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Crisi e fine dell’Impero Romano

Verso il 160 d.C. alcuni popoli che vivevano lungo i confini dell’impero si erano mossi dai loro campi e dalle loro abitazioni andando a sfondare le frontiere dell’impero romano. Solo dopo dure lotte quelle genti erano state respinte.

Pochi anni dopo, verso il 180 d.C., una gravissima epidemia di peste aveva colpito gran parte dell’impero, causando milioni di morti.

La minaccia di nuove invasioni aveva spinto l’impero romano a rafforzare l’esercito. Le conseguenze di questa politica furono:

  • grandi spese per rifornire di armi e cibo migliaia di uomini;
  • crisi dell’agricoltura, privata di tante braccia prima occupata nei campi e ora destinate a costituire le legioni di frontiera;
  • sempre maggiore importanza dell’esercito, ormai l’unica solida base su cui si fondavano la vita e la potenza di Roma.

LA CRISI
Tra il 200 e il 300 d.C. tutti questi fattori di crisi si accentuarono sino a mettere in pericolo la vita stessa dello Stato.

– Le incursioni e gli attacchi di genti germaniche, africane, asiatiche divennero sempre più violente e frequenti: l’impero fu accerchiato e invaso da ogni parte.

– Con la fine delle conquiste finirono gli approvvigionamenti di ricchezze e vi fu la diminuzione della produzione agricola che portò all’aumento dei prezzi, alla scarsità di beni in circolazione, quindi alla povertà , alla fame e alle ribellioni.

LE LEGIONI DIVENTANO MICROSTATI
Le legioni di frontiera che si andavano a costituire in ambienti geograficamente e culturalmente lontani da Roma, cominciavano a sviluppare un’identità smarcata dalla matrice latina e a costituire gruppi sociali a sè rispetto alla madrepatria. La differenziazione in questo periodo di inizio crisi dell’impero, era così forte che addirittura le candidature ad imperatore venivano concepite all’interno di questo gruppo di uomini, il quale favoriva i capi che di volta in volta pagava di più il mestiere di soldato. Tutto ciò avveniva dunque senza più consultare o avere il consenso diretto del Senato di Roma che fino ad allora era stato la sola autorità riconosciuta a proporre l’imperatore da eleggere.

DIOCLEZIANO E LA PRIMA SUDDIVISIONE DELL’IMPERO
Nel 284 a.C. fu eletto imperatore Diocleziano che riuscì a fermare, ancora per qualche secolo, la decadenza dell’impero. Egli infatti capì che lo Stato romano era troppo vasto e che era indifendibile dagli attacchi esterni; per questo divise l’intero territorio in quattro parti¸ ciascuna affidata a un uomo responsabile unicamente del suo settore. Fu questa la prima vera frammentazione dell’impero che aprirà la strada a quella successiva (e definitiva) di Teodosio.

COSTANTINO E LA VITTORIA DEL CRISTIANESIMO
Ritiratosi Diocleziano nel 304 d.C., le lotte intestine tra i territori all’interno dell’Impero Romano continuarono. Fu invece con Costantino (306 d.C.) che la situazione venne di nuovo messa sotto controllo: l’imperatore riuscì a tenere per sè la carica e regnò fino al 337 d.C. senza avversari.

Questa unicità di potere fece si che sotto il suo impero, vennero adottate una serie di riforme di forte impatto politico, sociale e culturale su quasi tutto il territorio romano. Tra queste, la più importante in assoluto fu quella del 313 d.C. quando venne riconosciuto il Cristianesimo come religione e ordinò la fine delle persecuzioni. La vittoria del Cristianesimo fu totale: con questo provvedimento l’impero romano riconosceva quella nuova religione che era stata più forte di tutte le persecuzioni, al punto che, grazie alla sua straordinaria diffusione, era diventata la religione più importante, più prestigiosa e più seguita. Lo stesso Costantino divenne cristiano sul letto di morte e ciò dette al Cristianesimo una nuova, ulteriore spinta verso la sua totale affermazione. Grazie infatti all’appoggio politico del massimo rappresentante dell’impero, il Cristianesimo potè organizzarsi liberamente sui territori: i fedeli vennero così raggruppati in diocesi a capo delle quali vennero messi i vescovi. Tra questi il più importante venne riconosciuto quello di Roma, a cui venne dato il ruolo di rappresentante di Cristo e successore dell’apostolo Pietro.

COSTANTINO: DA ROMA A BISANZIO
Per essere più pronto ad accorrere verso le frontiere dell’impero minacciate dalle invasioni, Costantino abbandonò Roma nel 330 d.C. e scelse come capitale la città di Bisanzio, che chiamò Costantinopoli.

TEODOSIO: IL CRISTIANESIMO UNICA RELIGIONE DI STATO
Il trionfo finale del Cristianesimo avvenne invece nel 380 d.C. quando l’imperatore Teodosio proclamò il Cristianesimo unica religione dello Stato romano.

LE INVASIONI E IL CROLLO DELL’IMPERO
Tra il 350 e il 450 d.C. nuove popolazioni – Unni, Ostrogoti, Vandali, Visigoti, Franchi, Burgundi, Sassoni – si spostarono verso i confini dell’impero, ne sfondarono le frontiere e dilagarono in tutto il territorio romano.

Nel 402, Onorio, figlio di Teodosio lascia Milano e trasferisce la corte imperiale a Ravenna. Per organizzare una difesa lo Stato fu nuovamente diviso in due parti, un impero d’Occidente con capitale Ravenna e un impero d’Oriente con capitale Costantinopoli.

LA CADUTA DI ROMA
Nel 410 e nel 455 d.C. Roma fu assediata, conquistata e saccheggiata dai Visigoti e dai Vandali. L’impressione in tutto il mondo conosciuto fu enorme: dopo ottocento anni dal sacco dei Galli e circa 1.000 anni di gloria quella città considerata sacra, imperdibile, maestra e dominatrice di tutte le genti, bruciava e crollava.

Poco più tardi, nel 476 d.C. un capo barbaro, Odoacre, deponeva Romolo Augustolo, ultimo imperatore. Ora restava in piedi il solo impero d’Oriente.

Autore dell’articolo: Pierpaolo Spanu

Le ondate invasive dei Vandali in Europa

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