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Home » Cultura » Fotografi di Sardegna » Natura Condivisa: i fotografi raccontano la magia delle zone umide alla Torre di Marceddì

Natura Condivisa: i fotografi raccontano la magia delle zone umide alla Torre di Marceddì

Maceddì

di user
in Fotografi di Sardegna
Tempo di lettura: 14 minuti
Astore sardo. Foto: Marco Corda

Astore sardo. Foto: Marco Corda

Nel suggestivo scenario della Torre di Marceddì, la mostra fotografica “Natura Condivisa” diventa anche l’occasione per dare voce ai suoi protagonisti. I fotografi coinvolti hanno risposto alle domande di Informati Sardegna, raccontando il loro rapporto con la fotografia paesaggistica, l’emozione di immortalare le zone umide della Sardegna e l’importanza di trasformare ogni scatto in uno strumento di sensibilizzazione ambientale. Attraverso le loro esperienze, emerge un racconto autentico fatto di attese, luce, silenzi e rispetto per un territorio fragile e prezioso, dove la fotografia non è solo arte, ma anche testimonianza e impegno per la tutela della natura.

  • Guarda anche: Natura Condivisa alla Torre di Marceddì: mostra fotografica per la Giornata Mondiale delle zone umide

Natura Condivisa alla Torre di Marceddì


Manuela Fa, Arborea

La fotografia come cura, memoria e tutela del territorio

La testimonianza di Manuela Fa, fotografa paesaggista di Arborea, aggiunge alla mostra Natura Condivisa un racconto intenso e profondamente legato al territorio. Vivere a pochi passi dallo stagno di Marceddì e dallo stagno di S’Ena Arrubia significa, per lei, abitare un vero e proprio scrigno di biodiversità, un paesaggio che conosce in ogni dettaglio e che, attraverso la fotografia paesaggistica in Sardegna, sceglie di raccontare e valorizzare. Con i suoi scatti, Manuela porta avanti una personale attività di divulgazione ambientale: immagini che restituiscono i colori, le sfumature e i cambiamenti stagionali delle zone umide del territorio di Arborea e Marceddì, ma anche la loro fragilità e il bisogno di tutela. Il suo lavoro nasce dal desiderio di trasmettere a chi osserva la stessa sensazione di pace e benessere che questi luoghi le regalano ogni giorno.

Manuela Fa, fotografa naturalista. Arborea
Manuela Fa, fotografa naturalista. Arborea
  • 1- Cosa vi ha spinto a raccontare le zone umide attraverso la fotografia e quale messaggio volete trasmettere ai visitatori della mostra?
Ho la fortuna di vivere in un territorio che ospita ben due zone umide di straordinaria bellezza e di grande importanza naturalistica: lo stagno di Marceddì e lo stagno di S’Ena Arrubia. È un territorio che conosco molto bene e che considero, dal punto di vista naturalistico, un piccolo scrigno di biodiversità.
Con le mie fotografie porto avanti un’attività di divulgazione, nel mio piccolo econ le mie conoscenze; attraverso le immagini vorrei trasmettere la pace e il benessere che questi luoghi regalano a me, la sua fragilità e ciò che non a tutti non è facile osservare. I suoi colori, le sue sfumature e il suo cambiare durante le stagioni. Desidero far conoscere, anche a chi è lontano, ciò che amo profondamente e che sento il bisogno di preservare, perché fragile e delicato.
  • 2. Qual è stato lo scatto più difficile o emozionante da realizzare e quale storia racconta?
Non c’è uno scatto particolarmente difficile da raccontare, ma ce ne sono moltissimi che considero profondamente emozionanti. Fino a circa un anno fa ho trascorso tantissimo tempo ad osservare ciò che mi circondava: le zone umide sono state il mio rifugio, la mia cura.
Per molto tempo sono state anche il luogo in cui ho passato tante ore insieme a mia mamma, malata di Alzheimer. È proprio a Marceddì che abbiamo trascorso lunghi momenti in macchina, durante il periodo più complesso della malattia, quando nessun luogo riusciva a darle pace, se non quello che per me è sempre stato il luogo del cuore.
Ho tantissimi scatti realizzati dall’auto, in sua compagnia, immagini di luoghi che mi ricordano molta sofferenza, ma che allo stesso tempo mi hanno donato una profonda pace.
  • 3. Dal vostro punto di vista, quanto è importante la fotografia per sensibilizzare il pubblico sulla tutela delle zone umide e della biodiversità?
La fotografia è uno strumento fondamentale non solo per la conoscenza, ma anche per la tutela delle zone umide e della biodiversità. La fotografia naturalistica dà moltissimo, ma impone anche regole ben precise: obbliga a osservare con rispetto, in silenzio. Solo così si può davvero apprezzare la natura e sentirsi parte di essa.
Torre di Marceddì. Foto Manuela Fa
Torre di Marceddì. Foto Manuela Fa

Cristian Mascia, Gairo

La Sardegna più autentica negli scatti di Cristian Mascia, fotografo naturalista di Gairo

Cristian Mascia, fotografo naturalista originario di Gairo, dedica il suo lavoro alla scoperta e alla valorizzazione del patrimonio ambientale dell’isola, raccontando attraverso l’obiettivo la straordinaria ricchezza della fauna selvatica e dei paesaggi della Sardegna. La sua fotografia nasce da una profonda passione per la natura e da un’attenzione costante agli ecosistemi, con uno sguardo sensibile rivolto alla biodiversità e agli equilibri delicati che caratterizzano il territorio.

Attraverso la fotografia naturalistica in Sardegna, Cristian documenta ambienti spesso poco conosciuti ma di grande valore naturalistico: zone umide, aree montane, habitat costieri e contesti selvaggi dove la presenza dell’uomo lascia spazio ai ritmi della natura. I suoi scatti non sono solo immagini suggestive, ma veri e propri racconti visivi che mettono in luce la bellezza, la fragilità e l’importanza di questi ecosistemi.

Il suo obiettivo è quello di avvicinare il pubblico a una natura autentica e ancora poco esplorata, promuovendo una maggiore consapevolezza ambientale e un senso di responsabilità verso la tutela della biodiversità. Attraverso la luce, l’attesa e l’osservazione rispettosa degli animali e dei paesaggi, il lavoro di Cristian Mascia diventa uno strumento di educazione e sensibilizzazione, capace di trasmettere rispetto, conoscenza e amore per il patrimonio naturale della Sardegna.

  • 1. Cosa vi ha spinto a raccontare le zone umide attraverso la fotografia e quale messaggio volete trasmettere ai visitatori della mostra?
Essendo un fotografo naturalista, le zone umide mi hanno sempre affascinato perché rappresentano ambienti unici e ricchissimi di vita. In questi luoghi è possibile osservare e fotografare moltissime specie animali che difficilmente si riescono a vedere in altri contesti naturalistici.
A farmi innamorare ancora di più di queste aree è stata anche la frequentazione di altri fotografi, persone con competenze ed esperienza fuori dal comune, che mi hanno trasmesso conoscenze e sensibilità particolari verso questi ecosistemi.
Attraverso la mostra vorrei trasmettere ai visitatori proprio questo: la meraviglia e la ricchezza delle zone umide, e non solo, ma anche la loro fragilità. Sono ambienti preziosi, spesso poco conosciuti, che meritano attenzione e tutela, anche se per me sono luoghi lontani dal mio attuale domicilio.
  • 2. Qual è stato lo scatto più difficile o emozionante da realizzare e quale storia racconta?
In realtà lo scatto più emozionante è nato in modo del tutto fortuito, quasi inconsapevole. Non avendo una grande esperienza specifica sull’avifauna delle zone umide, il mio sogno era riuscire a fotografare il fratino, ma in quel momento ero convinto di trovarmi davanti a un semplice pullo di piro piro.
L’emozione vera è arrivata solo a posteriori, quando ho mostrato la fotografia a Rosa: è stata lei a farmi capire cosa avevo realmente fotografato. In quel momento quello scatto ha assunto un valore completamente diverso, trasformandosi da una semplice immagine riuscita a un incontro speciale con una specie rara e preziosa.
È una fotografia che racconta quanto la natura, soprattutto nelle zone umide, riesca ancora a sorprenderci, anche quando pensiamo di sapere poco o nulla di ciò che abbiamo davanti.
  • 3. Dal vostro punto di vista, quanto è importante la fotografia per sensibilizzare il pubblico sulla tutela delle zone umide e della biodiversità?
Dal mio  punto di vista la fotografia non è solo importante: è fondamentale per sensibilizzare il pubblico sulla tutela delle zone umide e della biodiversità. Un’immagine riesce a raccontare in modo immediato ciò che spesso le parole non riescono a trasmettere: la bellezza, la ricchezza e allo stesso tempo la fragilità di questi ecosistemi.
Personalmente sono convinto che la sensibilizzazione debba partire soprattutto dalle scuole. Portare le fotografie nelle classi, raccontare ai ragazzi ciò che esiste a pochi chilometri da casa loro e far vedere quanto siano straordinari questi ambienti è un passo decisivo. Bisogna parlare dei danni che facciamo , e cercare di  far nascere curiosità e rispetto attraverso la bellezza.
Purtroppo spesso accade che, in nome della cosiddetta “valorizzazione”, si finiscano per distruggere habitat importantissimi. Si interviene senza competenze, con lavori invasivi lungo le rive degli stagni, a volte con mezzi pesanti come ruspe, compromettendo aree delicate e zone di nidificazione. È un copione già visto, come accade anche adeso in siti come lo stagno di Girasole.
Per questo credo che servano più studio, più conoscenza e soprattutto più prudenza: a volte la scelta migliore per valorizzare davvero la natura è semplicemente rispettarla e lasciarla intatta.
  • Contatti: 📱 Instagram: @bakunieddu Facebook uguale 
falco pescatore Cabras (OR). Foto: Cristian Mascia
falco pescatore Cabras (OR). Foto: Cristian Mascia

Marco Corda, Dolianova

Dalla tutela alla fotografia: un fotografo naturalista racconta la fauna della Sardegna

Marco Corda da oltre dieci anni percorre l’isola in lungo e in largo, sempre accompagnato da binocolo, quaderno di campo e macchina fotografica, alla ricerca delle specie più elusive e degli habitat più rappresentativi. Il suo lavoro unisce fotografia naturalistica, ricerca sul campo e divulgazione scientifica, con l’obiettivo di raccontare e valorizzare il patrimonio ambientale della Sardegna.

Autore e coautore di articoli scientifici e divulgativi, ha pubblicato su riviste specializzate come Asferico, InNatura, Simbiosi Magazine e La Rivista della Natura, oltre che su piattaforme online dedicate alla natura e alla fotografia come Animal Trip e Wild-ITA. Socio AFNI (Associazione Fotografi Naturalisti Italiani), collabora attivamente con associazioni ambientaliste e partecipa a censimenti e studi faunistici su specie di grande interesse conservazionistico, tra cui aquila reale, avvoltoio grifone, falco pescatore, gallina prataiola e cervo sardo.

Il fotografo Marco Corda
Il fotografo Marco Corda
  • 1. Cosa vi ha spinto a raccontare le zone umide attraverso la fotografia e quale messaggio volete trasmettere ai visitatori della mostra?

Dal mio punto di vista, fotografare è sinonimo di raccontare, e sopratutto sensibilizzare. Un immagine si può dire ben riuscita quando suscita nell’osservatore sentimenti di emozione. Da anni giro la Sardegna e le sue zone umide in lungo e in largo sempre alla ricerca “della foto che devo ancora fare”. L’augurio è che le persone, vedendo le immagini rivivano le stesse emozioni che ho vissuto in prima persona da assoluto privilegiato in mezzo alla natura.

  • 2. Qual è stato lo scatto più difficile o emozionante da realizzare e quale storia racconta?

Lo scatto più difficile e che allo stesso tempo mi ha regalato delle emozioni indescrivibili è quello che ritrae un astore sardo illuminato da una lama di luce  tra l’oscurità della foresta, per riuscire a realizzare quest’immagine ci sono voluti oltre quattro anni di studio, appostamenti e tanta tanta pazienza. Racconta di una sfida intima e personale per riuscire a ritrarre in una situazione quasi surreale uno dei rapaci più elusivi della Sardegna, che non per niente viene chiamato “ il fantasma dei boschi”.

  • 3. Dal vostro punto di vista, quanto è importante la fotografia per sensibilizzare il pubblico sulla tutela delle zone umide e della biodiversità?

Sono fortemente convinto che la fotografia naturalistica sia un mezzo, e non un fine.Uno strumento utile ed efficace per far passare un importante messaggio che è quello dell’importanza della biodiversità. Le zone umide sono aree fragili e delicate che nel corso dei secoli hanno subito violente bonifiche e mutamenti, ora sono territori chiave per la salvaguardia e la tutela di tantissime specie animali e vegetali. Raccontarle al grande pubblico che spesso ne ignora la preziosa presenza aiuterà sicuramente a preservarle.

Astore sardo. Foto: Marco Corda
Astore sardo. Foto: Marco Corda

Rosa Maria Dore, Tortolì

Documentare la natura, raccontando il Gennargentu e l’Ogliastra, il percorso di Rosa Maria Dore

La fotografa Rosa Maria Dore, originaria di Tortolì, ha costruito nel tempo un legame profondo con l’ambiente naturale, trasformando questa connessione in una vera vocazione per la fotografia naturalistica in Sardegna. Cresciuta a stretto contatto con la natura, ha sviluppato uno sguardo attento e sensibile, capace di cogliere dettagli, atmosfere e fenomeni naturali spesso impercettibili a un’osservazione superficiale.

Il suo lavoro fotografico racconta paesaggi selvaggi, fauna e ambienti incontaminati, con una particolare attenzione ai territori montani del Gennargentu e ai rilievi dell’Ogliastra, tra le aree più autentiche e meno esplorate dell’isola. Attraverso escursioni in luoghi spesso difficili da raggiungere, Rosa Maria Dore documenta la bellezza e la fragilità di ecosistemi di grande valore, contribuendo alla valorizzazione e alla conoscenza del patrimonio naturale sardo.

Le sue immagini nascono dall’esperienza diretta sul campo e da un approccio rispettoso e paziente, trasformando la fotografia in uno strumento di racconto, sensibilizzazione e tutela della biodiversità.

  • 1. Cosa vi ha spinto a raccontare le zone umide attraverso la fotografia e quale messaggio volete trasmettere ai visitatori della mostra?
In occasione del mese dedicato alle zone umide, la mostra fotografica si inserisce in un programma di iniziative che desiderano dare voce a luoghi talvolta marginali ma vitali. Le zone umide sono luoghi fragili e molto importanti allo stesso tempo: regolano l’acqua, custodiscono biodiversità, celano una vita colorata e attiva in continua evoluzione.
Ogni aspetto della natura merita di essere conosciuto, nella sua ricchezza, varietà e importanza. La conoscenza di questi aspetti è il primo passo per poterla rispettare e proteggere.
  • 2. Qual è stato lo scatto più difficile o emozionante da realizzare e quale storia racconta?
Ogni scatto è un’emozione, e ogni scatto racconta una storia diversa, ma ricordo ancora la sorpresa e l’emozione del primo avvistamento del pollo sultano uscito timidamente da un canneto lungo gli argini di una piccola zona umida. Anni dopo, mi ha regalato un’altra emozione affacciandosi insieme al pullo. Un incontro che racconta una storia di ambienti inviolati, ritmi dettati dalla natura e continuità della vita.
  • 3. Dal vostro punto di vista, quanto è importante la fotografia per sensibilizzare il pubblico sulla tutela delle zone umide e della biodiversità?
La fotografia è uno strumento fondamentale di sensibilizzazione. Ha la capacità di rendere visibile ciò che spesso resta ignorato come nel caso di ecosistemi percepiti come lontani o marginali. Un’immagine può suscitare curiosità, empatia e consapevolezza in modo immediato, superando barriere culturali e linguistiche.
Nel contesto della tutela delle zone umide e della biodiversità, la fotografia non è solo documentazione, ma anche testimonianza: mostra il valore di questi ambienti, le loro trasformazioni e la loro fragilità, contribuendo a creare una coscienza collettiva, necessaria a qualsiasi azione concreta di protezione e conservazione.
Airone rosso. Foto: Rosa Maria Dore
Airone rosso. Foto: Rosa Maria Dore

Matteo Muzzette, Nuoro 

Tra fenicotteri e paesaggi d’acqua: la fotografia naturalistica di Matteo Muzzette

Matteo Muzzette, fotografo di Nuoro, partecipa alla mostra Natura Condivisa portando uno sguardo sensibile e contemplativo sulle zone umide della Sardegna, ambienti che da sempre rappresentano per lui un luogo di equilibrio, calma e introspezione. La sua passione per la fotografia paesaggistica e naturalistica nasce come esigenza di rallentare e ritrovare un contatto autentico con la natura, privilegiando scenari in cui l’acqua è protagonista: mare, fiumi, cascate, stagni e paludi, paesaggi capaci di trasmettere silenzio, profondità e armonia.

Coinvolto nel progetto espositivo alla suggestiva Torre di Marceddì, Matteo ha scelto di raccontare atmosfere e luci che parlano senza parole: le prime ore dell’alba, i colori caldi del tramonto e quei momenti sospesi che invitano l’osservatore a fermarsi e ad ascoltare il ritmo della natura. Negli ultimi tempi il suo interesse si è esteso anche alla fauna delle zone umide, con particolare attenzione agli eleganti fenicotteri, protagonisti di scatti dinamici e suggestivi che ne catturano il movimento e la bellezza.

  • Contatti: MatteoMuzzetteFacebook
Il fotografo Matteo Muzzette, Nuoro
Il fotografo Matteo Muzzette, Nuoro
  1.  Cosa vi ha spinto a raccontare le zone umide attraverso la fotografia e quale messaggio volete trasmettere ai visitatori della mostra?

Il voler raccontare le zone umide nasce dal fatto che una carissima amica ha coinvolto me ed altri fotografi ad esporre i nostri scatti nella suggestiva torre  di Marceddì, sicuramente una location originale e affascinante. Premetto che la passione per la fotografia in primis e per la natura in generale mi servono ad evadere dallo stress lavorativo ed in particolare prediligo gli ambienti in cui è presente l’acqua, che si tratti di mare, fiumi, cascate e ovviamente stagni e paludi. Scenari ed atmosfere che mi trasmettono calma e introspezione, come le prime luci dell’alba, i colori caldi del tramonto, i paesaggi insomma che sanno parlare senza parole; soltanto da poco tempo mi sta incuriosendo fotografare gli animali che popolano le zone umide ed il messaggio che vorrei trasmettere ai visitatori è un invito a rallentare, ad osservare e a lasciarsi avvolgere dalla quiete che solo il mondo naturale sa offrire.

  • 2. Qual è stato lo scatto più difficile o emozionante da realizzare e quale storia racconta?

Sicuramente non mi stancano gli scatti dei fenicotteri, animali di una eleganza infinita e per i quali il tempo mi vola ad ammirarli in tutte le loro attività; tra le immagini che espongo nella mostra, quella foto con un grado di difficoltà più elevato è stata quella dei fenicotteri che decollano tra gli schizzi d’acqua e mostrandosi con il tipico colore rosa del piumaggio che si contrasta con i colori tenui della scena.

  • 3. Dal vostro punto di vista, quanto è importante la fotografia per sensibilizzare il pubblico sulla tutela delle zone umide e della biodiversità?

Personalmente reputo che la fotografia naturalistica sia fondamentale per sensibilizzare il pubblico sulla tutela delle zone umide e sulla biodiversità, rivelando con immagini la ricchezza di habitat umidi e mostrando specie come fenicotteri, aironi, martin pescatori, cavalieri d’Italia ecc.; tutto ciò rende  tangibili i benefici ecosistemici come la purificazione dell’acqua e la prevenzione delle alluvioni. L’auspicio è che le fotografie che raffigurano questi ambienti invoglino le persone vengano a partecipare attivamente alla loro tutela e conservazione. Ci sono delle figure, come per esempio Manuela, che con l’ausilio della fotografia sta svolgendo un lavoro molto importante nelle scuole primarie, affinché i bambini vengano educati al rispetto delle zone umide e dell’ambiente in generale

Torre di Marceddì. Foto Matteo Muzzette
Torre di Marceddì. Foto Matteo Muzzette

 

 

Tag: FotografiaFotografia naturalistaMarceddì
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