La Sardegna archeologica custodisce una delle più straordinarie eredità del Mediterraneo. Tra le testimonianze più iconiche spiccano i nuraghi, costruzioni megalitiche tipiche della civiltà nuragica, realizzate tra il II millennio a.C. e l’XI secolo a.C. Queste torri in pietra, dalla forma tronco-conica, punteggiano il paesaggio isolano e testimoniano un’antica società organizzata e complessa.
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🏛️ Nuraghi: simboli della Sardegna archeologica
I nuraghi si trovano ovunque sull’isola, dalla costa all’entroterra. Alcuni raggiungono anche i 30 metri di altezza e possono avere pianta singola o complessa, come nel caso del famoso Nuraghe Santu Antine a Torralba. La loro funzione resta ancora in parte misteriosa: forse erano fortificazioni, residenze o luoghi sacri. Di certo, ogni nuraghe rappresentava un punto nevralgico per la comunità.
🏞️ La Valle dei Nuraghi e i siti da visitare
La maggiore concentrazione di nuraghi visitabili si trova nella cosiddetta Valle dei Nuraghi, nel Logudoro-Meilogu, tra Torralba e Bonnanaro. In questa zona si contano oltre 30 strutture nuragiche. Ma importanti testimonianze si trovano anche nelle regioni della Trexenta, della Marmilla e del Sarcidano, aree ricche di insediamenti preistorici e nuragici.
🌄 Menhir e domus de janas: la preistoria di Laconi
Tra i centri archeologici più suggestivi c’è Laconi, noto come “il paese dei menhir”. Qui si conservano diversi allineamenti di pietre verticali risalenti al III millennio a.C., insieme ai resti di antiche capanne neolitiche. Il Parco Aymerich ospita anche un interessante museo dedicato alla preistoria della Sardegna.
⛰️ Pimentel: necropoli ancora da scavare
In località come Pimentel, nella regione della Trexenta, sono emerse necropoli ancora parzialmente interrate. Qui le domus de janas sono organizzate in gruppi numerosi, con corridoi, vestiboli e camere funerarie multiple. Si tratta di siti che offrono uno sguardo unico sulla preistoria della Sardegna e sulle sue tradizioni funerarie.
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Nora, Tharros e Santa Igia: le città scomparse
Nel vasto patrimonio della Sardegna archeologia non mancano le testimonianze delle antiche città oggi scomparse. Questi insediamenti raccontano l’incontro tra le popolazioni nuragiche e le civiltà fenicia, punica e romana, avvenuto tra il IX e il III secolo a.C., e rappresentano tappe fondamentali per comprendere la complessità storica dell’isola.
📜 Le città antiche della Sardegna archeologica
Un viaggio tra le città scomparse che raccontano l’incontro tra le civiltà nuragica, fenicia, punica e romana.
- 🏛️ Nora – La prima città fenicia della Sardegna, con rovine romane e fenicie affacciate sul mare di Pula.
- 🏺 Tharros – Antico centro multistrato nel Sinis, con resti nuragici, cartaginesi e romani.
- 🛡️ Santa Igia – La capitale dimenticata del Giudicato di Cagliari, distrutta dai Pisani nel XIII secolo.
Tharros, tra nuraghi e rovine romane
Situata all’estremità della penisola del Sinis, nel territorio di Oristano, Tharros è uno dei luoghi simbolo della Sardegna archeologica. Fondata probabilmente prima dell’VIII secolo a.C., conserva ancora oggi resti di epoca nuragica, fenicia, cartaginese e romana. Tra strade lastricate, templi, case e botteghe, il visitatore può immergersi in un passato millenario affacciato sul mare.
Nora, la più antica città fenicia della Sardegna
Nora sorge sull’estrema punta di Capo di Pula, nel sud della Sardegna. Fondata nell’VIII secolo a.C. dai Fenici, fu un importante centro religioso e commerciale, poi trasformato in municipium dai Romani nel III secolo a.C. Le sue rovine includono un anfiteatro, un foro, terme e il celebre tempio di Tanit, simbolo della devozione cartaginese. Nora rappresenta un esempio perfetto di sovrapposizione tra culture diverse, tipico della Sardegna archeologia.
Santa Igia, la città giudicale dimenticata
Nei pressi dell’attuale Cagliari sorgeva Santa Igia, antica capitale del Giudicato di Cagliari. Fondata in epoca bizantina e sviluppatasi durante il periodo giudicale, la città fu distrutta nel 1258 dai Pisani. I suoi resti, in parte ancora interrati, costituiscono una pagina fondamentale nella storia medievale della Sardegna e nella sua evoluzione archeologica.

