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Home » Cultura » Tradizioni religiose » Il Fuoco di Sant’Antonio e San Sebastiano a Dorgali e Cala Gonone

Il Fuoco di Sant’Antonio e San Sebastiano a Dorgali e Cala Gonone

Dorgali

di Redazione
in Tradizioni religiose
Tempo di lettura: 6 minuti
Fuoco di Sant'Antonio e San Sebastiano

Fuoco di Sant’Antonio e San Sebastiano

Il Fuoco di Sant’Antonio e San Sebastiano è una delle tradizioni più suggestive e sentite di Dorgali e Cala Gonone. Ogni anno, il 16 e il 19 gennaio, le piazze si illuminano di grandi falò che uniscono rito pagano e devozione cristiana, creando un evento collettivo che affonda le radici nella Sardegna più arcaica. Attorno alle fiamme si rinnova un momento di comunità, tra canti, preghiere e convivialità, in cui il simbolismo del fuoco si intreccia con la fede popolare e con i sapori tipici della festa, come il vino Cannonau e su pistiddu.

  • Guarda anche l’articolo sui Carnevali di Sardegna

🔥 Scheda · Sant’Antonio Abate

Patrono del fuoco · 17 gennaio

Eremita egiziano, fondatore del monachesimo cristiano e simbolo di purificazione attraverso il fuoco.

📖 Vita

  • Nascita: circa 251, in Egitto
  • Morte: 17 gennaio 357, deserto della Tebaide
  • Stile di vita: eremita, modello ascetico
  • Ruolo: fondatore del monachesimo cristiano

🔥 Il fuoco

  • Soprannome: Sant’Antonio del Fuoco
  • Legenda: rubò una favilla dall’Inferno per donarla agli uomini
  • Simbolo: purificazione, protezione dal male

🙏 Culto

  • Festa: 17 gennaio
  • Patrono: animali domestici, fuoco, contadini
  • Tradizioni: falò rituali in Sardegna e in Europa

🎨 Iconografia

  • Abito monastico scuro
  • Bastone a T (tau)
  • Campanella
  • Maialino ai suoi piedi

Dal paganesimo al cristianesimo

La tradizione del fuoco come rito propiziatorio è documentata in Sardegna sin da epoche precristiane. Già nella seconda metà dell’Ottocento, a Dorgali, i resoconti storiografici registrano accensioni rituali nelle piazze del paese. Con il tempo, la Chiesa cristiana assimilò e trasformò questi riti di purificazione, sovrapponendo il culto ai santi alla simbologia pagana, come avvenne anche in altre località, tra cui Mamoiada.

Fuoco di Sant’Antonio e San Sebastiano
Fuoco di Sant’Antonio e San Sebastiano

Il fuoco: tra rito e simbolo

Il fuoco di Sant’Antonio e San Sebastiano a Dorgali prende forma con “su romasinu”, una catasta alta fino a sei metri realizzata con frasche e sterpaglie profumate – soprattutto cisto e rosmarino – raccolte nelle campagne circostanti. In cima al mucchio viene posta la caratteristica croce di arance, che i più giovani cercano di afferrare arrampicandosi quando le fiamme iniziano a bruciare la base. Questo gesto, che unisce coraggio e abilità, è un rito propiziatorio di buon auspicio per affrontare la stagione invernale. Attorno al fuoco, il priore – l’organizzatore della festa – offre ai presenti un bicchiere di vino Cannonau e il dolce tipico di Dorgali, su pistiddu, creando un momento di forte condivisione comunitaria.

Non solo a Dorgali

Il rito dei fuochi del 16 gennaio non è esclusivo di Dorgali: la celebrazione di Sant’Antonio Abate è diffusa in gran parte della Sardegna. In numerosi centri, tra cui Aritzo, Bosa, Desulo, Budoni, Escalaplano, Nuoro, Orosei e Ussassai, vengono accesi grandi falò che illuminano le piazze e radunano intere comunità. Pur con varianti locali, la simbologia rimane la stessa: il fuoco come elemento purificatore, capace di unire la dimensione sacra cristiana con l’eredità dei culti pagani legati alla rinascita e al ciclo naturale delle stagioni.

  • Guarda anche il sito di Enjoy Dorgali, il portale del turismo del territorio di Dorgali 

“Su Pistiddu”: il dolce tradizionale dei fuochi di Dorgali

“Su Pistiddu” è il dolce tipico per eccellenza delle feste dorgalesi di gennaio, legate ai fuochi di Sant’Antonio Abate e San Sebastiano. Rappresenta un unicum nel patrimonio dolciario della Sardegna e si distingue per ingredienti, tecnica e simbologia. La ricetta prevede due sfoglie di pasta frolla (pasta de tzambella) o di semola con strutto (pasta suitta), tra le quali viene steso un ricco ripieno di marmellata di vincotto e scorza d’arancia, che dà il nome stesso al dolce in lingua sarda.

La preparazione del pistiddu richiede abilità artigianali tramandate di generazione in generazione dalle donne di Dorgali. Le forme, di solito circolari, sono rifinite con un bordo spezzettato e arricchite da decorazioni floreali o geometriche che richiamano la tradizione locale. Durante le celebrazioni invernali, il priore incarica le famiglie del vicinato di preparare diverse versioni del dolce, che vengono poi offerte a tutti i presenti, accompagnate da un bicchiere di vino Cannonau. In questo modo, il pistiddu diventa non solo un dessert, ma anche un simbolo di identità comunitaria, capace di unire gusto, fede e convivialità.

Preparazione de Su Pistiddu, Dorgali
Preparazione de Su Pistiddu, Dorgali

🏹 Scheda · San Sebastiano

Martire cristiano · 20 gennaio

Ufficiale romano, martire del IV secolo e simbolo di fede incrollabile. Patrono contro le epidemie.

📖 Vita

  • Nascita: circa 256 d.C. a Narbona (Gallia)
  • Morte: Roma, 20 gennaio 288 d.C.
  • Ruolo: ufficiale dell’esercito imperiale
  • Martirio: condannato sotto Diocleziano

🏹 Martirio

  • Prima condanna: legato a un palo e trafitto da frecce
  • Sopravvivenza: curato da Irene, vedova di un martire
  • Seconda condanna: flagellazione fino alla morte

🙏 Culto

  • Festa: 20 gennaio
  • Patrono: militari, arcieri, confraternite
  • Invocato: contro epidemie e pestilenze

🎨 Iconografia

  • Giovane soldato, semivestito
  • Legato a un albero o a una colonna
  • Corpo trafitto da frecce
  • Spesso con palma del martirio
Fuoco di Sant’Antonio e San Sebastiano
Fuoco di Sant’Antonio e San Sebastiano
Tag: CulturaDorgaliInverno in SardegnaTradizioni religiose sarde
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