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La Oliena Marreri e la foresta di Jacu Piu

La Oliena Marreri è il collegamento stradale che unisce le provinciali 46, 18 e 51bis e mette in comunicazione il paese di Oliena con la piana di Marreri, per un chilometraggio totale di 20 chilometri circa. Il tratto preso in considerazione in questo articolo è specificamente quello della 51bis che attraversa la Foresta Demaniale di Jacu Piu.

TRATTA DEL CARBONE
La foresta di Jacu Piu è un polmone verde di 440 ettari posto a tutela già nel lontano 1923 da apposito decreto regio (n. 3267 del 30.12.1923) dove si immergeva la vecchia provinciale Oliena-Orune che, in epoca pre-motoristica, veniva utilizzata per il trasferimento, a bordo di carri trainati da buoi, della legna e del carbone dal centro Sardegna ai punti di smercio della costa (Orosei, Cala Gonone e Arbatax) .

GEOMORFOLOGIA
Il territorio dove sorge il bosco è, da un punto di vista altimetrico, abbastanza vario, con le creste di Punta Chercos, Janna sa Domo-Punta Muritu e Punta Sos Tinzosos che non superano i 700 metri sopra il livello del mare. Mentre, la fascia media dell’area si aggira suoi 250-300 metri. I numerosi corsi d’acqua che lo attraversano, quasi tutti a carattere torrentizio, possono godere di un’ottima scorrevolezza anche grazie alla scarsa permeabilità del suolo adagiato su un substrato granitico.

La severa geologia impone dunque un paesaggio a tratti dolce e sinuoso, a tratti irregolare e frastagliato, con numerose presenze di pinnacoli, ammassi anche di gradi dimensioni e torrioni che spiccano nella avvolgente vegetazione. Conche   e tafoni completano il paesaggio specialmente alle pendici dei rilievi.

GRANDI POSSIDENTI NUORESI E PRELATI
Man mano che si scende a valle, sia sul versante che volge a Oliena sia su quello che si affaccia sulla piana di Marreri iniziano le testimonianze della presenza umana, con vigne, orti, frutteti e pascoli. Quest’area era in passato, fino all’800, di proprietà della famiglia Mannironi di Nuoro e del canoninco Pasquale Lutzu, prelato della cattedrale di Nuoro che in questi luoghi praticavano agricoltura e pastorizia. Ai primi apparteneva la porzione montana, al secondo quella pianeggiante e valliva. In seguito i due detentori fusero il tutto in un’unica proprietà frutto del matrimonio tra Domenico Mannironi e Maria Antonia, una nipote di Lutzu.

INCENDI E COLTURE SBAGLIATE
L’area attorno alla foresta di Jacu Piu ha subito negli ultimi cinquant’anni un cambiamento morfologico importante dovuto all’impatto antropico, in particolare a causa dei numerosi episodi di incendio e dell’impianto irrazionale di colture. Questi fenomeni hanno esposto il territorio a pericolose erosioni, con frequenti casi di ruscellamento, dilavamento e asportazione dei tratti superficiali del suolo, specialmente in occasione degli intensi temporali autunnali. Il substrato granitico pertanto, in molti punti, si trova a pochi centimetri dalla superficie di terra e questo impedisce lo sviluppo di formazioni vegetali importanti, favorendo invece la macchia bassa che caratterizza quasi tutto il tratto montano.

BASSA MACCHIA 
Nonostante le condizioni ambientali siano severe, dovute alla sommatoria degli elementi indicati in precedenza (substrato granitico, incendi, erosione, colture irrazionali) l’aver sottoposto l’area a tutela di legge ha fatto si che alcune espressioni vegetali si siano potute prendere i loro spazi. È il caso del leccio, del pungitopo, della rubia e del vilburno, ma anche dell’erica, del ginepro e del corbezzolo.

LECCIO VS SUGHERA
Da queste parti il leccio, dominante sulla sughera, contiene lo sviluppo espansivo di quest’ultima che trova però spazio vitale soprattutto sul versante di Oliena, dove ha spazi di luce sufficient per tentare una diffusione. Ovviamente, senza l’intervento manutentivo dell’uomo, il rapporto leccio-sughera potrebbe andare ben presto a sfavore di quest’ultima portandola all’estinzione da quest’area in tempi relativamente brevi.

PATRIMONIO FAUNISTICO SARDO AL COMPLETO
Nella foresta di Jacu Piu, così lontana dai centri urbani, grazie alla presenza di acqua e ricoveri naturali tra grotte, anfratti e fitta macchia mediterranea, hanno sempre trovato luogo di vita e procreazione le specie più note dalla fauna superiore sarda, che si manifesta ricca e varia. Significativa dunque la presenza del cinghiale; più rara ed elusiva quella del gatto selvatico; frequente quelle della martora e della donnola; ma pure del coniglio selvatico e della lepre sarda. Mentre, tra gli uccelli, non mancano all’appello la ghiandaia, il fringuello, il pettirosso, il merlo o il colombaccio. Tra i rapaci invece sono da elencare le frequentazioni della civetta, del barbagianni, dell’assiolo, dell’astore, dello sparviero e dell’aquila reale, mentre, tra i corvidi, sicuramente non bisogna dimenticare il corvo imperiale o “corvus corax”.

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