Su Lionzu, il caratteristico fazzoletto giallo del costume femminile di Orgosolo, rappresenta uno dei simboli più autentici della tradizione tessile sarda. Realizzato in seta pregiata attraverso una lavorazione artigianale tramandata per secoli, è l’elemento che distingue il costume orgolese e che ne esalta la raffinatezza cromatica e simbolica. La storia di Su Lionzu si intreccia con l’arrivo della seta in Sardegna, le antiche tecniche di bachicoltura e la creatività delle comunità della Barbagia, rendendolo oggi un patrimonio identitario e culturale di grande valore.
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📜 Scheda · Su Lionzu (Orgosolo)
Il fazzoletto giallo in seta del costume femminile di Orgosolo: materiali, lavorazione, significato.
Dati essenziali
- Tipologia: fazzoletto (benda) tradizionale
- Materiale: seta filata e tessuta a telaio
- Colore: giallo intenso (valore distintivo)
- Area: Orgosolo (Barbagia, Sardegna)
- Funzione: elemento identitario e cerimoniale del costume
- Origini: tradizione serica locale dal XVII secolo
Iconografia e significato
Il giallo di Su Lionzu valorizza il volto e richiama prestigio e luminosità.
È segno di raffinatezza artigianale e appartenenza comunitaria; elemento chiave della
composizione cromatica del costume (con corpetto rosso e grembiule decorato).
Fasi di lavorazione (sintesi)
- Allevamento dei bachi su foglie di gelso bianco.
- Formazione dei bozzoli e selezione.
- Sbozzolatura in acqua calda e avvio del filo.
- Lavaggio in acqua fredda e asciugatura.
- Filatura manuale lenta e continua.
- Preparazione delle matasse/trecce sui paletti.
- Tessitura a telaio del tessuto finito.
*Processo tradizionalmente domestico e manuale, tramandato tra famiglie artigiane.
Conservazione e uso
- Custodia al riparo da luce diretta e umidità.
- Pulizia delicata; evitare sfregamenti e agenti aggressivi.
- Uso in ricorrenze e cerimonie del costume tradizionale.
Curiosità
Alcune letture accademiche ipotizzano (senza conferma definitiva) lontani rimandi iconografici
mediterranei antichi; in ogni caso Su Lionzu resta emblema della seta in Sardegna
e della maestria tessile di Orgosolo.
Origini della seta in Sardegna
La raffinata produzione di tessuti in seta in Sardegna ha radici secolari, frutto di scambi commerciali, innovazioni tecnologiche e abilità artigianali tramandate dalle comunità contadine e pastorali.
La coltivazione del baco da seta fu introdotta nel 1665 dai padri gesuiti a Oliena, che impiantarono i primi gelsi bianchi nelle zone fresche e ricche d’acqua della Barbagia. Da allora, la seta divenne una delle fibre più pregiate dell’isola, destinata sia all’uso nei costumi tradizionali sia al commercio verso l’Europa.
Il baco da seta e il gelso bianco
Le foglie di gelso bianco furono a lungo il nutrimento dei bachi, che producevano bozzoli di seta destinati a filati pregiati. Dal Seicento fino agli anni ’50 del Novecento la seta fu ampiamente utilizzata, fino alla crisi dovuta all’arrivo dei tessuti sintetici.
Oggi il gelso bianco ha perso il suo ruolo economico, sopravvive come pianta ornamentale, ma resta simbolo della grande stagione della bachicoltura in Sardegna.
La seta e il commercio europeo
Tra il XVII e il XIX secolo, la seta sarda si affermò come prodotto di pregio.
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A Como arrivavano i tessuti finiti, poi venduti a caro prezzo nelle élite francesi, svizzere, austriache e tedesche.
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Nel sud Sardegna, centri come Muravera e Quartucciu aprirono scuole professionali per giovani artigiane, specializzate nella tessitura della seta.
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In Barbagia, Orgosolo sviluppò una tradizione domestica ma di altissima qualità artistica, destinata a capi ricercati e costosi.
La seta nel costume tradizionale sardo
I costumi sardi raccontano l’identità di ciascun paese. Nel tempo, influenze romane, mediorientali e ispano-moresche si fusero con la tessitura locale. Con l’arrivo della seta, i vestiti tradizionali si arricchirono di eleganza e raffinatezza: fazzoletti, gonne, merletti e pizzi affiancarono velluti, orbace e bottoni in filigrana.

Su Lionzu: il fazzoletto giallo di Orgosolo
L’elemento più noto è “Su Lionzu”, il fazzoletto giallo che completa il costume femminile di Orgosolo. Questo accessorio esclusivo, realizzato interamente in seta, rappresenta il culmine della manualità artigianale sarda.
La sua produzione segue un lungo processo:
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allevamento dei bachi da seta su foglie di gelso,
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raccolta dei bozzoli e immersione in acqua calda,
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filatura a mano dei fili di seta,
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preparazione di trecce compatte,
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tessitura al telaio fino al capo finito.
Secondo alcune ipotesi accademiche, Su Lionzu avrebbe addirittura richiami artistici alle tombe di Cnosso a Creta, segno degli antichi scambi tra la Sardegna e il Mediterraneo.
📚 Fonti e Lessico de Su Lionzu
Termini tecnici e riferimenti utili per comprendere la tradizione serica in Sardegna.
🌿 Gelso bianco
Albero introdotto dai Gesuiti nel XVII secolo; le sue foglie sono l’alimento principale del baco da seta.
Sbozzolatura
Immersione dei bozzoli in acqua calda per sciogliere la sericina e avviare il filo di seta.
Ordito e trama
L’ordito è l’insieme dei fili longitudinali sul telaio, la trama è l’intreccio trasversale che li lega.
🤲 Mano del tessuto
Sensazione tattile del tessuto (morbidezza, consistenza, fluidità) che ne determina la qualità percepita.
📖 Fonti
- Archivio storico di Orgosolo (tradizioni tessili, XVII–XX sec.)
- Testimonianze orali delle artigiane della Barbagia
- Studi accademici sulla bachicoltura gesuitica in Sardegna
Il costume femminile di Orgosolo
Il costume tradizionale di Orgosolo è celebre per la sua vitalità cromatica:
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il rosso del corpetto,
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le decorazioni del grembiule,
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il giallo intenso di Su Lionzu, che esalta la carnagione mediterranea.
Ogni pezzo è realizzato interamente a mano. Il fazzoletto giallo, in particolare, deriva da una specie di baco selezionata a Orgosolo, allevata con rigore biologico dalle famiglie locali, eredi di una tradizione secolare.
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