrà restituire efficienza, dignità e sostenibilità a un sistema che rappresenta uno dei pilastri fondamentali dello Stato sociale.




































