Carceri 41 Bis in Sardegna, la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, ha lanciato un appello alla mobilitazione popolare contro la decisione del governo di realizzare tre nuove strutture detentive destinate al regime di 41 Bis sull’isola. L’iniziativa segna un momento di forte tensione istituzionale e riaccende il dibattito sul ruolo della Sardegna nelle politiche nazionali in materia di sicurezza e sistema carcerario.
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Carceri 41 Bis in Sardegna: perché l’opposizione
Secondo la presidente Todde, la scelta del governo rappresenta una decisione calata dall’alto, senza un adeguato coinvolgimento delle istituzioni regionali e delle comunità locali.
La Regione teme che l’apertura di nuove strutture ad alta sicurezza possa avere ripercussioni sociali, economiche e territoriali, trasformando alcune aree dell’isola in poli permanenti di detenzione per detenuti legati alla criminalità organizzata.
Il regime di 41 Bis, noto come “carcere duro”, è riservato ai detenuti per reati di mafia e terrorismo, con severe limitazioni ai contatti con l’esterno per impedire collegamenti con le organizzazioni criminali.
Timori per il territorio e rischio infiltrazioni mafiose
Tra le principali preoccupazioni espresse dalla Regione c’è il rischio che la presenza stabile di detenuti appartenenti a organizzazioni mafiose possa favorire, nel tempo, tentativi di radicamento e infiltrazione criminale nel territorio.
La Sardegna, storicamente considerata meno esposta rispetto ad altre regioni italiane, negli ultimi anni ha già registrato segnali di attenzione da parte delle autorità antimafia. Per questo motivo, l’amministrazione regionale teme che la nuova pianificazione possa contribuire ad aumentare le pressioni della criminalità organizzata sull’economia locale.
L’appello alla mobilitazione dei cittadini
Di fronte a quella che viene percepita come una decisione unilaterale del governo centrale, la presidente Todde ha invitato i cittadini, le associazioni e gli enti locali a scendere in piazza per manifestare il proprio dissenso.
L’obiettivo della mobilitazione è chiedere:
maggiore confronto istituzionale;
trasparenza sulle scelte del governo;
una valutazione dell’impatto territoriale e sociale delle nuove strutture.
Secondo la Regione, la protesta rappresenta anche un segnale politico: la necessità di difendere l’autonomia decisionale e il diritto delle comunità locali a partecipare alle scelte che riguardano il proprio territorio.
Scontro istituzionale tra Regione e governo
La vicenda evidenzia un possibile conflitto di competenze tra livello regionale e nazionale. Le politiche carcerarie rientrano infatti nelle prerogative dello Stato, ma la Regione rivendica il diritto a essere coinvolta quando le decisioni incidono in modo significativo sull’assetto territoriale e sulla sicurezza locale.
Il caso potrebbe aprire un nuovo fronte nel dibattito sul rapporto tra autonomie regionali e governo centrale, soprattutto in territori insulari come la Sardegna.
Un tema destinato a far discutere
La realizzazione di nuove carceri al 41 Bis in Sardegna resta un tema destinato a generare un ampio confronto politico e sociale. Da un lato, il governo punta al rafforzamento del sistema di contrasto alla criminalità organizzata; dall’altro, la Regione e parte della popolazione chiedono garanzie, coinvolgimento e una valutazione approfondita delle conseguenze sul territorio.
La mobilitazione annunciata dalla presidente Todde rappresenta quindi un passaggio chiave in una vicenda che potrebbe avere effetti rilevanti sul futuro dell’isola e sul rapporto tra istituzioni locali e Stato.
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