La Pera Italica è un frutto tipicamente mediterraneo, con origini nell’Europa sud-orientale e nell’Asia occidentale. Nella Magna Grecia, già 350 anni prima di Cristo, la coltivazione della pera era una realtà consolidata: lo stesso Teofrasto, filosofo e naturalista greco, descriveva numerose varietà selvatiche e coltivate.
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Produzione
Pere: mondo ed Europa
🌍 Quadro globale
La Cina concentra ~50% della produzione mondiale di pere. Seguono Italia e Stati Uniti.
🇪🇺 Europa – leader
Primato UE all’Italia, poi Spagna, Polonia, Paesi Bassi, Francia, Germania.
⏳ Anni ’70 → oggi
Razionalizzazione varietale: focus su poche cultivar commerciali → aumento rese, ma minor diversità.
⚠️ Conseguenze dell’omologazione
- Perdita di varietà locali e saperi contadini.
- Maggiore vulnerabilità a patogeni/clima (monocolture).
- Uniformazione di gusto e calendari di maturazione.
- Indebolimento delle filiere di nicchia e dei piccoli produttori.
🛡️ Come invertire la rotta
- Catalogo regionale delle varietà antiche e vivai dedicati.
- Marchi DOP/IGP/Presìdi e filiere corte.
- Acquisti consapevoli: sostenere produttori di cultivar locali.
Nota: quote e graduatorie variano per anno; il dato “~50%” per la Cina è una stima arrotondata.
Dall’antichità romana al Medioevo
In epoca romana la coltivazione della pera italica conobbe una grande evoluzione. Gli agricoltori dell’Italia meridionale potevano scegliere tra oltre 40 varietà di pere, un numero impressionante per l’epoca, anche se lontano dalle circa 5.000 varietà oggi presenti nel mondo.
Durante l’Alto Medioevo, invece, la produzione di pere diminuì. In quel periodo la frutta in generale veniva sconsigliata da molti medici, che ne temevano effetti negativi sulla salute. Per questo motivo, la coltivazione dei peri fu scoraggiata e la pera rimase un frutto marginale.
La Pera Italica dal Quattrocento al Novecento
A partire dal 1400, con i progressi dell’agronomia e l’apertura delle nuove rotte commerciali verso le Americhe, la Pera Italica tornò a diffondersi. Messico e California divennero presto aree importanti per la coltivazione.
Per secoli, però, il consumo delle pere rimase limitato alle élite sociali: aristocrazia e alta borghesia. Solo nel Novecento, con l’aumento della produzione e la diffusione della frutta come alimento accessibile, la pera divenne finalmente un cibo di massa, presente sulla tavola di tutte le famiglie italiane.

Le gravi conseguenze dell’omologazione commerciale
Oggi la produzione di pere è dominata dalla Cina, che da sola copre circa il 50% del raccolto mondiale, seguita da Italia e Stati Uniti. L’Italia mantiene il primato europeo, davanti a Spagna, Polonia, Paesi Bassi, Francia e Germania.
A partire dagli anni Settanta, tuttavia, l’Europa ha avviato una forte razionalizzazione delle coltivazioni, privilegiando le varietà più richieste dal mercato. Questa scelta, se da un lato ha favorito la standardizzazione e l’aumento delle rese, dall’altro ha portato alla progressiva scomparsa delle varietà locali di pere, spesso coltivate dai piccoli produttori. Il risultato è stato un impoverimento della biodiversità agricola e la perdita di un prezioso patrimonio frutticolo tradizionale.

📜 Scheda · Impatto ambientale e sociale (pere e mercato agricolo)
Effetti dell’omologazione commerciale sulle varietà di pere: territorio, biodiversità, pratiche colturali e comunità rurali.
Quadro generale
Riduzione delle varietà coltivate negli ultimi 30 anni → standardizzazione produttiva e filiere concentrate su poche cultivar ad alta resa.
Conseguenze principali
- Perdita di biodiversità frutticola e di ecotipi locali.
- Depauperamento dei suoli e maggiore input esterni (fertilizzanti/fitofarmaci).
- Uniformazione paesaggistica e scomparsa di mosaici agrari tradizionali.
- Rischi alimentari da dipendenza varietale/mercati concentrati.
- Marginalizzazione di piccoli coltivatori e saperi contadini.
Pratiche tradizionali perse
Interruzione del legame coltivazioni–allevamenti: meno letamazione, riciclo dei residui colturali e rotazioni.
In Sardegna il pastore innestava il pero selvatico lungo le vie di transumanza per avere frutti al ritorno (per sé e per il bestiame).
Paesaggio e rischio idrogeologico
Scomparsa dei terrazzamenti (incompatibili con i grandi macchinari) → versanti più esposti,
deflusso superficiale accentuato, erosione e frane: criticità ricorrenti negli autunni italiani.
Come invertire la rotta
- Censimento & vivai per varietà antiche locali; reti di scambio innesti.
- Filiere corte, marchi territoriali (DOP/IGP/Presìdi) e acquisti consapevoli.
- Agroecologia: rotazioni, compost/letame, siepi e fasce tampone.
- Manutenzione terrazzamenti e opere verdi anti-erosione.
Il mercato mondiale dell’agricoltura
La drastica riduzione delle varietà di pere coltivate, avvenuta negli ultimi trent’anni, ha avuto pesanti conseguenze sul piano sociale e ambientale. Il mercato mondiale dell’agricoltura, spinto verso la standardizzazione e le monocolture, ha portato alla marginalizzazione delle agricolture storiche, con effetti evidenti: depauperamento e inquinamento dei suoli, perdita delle diversità paesaggistiche e aumento dei rischi alimentari.
In Sardegna, ad esempio, un tempo era lo stesso pastore che, durante la transumanza, innestava i peri selvatici lungo i percorsi per garantire frutti sia a sé stesso che al bestiame al ritorno. Con la fine di queste pratiche sono entrate in crisi soluzioni naturali ed efficaci come la letamazione, il riciclo dei residui colturali e la rotazione delle colture.
- Guarda anche l’articolo sulle Pere della Sardegna sul sito di Angys
