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La Giahiliiah

Prima dell’avvento dell’islamismo e della nascita della comunità musulmana nella città della Mecca, la penisola arabica, l’Iran occidentale e l’attuale costa mediterranea del Medio Oriente tra la Siria e lo Stretto di Suez, era un’area geografica molto vivace per la presenza di numerose civiltà dedite alla vita nomade (pastorizia e commercio) o alla vita sedentaria (agricoltura).

I musulmani indicano questo periodo antecedente alla loro nascita col nome di giahiliiah (in italiano “ignoranza”) per definire quei popoli ancora non a conoscenza della verità salvifica del profeta Maometto che ebbe da Allah, tramite il messaggero Gabriele, la rivelazione divina.

LA VIA DELL’INCENSO
Secondo la storiografia orientalistica che già a metà del ‘600 in Europa aveva messo come oggetto dei suoi trattati le vicende delle popolazioni preislamiche in Medio Oriente, nel VI secolo lungo la fascia desertica che va dai territori dell’attuale Siria e Giordania fino al golfo di Aqaba erano presenti sia tribù nomadi che gli eredi dei popoli sabei, quelli che i romani avevano conosciuto come gli Homerites (o Himyariti). Questi ultimi erano genti sedentarie altamente progredite soprattutto nella capacità di sfruttamento delle risorse idriche del territorio che ottimizzavano attraverso ingegnose opere idrauliche e di canalizzazione. Tali popolazioni erano anche attive nel settore del commercio perché già prima del secondo millennio a.C. avevano inventato la famosa via dell’Incenso, una pista carovaniera che metteva in comunicazione l’ovest dei porti del Mar Rosso con l’est del Golfo Persico dove arrivavano le merci provenienti dalla Cina, dall’India e per via marittima dall’Etiopia. Dà le merci potevano poi proseguire verso nord in direzione dell’Armenia o del nord-ovest verso le coste mediterranee della Siria.

Era così che l’area, nel corso di secolari mutamenti nell’andamento dei traffici, si punteggiava di nuovi agglomerati nati nei punti di snodo delle tratte, la dove avvenivano gli scambi e venditori e compratori avevano bisogno di un luogo stabile dove fare gli affari (i negozi). Erano così sorte le città carovaniere di Palmira, Bosra, Jerash, Baalbek e Petra. Alla via dell’Incenso, proveniente dall’Estremo Oriente, si aggiungevano ovviamente merci che arrivavano dal profondo della penisola arabica, come le spezie della cosiddetta Arabia felix (attuale Yemen).

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Incenso
Bastoni di incenso

I BEDUINI
In quelle steppe aride e isolate le carovane dei mercanti erano ovviamente prese di mira dagli assalitori beduini, gli abitanti nomadi del deserto (beduino → badw → bādiya →steppa desertica) che vivevano di allevamento di ovini e dromedari. La convivenza tra queste moltitudini in quei luoghi difficili e inospitali, nonostante la diversità di abitudini e di tipologia di vita (i commercianti sedentari e monoteisti, gli allevatori nomadi e politeisti) era notoriamente pacifica. L’area dove sorge l’attuale città della Mecca, la regione del Ḥijāzera, già a quel tempo luogo centro di incontro religioso, perché sorgeva un santuario dove i fedeli si incontravano per pregare.

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Donna beduina
Donna beduina a Gerusalemme (fine ‘900). Fotografia di proprietà della collezione Matson (G. Eric and Edith)

BIZANTINI E PERSIANI
La vocazione commerciale e l’intensità dei traffici dell’area della cosiddetta Via dell’Incenso, divenne nel corso del tempo oggetto di mire espansionistiche e di controllo degli imperi successivi che si costituirono nelle aree socialmente più organizzate, come i Bizantini e i Persiani. Dalle influenze dei primi nascerà poi il regno arabo dei Ghassanidi, che ebbero nelle città di Palmira e Petra i fulcri delle loro istituzioni politiche; mentre i persiani sasanidi favorirono la prosperità dei Lakhmidi, il cui centro fu l’area dell’al- Ḥīra. A questo mosaico si aggiunse poi l’Impero di Axum, che fu un alleato dell’Impero bizantino e la cui matrice religiosa era cristiana e monofisita. Gli Axum raggiunsero un certo livello di prosperità spingendo la loro espansione fino all’attuale Yemen dove contribuirono ad allestire l’area di importanti dighe e impianti di canalizzazione capaci di dare fertilità a regioni altrimenti destinate dalla natura alla desertificazione. Questo scrigno di benessere tuttavia fu poi distrutto dalla conquista persiana del VI secolo e dalla successiva guerra persiano-etiopica che determinò la migrazione delle popolazioni verso il nord, favorendo di conseguenza la crescita demografica attorno alle città della Mecca, di Ṭāʾif e di Yathrib. Questi centri diventeranno più avanti centri propulsivi dell’espansionismo islamico, perché il profeta Maometto riuscì a trasformare le disarticolate tribù preislamiche in un’identità araba unitaria, fondando un solido Stato teocratico nazionale.

LA RELIGIONE DEI POPOLI PRE-ISLAMICI
Prima della nascita dell’Islamismo, nell’area del Medioriente, dai deserti della penisola arabica alle piane a ridosso dei grandi fiumi della Mezza Luna Fertile (attuale Iraq) dove si snodava l’antica Via dell’Incenso, le antiche popolazioni praticavano riti e culti derivati dagli antichi regni dei Nabatei, dei Moabiti e degli Edomiti. Le divinità erano prevalentemente femminili e si richiamavano a quelle di matrice fenicia e babilonese. I nomadi beduini invece, grazie alla varietà di contatti con realtà etniche anche molto diverse, attingevano pure a riferimenti religiosi ebraici, maturando pure un “monoteismo imperfetto” come la devozione al Dio Abramo (monoteismo degli ħanīf) che sarà il fondamento comune ad islamismo ed ebraismo. A ciò si aggiungeva il culto dei bethel che avevano come oggetto liturgico anche pietre meteoritiche quale ad esempio quello che diventerà la Pietra Nera della Mecca, l’oggetto sacro per eccellenza dell’Islam.

I riti e i culti praticati dagli arabi fino al VI secolo provenivano in larga parte dagli antichi regni vicini, come quello dei Moabiti, degli Edomiti e dei Nabatei, di cui furono adottati e in parte trasformati soprattutto i connotati astrali e i mitologemi. La ricchezza di divinità, specialmente femminili, presentava similarità con le divinità babilonesi e fenicie. I beduini inoltre, costituendo una realtà nomade che facilmente entrava in contatto con altre popolazioni, avevano assimilato anche usi e tradizioni di popoli diversi per origini etniche, lingua e tradizioni, come ad esempio quello ebraico, tanto che nel VI secolo si era diffusa tra le tribù una sorta di “monoteismo imperfetto”, quello degli ħanīf, che aveva la devozione al Dio di Abramo, progenitore comune, secondo la Genesi, di ebrei e arabi. Ad essa si affiancava quella del culto di idoli come quello dei bethel che usava come oggetto di culto le pietre di origine celeste, tra cui, ad esempio, la famosa Pietra Nera della Mecca (LEGGI) che i musulmani riadatteranno alla loro religione. In quel luogo della Mecca dove oggi si trova il santuario della Kaʿba confluivano periodicamente, in epoca preislamica, molte tribù beduine e numerose popolazioni sedentarie che celebravano riti panarabi. Altre comunità ebraiche invece, che abitavano la Mecca prima della nascita dell’islamismo, praticavano il loro credo sia nella forma eretica che ortodossa.

Altre espressioni della religione preislamica si manifestarono, secondo i dati forniti dalla storiografia ufficiale, nella porzione centro-occidentale della penisola arabica, dove ogni tribù aveva una propria divinità oggetto del culto principale, ma praticava anche altri culti rivolti ad altri dei.

Il Cristianesimo invece riuscì a penetrare nella zona che poi diventerà la culla dell’Islamismo attraverso gli Abissini che proponevano una figura di Cristo a metà tra uomo e dio; mentre dai Persiani giunsero le influenze dello zoroastrismo e del cristianesimo nestoriano.

Con l’inizio della predicazione di Maometto nel 610 i culti politeisti delle comunità preislamiche vennero progressivamente abbandonati e l’islamismo riconvertì parte di quei culti alla propria tradizione.

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