L’Anfiteatro romano di Cagliari è uno dei più importanti monumenti archeologici della Sardegna romana. Costruito tra il I e il II secolo d.C. nella città di Carales, l’antico nome di Cagliari, fu realizzato dai Romani durante la loro dominazione dell’isola. L’edificio, scavato in parte nella roccia calcarea, veniva utilizzato per spettacoli pubblici, combattimenti tra gladiatori e lotte con animali, costituendo un centro fondamentale della vita sociale e politica della Cagliari romana.
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🏛️ Scheda sintetica: Anfiteatro romano di Cagliari
Epoca: I–II secolo d.C.
Località: Caralis (odierna Cagliari)
Capienza: circa 10.000 spettatori
Utilizzo: Spettacoli gladiatori, venationes, pene capitali
Materiale: Scavato nella roccia calcarea locale
Decadenza: Con la cristianizzazione dell’Impero e la crisi economica
Riscoperta: XIX secolo (scavi di Giovanni Spano)
Uso moderno: Sede di eventi culturali dal 2003
🏛️ La costruzione dell’Anfiteatro romano di Cagliari
L’Anfiteatro romano di Cagliari fu costruito sfruttando la morfologia naturale del colle calcareo su cui sorge. Il versante nord dell’edificio fu interamente scavato nella roccia, mentre il lato sud fu arricchito da una scenografica facciata con filari di archi sovrapposti, che raggiungevano un’altezza di circa 20 metri. Sebbene meno imponente del Colosseo di Roma (alto 48 metri), l’anfiteatro di Carales rappresenta uno degli esempi più significativi di architettura pubblica romana in Sardegna.
🎭 Gli spettacoli nell’Anfiteatro di Carales
Nel cuore dell’anfiteatro si svolgevano i più noti spettacoli della tradizione romana. Tra questi, i combattimenti tra gladiatori, spesso reclutati tra la popolazione sarda o provenienti da altre province dell’Impero, come l’Africa. Alcuni erano gladiatori professionisti, altri semplici schiavi condannati al combattimento.
Non mancavano le venationes (combattimenti con animali), le rappresentazioni teatrali e le esecuzioni pubbliche delle pene capitali, che avvenivano sotto gli occhi degli spettatori, rendendo l’anfiteatro un luogo di intrattenimento ma anche di monito sociale.
⚔️ Cosa si faceva all’Anfiteatro romano di Cagliari
Ecco le principali attività che si svolgevano all’interno del monumento:
- Combattimenti tra gladiatori
- Combattimenti tra animali (venationes)
- Spettacoli teatrali
- Esecuzioni delle pene capitali
👥 Capienza dell’Anfiteatro romano di Cagliari
L’Anfiteatro romano di Cagliari era una struttura di provincia, e quindi di dimensioni inferiori rispetto agli edifici simili costruiti nelle grandi città dell’Impero. Tuttavia, grazie alla sua altezza di circa 20 metri e alla conformazione semicircolare delle gradinate, l’anfiteatro era in grado di ospitare fino a 10.000 spettatori contemporaneamente.
Questa capacità lo rendeva il principale luogo di intrattenimento pubblico nella Cagliari romana, confermando l’importanza che Carales aveva assunto in epoca imperiale.
🏛️ Distribuzione degli spalti secondo la gerarchia sociale
La disposizione dei posti all’interno dell’anfiteatro seguiva fedelmente la struttura sociale della Roma antica. Gli spalti (cavea) erano suddivisi in diversi settori, ciascuno riservato a una specifica classe:
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Podium: la zona più vicina all’arena, riservata alle autorità e ai personaggi pubblici più importanti.
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Ima cavea: destinata alla classe dirigente e ai cittadini benestanti.
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Media cavea: riservata al ceto medio.
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Summa cavea: i posti più alti e distanti, assegnati a donne, schiavi e classi meno abbienti.
Questa suddivisione rifletteva l’ordine gerarchico della società romana e garantiva una gestione ordinata degli eventi pubblici.

✝️ Il declino dell’Anfiteatro romano con l’avvento del Cristianesimo
Durante i primi due secoli dell’era cristiana, gli spettacoli cruenti negli anfiteatri romani continuarono a essere una parte integrante della cultura dell’Impero. Anche nell’Anfiteatro romano di Cagliari, come in molte altre città di provincia, si tenevano regolarmente combattimenti tra gladiatori e esecuzioni pubbliche.
Tuttavia, a partire dal II secolo d.C., la crisi dell’Impero romano iniziò a riflettersi anche sull’organizzazione di questi eventi.
📉 La crisi economica e il taglio ai fondi per gli spettacoli
Uno dei primi segnali di decadenza fu di natura economica. Le crescenti spese militari necessarie a difendere i confini dell’Impero prosciugarono progressivamente i fondi destinati agli spettacoli pubblici. A essere colpiti per primi furono proprio gli anfiteatri provinciali, come quello di Karalis, dove i finanziamenti per gli eventi vennero gradualmente ridotti fino alla sospensione totale delle attività.
🕊️ Il Cristianesimo e il cambiamento culturale
Con la progressiva diffusione del Cristianesimo, mutò anche la sensibilità collettiva verso gli spettacoli violenti. Le arene romane cominciarono a essere meno frequentate, poiché i nuovi valori religiosi promuovevano una cultura della non violenza e del rispetto per la vita umana.
Il potere spirituale della nuova religione si contrapponeva al potere temporale imperiale, cambiando radicalmente il significato degli spettacoli pubblici.
🛑 Tertulliano e la condanna morale degli spettacoli
Uno dei primi pensatori cristiani a criticare duramente le arene fu Tertulliano (155–240 d.C.), uno dei padri della teologia latina. Egli contestava non solo la brutalità degli spettacoli, ma anche il fatto che le autorità politiche decidessero arbitrariamente sulla vita e sulla morte degli individui.
Secondo la dottrina cristiana, la pena capitale non poteva essere stabilita da uomini, ma spettava solo al giudizio divino.

Didascalia: al centro il corridoio di accesso ricavato dal declivio della montagna per gli spettatori meno abbienti
⚖️ La messa al bando dei giochi gladiatori
Con l’Editto di Tessalonica del 380 d.C., l’imperatore Teodosio I dichiarò il Cristianesimo niceno religione ufficiale dell’Impero romano, imponendo il rifiuto delle religioni pagane e delle pratiche a esse collegate, inclusi gli spettacoli cruenti nelle arene.
Nonostante ciò, ancora nel 393 d.C., il senatore Simmaco organizzava lunghi spettacoli gladiatori a Roma. La svolta definitiva arrivò con l’imperatore Valentiniano III, che nel 438 d.C. vietò ufficialmente le lotte tra gladiatori. Tuttavia, l’ultimo spettacolo noto nel Colosseo si tenne nel 519 d.C.
🏗️ Dall’arena alla cava di pietra: i secoli del saccheggio
Dopo la caduta dell’Impero romano, l’Anfiteatro romano di Cagliari perse definitivamente la sua funzione originaria. L’area fu progressivamente utilizzata come cava di calcare, da cui venivano estratti materiali da costruzione per chiese, edifici civili e fortificazioni.
A utilizzare i blocchi rocciosi dell’anfiteatro furono i nuovi dominatori della Sardegna: Bizantini, Pisani e Aragonesi, che ne compromisero in parte la struttura originaria.
⚒️ Le prime campagne di scavo nell’Ottocento
Dopo secoli di oblio, l’Anfiteatro romano di Cagliari fu riscoperto nel XIX secolo, grazie al lavoro dell’archeologo e linguista Giovanni Spano (1803–1878). Egli avviò le prime vere campagne di scavo, fondamentali per riportare alla luce la grande struttura sepolta.
Gli scavi furono lunghi e difficili, ma permisero di riportare in superficie anche i livelli inferiori dell’anfiteatro, da cui emersero numerosi reperti archeologici: monete, marmi decorativi e altri oggetti, alcuni dei quali oggi conservati al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.
🎶 Il ritorno degli spettacoli: l’Anfiteatro oggi
Dopo aver resistito all’abbandono e persino ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, l’Anfiteatro romano di Cagliari è stato parzialmente restaurato e, a partire dal 2003, è tornato a essere utilizzato come luogo di spettacoli moderni, concerti ed eventi culturali.
Questa nuova funzione ha restituito all’antico monumento parte della sua centralità nella vita culturale della città, pur tra dibattiti sul bilanciamento tra conservazione e fruizione.
- Guarda anche il sito del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari

Didascalia: al centro lo scavo dove venivano riposti gli abiti di scena durante lo svolgimento degli spettacoli
