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Home » SCIENZE NATURALI » Scienze della vita » Lo stagno

Lo stagno

Ecologia

di Redazione
in Scienze della vita
Tempo di lettura: 5 minuti
Lo stagno

Stagno di San Teodoro (Olbia-Tempio)

Qualunque conca d’acqua immobile, circondata dalla terraferma, può trasformarsi lentamente in uno stagno.

DEFINIZIONE DI STAGNO
Lo stagno è una raccolta di acqua ferma e impaludata all’interno di una conca.

  • LEGGI ANCHE: GLI STRATI DEL SUOLO

L’ETA’ DI UNO STAGNO
Ogni stagno ha una sua storia: nasce, cresce, matura e muore in un lasso di tempo che varia a seconda dei casi. E’ possibile stabilire approssimativamente l’età di queste formazioni acquitrinose guardando le specie vegetali e animali che fanno loro corona: uno stagno “nuovo”, non ha alberi sulle sponde ma solo erbe alte che sono in parte sommerse, e gli animali sono per lo più insetti acquatici, alcuni ancora capaci di volare; nell’acqua dello stagno questi pionieri vanno a deporre le uova, a cacciare le prede, a correre sulla superficie.

In uno stagno in formazione si insediano anche i primi uccelli acquatici che trasportano sulle zampe e sulle piume semi, spore di piante e minuscole uova di animali prelevati in altri stagni.

I FATTORI CHE ASSESTANZO LA MATURAZIONE DELLO STAGNO
Perché in una conca si determini una formazione acquitrinosa che raggiunga il livello di “stagno” devono concorrere positivamente i seguenti fattori:

  1. Il clima
  2. La profondità dell’acqua
  3. L’esposizione solare
  4. L’apporto idrico

Piante e animali diversi, insediandosi a differenti livelli, sia orizzontalmente dalla riva al centro, sia in profondità, gli daranno poi il suo massimo splendore, coesistendo e influenzandosi reciprocamente.

Stagno di Capoterra (Città metropolitana di Cagliari)

LA PARENTELA CON IL LAGO
Lo stagno ha solitamente un anello di vegetazione acquatica che lo perimetra e spesso la sua origine si lega all’evoluzione di un bacino idrico più vasto che esisteva in precedenza e che per cause naturali o per intervento antropico si è via via ridotto. Lo stagno a differenza del lago ha un’estensione e una profondità dell’acqua minore e per questo motivo risente non poco degli sbalzi termici verso l’alto, quando, soprattutto d’estate, aumenta l’evaporazione, diminuiscono gli apporti da immissari o da sorgenti e i livello d’acqua può calare riducendolo anche a poche pozze separate.

Nello stagno le acque sono generalmente meno ossigenate rispetto al lago perché è minore il ricambio e per questo la fauna e la flora che vive nello stagno deve adattarsi a uno stress termico e idrico maggiore rispetto al lago.

LA MORTE DI UNO STAGNO
Nello stagno, la vita può avere la sua parabola discendente: la morte di uno stagno inizia quando i detriti, cioè i resti di organismi morti, si accumulano in quantità eccessiva sul fondo e le piante delle sponde si spingono verso il centro. Man mano che lo stagno si rimpicciolisce, anche il numero delle specie animali diminuisce: alcune muoiono, altre migrano.

Le piante acquatiche intanto cedono il passo a quelle terrestri e queste, quasi insensibilmente, danno origine a un ambiente nuovo: prima un prato acquitrinoso, poi una distesa di erbe sempre umide, infine un vero pascolo che poggia su un terreno solido e compatto. A questo punto lo stagno non è più che un ricordo.

Paules (paludi), campagne di Dorgali (Nuoro)

IL MEGLIO IN PRIMAVERA
Lo stagno cambia aspetto secondo le stagioni ma la sua attività brulicante si manifesta principalmente in primavera, mentre, dal punto di vista naturalistico sono interessanti tutte le stagioni.

OSSERVARE UNO STAGNO
Man mano che ci si avvicina a questo ambiente il terreno diventa più molle e umido e le piante sono più numerose e alte. Gli insetti cominceranno a venire in contro, specie le zanzare e i moscerini, e si potrà udire il gracidio delle rane sempre più forte.

Vicino alla riva si possono trovare, se lo stagno è discretamente grande e “maturo”, pioppi, salici e ontani. Sulla riva si trovano sfagni, muschi, canne palustri, nell’acqua le ninfee fiorite e al centro la lenticchia d’acqua che copre vaste zone della superficie.

Lo stagno è un mondo brulicante di vita e di crudeltà: chi si muove in superficie, chi è rimasto vittima di un predone vorace.

LE AREE UMIDE MINORI
PALUDE, ACQUITRINO, STAGNO O TORBIERA?

Si parla spesso indifferentemente di paludi, acquitrini e stagni, ma questi termini non in realtà dei sinonimi.

La palude – La palude è una zona d’acqua stagnante in gran parte ricoperta dalla vegetazione. In Italia non vi sono più grandi paludi, come quelle che un tempo ricoprivano vaste aree del Lazio e della Toscana, perché sono state prosciugate attraverso opere di bonifica.

L’acquitrino – Anche gli acquitrini sono delle paludi, ma hanno una vegetazione meno fitta e larghe chiazze coperte d’acqua stagnante. Sulle sponde crescono le tipiche piante di palude: giunchi, canneti, sfagni.

Pianta di Giunco

Lo stagno – Lo stagno è uno specchio d’acqua dolce o salata di modeste dimensione e meno profondo della palude. E’ ancora abbastanza diffuso in certe regioni dell’Italia, come nelle valli venete o lungo il corso del Po, o in tratti costieri collegati al mare.

Paules (paludi), campagne di Dorgali (Nuoro)

Le torbiere – Anche le torbiere sono zone palustri come stagni e acquitrini; sono distribuite nelle zone fredde e umide del Nord e occupano depressioni con scarso drenaggio. Le torbiere si riempiono a poco a poco di piante come sfagni e carici che, crescendo come cuscini galleggianti, interrompono qua e là l’uniformità delle acque.

Le acque della torbiera sono scarse di ossigeno e di sali minerali; in compenso però hanno una elevata acidità.  Questo provoca una lenta mummificazione di qualsiasi pianta o animale che affondi. La decomposizione delle sostanze organiche è, in ogni caso, così lenta, che sul fondo si forma un materiale spugnoso, formato in prevalenza di piante morte, chiamato torba. La mancanza di alcuni sali azotati in queste zone ha sviluppato in certe piante, cosiddette “carnivore”, la capacità di procurarseli catturando piccoli animali, come gli insetti. Trappole, peli sensibili, sostanze vischiose che crescono sulle foglie di queste piante trattengono e imprigionano le piccole vittime, per poterne succhiare le sostanze nutritive.

Torba (foto: CQui)

L’ECOLOGIA LO RIVALUTA
L’ecologia ha riabilitato lo stagno e le aree umide “minori”. Lo stagno ad esempio è stato un ambiente che in passato fu giudicato solo dannoso o inutile. Si è scoperto, infatti, che queste depressioni sono una via di scarico ai fiumi in piena e un habitat insostituibile per certi animali selvatici che solo qui possono vivere e riprodursi. Alcuni stagni hanno anche una pescosità superiore a quella di certi fiumi e laghi.

 

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