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Quando il grasso viscerale soffoca i tuoi organi interni

Il grasso viscerale è la tipologia di grasso corporeo che, se in eccesso, diventa la più pericolosa per la salute di una persona. Questo perché esso comprime le viscere ed espone l’organismo a complicanze di vario genere alcune delle quali gravi come quelle a carico del sistema cardio-vascolari, il diabete di tipo 2 e o il morbo di Alzheimer. Qualora ci si trovasse in questa situazione di sovrappeso sarebbe opportuno: 1) fare una valutazione medica della situazione, 2) prendere coscienza della gravità del problema, ricorrendo ad un aiuto psicologico se necessario, 3) rivolgersi a un dietologo per avere un piano alimentare adeguato e 4) rivolgersi ad un istruttore di educazione fisica per intraprendere un percorso di attività fisica adattata.

GRASSO E SALUTE
Il grasso corporeo è una componente fondamentale per il mantenimento dello stato di salute dell’organismo. Molto semplicemente, infatti, possiamo dire che il grasso corporeo è necessario al corpo per cinque motivi:

  1. È un deposito di energia
  2. È una protezione meccanica dagli urti
  3. È un rivestimento contro la dispersione del calore
  4. È una componente di organi e tessuti
  5. È un vettore di trasporto per alcune sostanze (come le vitamine) utili al metabolismo

LA SALUTE NON È UN BIGLIETTO DI SOLA ANDATA
Il grasso si introduce con l’alimentazione e l’organismo lo utilizza a seconda delle sue esigenze in maniera più o meno autonoma. Il grado di efficienza e di autonomia di questo utilizzo ovviamente dipende dall’efficienza metabolica dell’organismo stesso: è chiaro che, su base genetica e ambientale/comportamentale, esistono delle varianti anche importanti tra un soggetto e l’altro. Quindi, nella casistica generale, agli estremi, possiamo trovare un corpo totalmente incapace di metabolizzare i grassi e determinare un caso di obesità oppure di anoressia. In mezzo a questi estremi ci stanno tutte le varianti della specie che necessitano sempre di essere sorvegliate, perché lo stato di salute, purtroppo, non è una condizione perenne, ma subisce miglioramenti o peggioramenti che devono essere osservati sia in chiave preventiva che curativa.

Il grasso quindi, nelle quantità fisiologiche è fondamentale per l’organismo, ma in una società consumistica come quella contemporanea, a causa della sovrabbondanza del cibo a disposizione; della facilità di reperimento e per la presenza, in commercio anche del cosiddetto “cibo spazzatura” e/o artificioso, mantenere un buon rapporto con i livelli di grasso corporeo è un’impresa che non a tutti riesce facile. Le motivazioni sono principalmente due, come detto prima:

  • fattori genetici – che predispongono a un cattivo metabolismo dei grassi;
  • fattori ambientali/comportamentali – che diseducano il cervello al punto da farne dipendere da fattori negativi.

L’educazione alimentare e la cultura alimentare oggi forniscono le tecniche pedagogiche e le informazioni sufficienti a chiunque per determinare, volendo, una scelta: salute sì o salute no?
Ecco quindi che la consapevolezza e la forza di volontà nel decidere da che parte stare possono essere determinanti nel contrastare (e in molti casi eliminare) le ricadute negative sulla propria salute dei fattori genetici e ambientali/comportamentali che dirottano lo stato di salute verso il peggioramento.

VITA SREGOLATA
Un’alimentazione sregolata, stress fisico e mentale, sballottamento del ritmo sonno-veglia, vita sedentaria o iperattiva, scarsa dedizione all’attività fisica regolare sono elementi che portano il corpo ad accumulare grasso in eccesso trasformandolo in pericolo soprattutto se si accumula in alcune parti come l’addome.

Oggi, sulla spinta delle suggestioni mediatiche-commerciali, si pone infatti l’attenzione sull’accumulo di grasso nei glutei e sulle cosce (specialmente la popolazione femminile che subisce il condizionamento di una società maschilista) ma il problema dell’accumulo di grasso nel corpo va prima di tutto posto quando questo avviene sull’addome. Va inoltre distinto il grasso tissutale dal grasso viscerale. Il primo è quello più esterno, quello che “si vede e si afferra” e lo troviamo sugli arti, sul tronco e sui glutei; il grasso viscerale è invece quello che si deposita attorno agli organi vitali come intestino, fegato e cuore

  • Non conta dunque, solo la quantità assoluta di grasso che abbiamo accumulato, ma la sua distribuzione.

QUANDO INGRASSARE DIVENTA PREOCCUPANTE
Il grasso addominale, superata una certa quantità di accumulo, comprime le visceri facendole funzionare male e sovraccaricando (per farle funzionare “male”) il sistema cardiovascolare. Si tratta dunque di un grasso che “affoga” gli organi e il cuore che può portare a problematiche serie come diabete di tipo 2, Alzheimer e patologie cardiovascolari. Questo grasso non è più un deposito di calorie, ma un tessuto attivo che rilascia sostanze dannose per l’organismo (come sostanze pro-infiammatorie e acidi grassi) che talvolta interferiscono sulla funzionalità ormonale mettendola, nei casi più gravi, letteralmente fuori uso: la cosiddetta disfunzione ormonale indotta.Il grasso viscerale porta inoltre una eccessiva pressione intragastrica (quando si sta in posizione seduta o peggio ancora quando ci si sdraia per dormire) con conseguente reflusso gastroesofageo.

I punti chiave da considerare per valutare il proprio livello di grasso addominale sono:

  1. Il giro vita – Il giro vita va preso al termine di un’espirazione e misurando la circonferenza poco sotto l’ombelico, nel punto più stretto. I valori variano dall’etnia di appartenenza e dallo studio che si vuole fare. In linea di massima sono: 102 cm per l’uomo e 88 cm per la donna.
  2. Rapporto vita/fianchi – Esso va preso nel punto più largo dei fianchi. Possono essere considerati valori massimi 0,9/1 cm per l’uomo; 0,8 per la donna.
  3. Familiarità – Parenti di primo grado con casi di diabete tipo 2, malattie cardiovascolari e steatosi epatica non alcolica obbliga il soggetto a tenere sotto controllo il proprio grasso addominale.

Altri fattori da tenere in considerazione sono ovviamente il peso corporeo, i parametri ematici (colesterolo totale/LDL, emoglobina glicata, transaminasi, trigliceridi) e altri valori che sono da approfondire col medico curante.

Per agire sul giro vita sono fondamentali due fattori: alimentazione corretta e attività fisica regolare e razionale.

Quindi, i passi successivi una volta fatta la diagnosi sono:

  1. Andare dal medico curante per segnalare la problematica
  2. Rivolgersi a un dietologo e farsi fare un piano alimentare personalizzato
  3. Se necessario effettuare un consulto psicologico per valutare quali atteggiamenti psicologici andrebbero rivisitati in chiave di “rinascita” e /o di ricerca dello stato di salute, che richiede sicuramente fermezza e forza di volontà da un lato e argine al perfezionismo maniacale dall’altro
  4. Rivolgersi al medico ( medico sportivo) per avere il via libera ad una pratica di attività fisica
  5. Iscriversi in palestra e farsi seguire da un istruttore di educazione fisica a cui fornire tutte le informazioni mediche e nutrizionali per metterlo al corrente della problematica. In questo modo egli avrà a disposizione la chiarezza necessaria per stilare, con voi, un piano di lavoro personalizzato, adattato e scientificamente più attendibile.
  6. Regolare il ritmo sonno-veglia ricreando le condizioni di vita adatte al proprio ritmo naturale. Evitare dunque in tal senso di praticare fitness nelle ore serali e, dove possibile, collocarlo invece in quelle mattutine o di primo pomeriggio.

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