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Il deposito nazionale di rifiuti radioattivi

Il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi è una sede di raccolta dei rifiuti a bassa attività provenienti dagli impianti nucleari presenti sul territorio nazionale che sono stati disattivati tra il 1987 e il 1990 a seguito del referendum abrogativo del 1987.

A provvedere alla bonifica delle aree in questione è stata la ditta Sogin una società pubblica che si deve anche occupare della gestione dei rifiuti radioattivi.

Attualmente (2021) i rifiuti radioattivi italiani sono stoccati in depositi provvisori, alcuni gestiti da Sogin altri da altre aziende e tra questi vi sono anche quelli provenienti da fonti non energetica, come quelli che derivano dall’industria, dalla medicina nucleare o dalla ricerca.

L’Italia in questo modo si può allineare alla direttiva europea 2011/70 che all’articolo 4 prevede che ogni Stato abbia un proprio sito di stoccaggio di questi speciali rifiuti.

La scelta della localizzazione del sito è di natura prima di tutto geologica, ovvero di sicurezza da eventi sismici e la realizzazione del sito prevede il rispetto di particolari condizioni ingegneristiche, tali che, il processo di decadimento radioattivo del materiale avvenga in sicurezza per l’uomo e le attività naturali dell’ambiente circostante.

DOVE SI TROVANO I SITI DI STOCCAGGIO TEMPORANEO DEI RIFIUTI RADIOATTIVI ITALIANI
L’Italia, come tutti i paesi altamente industrializzati, utilizza e produce rifiuti radioattivi provenienti dagli impianti elettronucleari, dalle industrie che a vario modo utilizzano queste risorse; dai centri di ricerca e ovviamente dalle sedi sanitarie che impiegano il nucleare in medicina.

I centri provvisori di stoccaggio sono definiti “provvisori” perchè fin dalla progettazione e dal concepimento dovevano essere delle aree di prima raccolta del materiale, in vista di una successiva sistemazione definitiva. I centri provvisori hanno dunque un sistema di sicurezza temporaneo (50 anni massimo) che hanno anche un limite di capienza oltre il quale non possono accumulare. In campo medico ad esempio, i centri di medicina nucleare, come ad esempio gli ospedali, trattengono parte di questi rifiuti che producono essi stessi e li smaltiscono come rifiuti convenzionali al termine del loro decadimento nucleare.

Ecco in sintesi le sedi di stoccaggio temporaneo di rifiuti radioattivi italiani:

  • 4 centrali di smantellamento di proprietà della Sogin
  • 4 impianti del ciclo del combustibile di smantellamento dell’Enea e della Sogin;
  • 1 reattore di ricerca CCR ISPRA-1 della Sogin
  • 7 centri di ricerca nucleare, tra cui presso le università di Pisa e di Palermo, il deposito Avogadro e l’Enea Casaccia;
  • 3 centri di servizio integrato operativi
  • 1 centro di servizio integrato dismesso.

Autore dell’articolo: Pierpaolo Spanu
Foto di copertina: Brugess Miner (Unsplash)

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