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Home » Cultura » Letteratura sarda » Maribegna, nata dal mare: storia di una bambina sorridente tra natura e leggenda sarda

Maribegna, nata dal mare: storia di una bambina sorridente tra natura e leggenda sarda

Sadali

di Redazione
in Letteratura sarda
Tempo di lettura: 8 minuti
Casa di Maribegna, foto di Rita Coda Deiana

Casa di Maribegna, foto di Rita Coda Deiana

Maribegna è una delle figure più affascinanti della memoria collettiva sarda. Nata a Sadali nel 1885, Maribegna trascorse un’infanzia serena tra i giardini profumati e i paesaggi incantati del paese. La sua storia unisce realtà e suggestione, intrecciando ricordi familiari, natura rigogliosa e il senso di appartenenza a una comunità.

Raccontare Maribegna significa ripercorrere il legame tra una bambina sorridente e il suo mondo: un universo fatto di libri, curiosità culturali e scenari che, ancora oggi, sembrano sospesi tra mito e leggenda. La vita di Maribegna è dunque testimonianza di una Sardegna antica, dove l’identità si costruiva attraverso la forza della memoria e la magia dei luoghi.

  • Guarda anche il racconto di Rita Coda Deiana su Marilena e l’usurpatrice

Maribegna: la nebbia di maggio a Sadali

Era maggio e il paese di Sadali sembrava immerso in un incantesimo. Una fitta nebbia avvolgeva ogni cosa, mentre l’aria fredda e pungente, insolita per la primavera inoltrata, sorprendeva chiunque si avventurasse tra le alture circostanti senza indumenti adeguati. Quell’anno, il 1885, la comunità sadalese conobbe una primavera tardiva e capricciosa, destinata a rimanere nella memoria.


Grandi possedimenti e nuova vita

Il 20 maggio 1885 il silenzio del borgo fu rotto dal vagito di una nuova vita: nacque Marianna Maribegna Severina, secondogenita di Pilia Francesco e Pilia Venanzia. Il parto, non privo di difficoltà, segnò l’arrivo di una bambina che avrebbe condiviso la sua crescita con il fratello maggiore Antonio, più grande di tre anni, e con la sorella minore Vitalia, nata otto anni dopo.

Il padre, Francesco Pilia (nato a Sadali nel 1854), era noto come grande lavoratore. Nel tempo riuscì a consolidare una solida posizione economica, ereditando i beni della famiglia benestante e ampliandoli con la propria attività di allevatore di bestiame e proprietario terriero. I grandi possedimenti agricoli e pastorali della famiglia Pilia divennero così un punto di riferimento nell’economia locale di fine Ottocento.

Casa di Maribegna, foto di Rita Coda Deiana

Maribegna e la casa patronale della famiglia Pilia

Il 24 novembre 1878, a Sadali, Francesco Pilia e Venanzia si sposarono all’età di 24 anni. Per l’epoca era una scelta comune unirsi in giovane età, ma la loro unione diede origine a una delle famiglie più solide e influenti del paese. Dopo le nozze andarono a vivere in quella che divenne la casa patronale dei Pilia, un’abitazione tra le più vistose della comunità.

Attorno alla casa si estendeva un giardino rigoglioso, abbellito da una vite antica di pregiate uve che si arrampicava lungo i muri in pietra di scisto e calcare a vista. L’armonia del paesaggio era completata da ulivi, mandorli e ciliegi, che in primavera regalavano spettacolari fioriture e profumi intensi, diffondendo bellezza e vitalità intorno alla dimora.


Su Carradori e l’inghiottitoio di Sa Ucca Manna

La casa dei Pilia si trovava nel vicinato chiamato “Su Carradori”, così denominato per via del fiume che, provenendo dal territorio di Seui, scorreva vicino all’ingresso dell’abitazione. Il corso d’acqua si perdeva poi nell’inghiottitoio naturale di Sa Ucca Manna, una cavità carsica che raccoglieva le acque del paese di Sadali.

Nei pressi della casa e dell’inghiottitoio si trovavano due importanti strutture artigiane del tempo:

  • Sa Domu de is Pippas, dove si lavorava l’erica (sa tuvara) per la realizzazione delle pipe;

  • la gualchiera, laboratorio mosso dalla forza dell’acqua, utilizzato per infeltrire tessuti di lana e trattare pelli locali.

Questi luoghi testimoniavano la forte connessione tra acqua, artigianato e vita quotidiana.


L’acqua come simbolo di vita e crescita

A Sadali l’Acqua ha sempre rappresentato vita, rigenerazione e prosperità. Il rigoglio dei boschi e l’abbondanza della vegetazione circostante testimoniano ancora oggi la presenza di questo elemento naturale così preponderante.

In questo scenario quasi mitologico e fantastico, fatto di natura incontaminata e di antiche tradizioni, crebbe la piccola Maribegna. I ricordi la descrivono come una bambina vivace e curiosa, con lunghi capelli corvini che la madre, con pazienza, intrecciava in due lunghe trecce adorne sulla nuca. Socievole e piena di vita, amava trascorrere il tempo all’aria aperta, a stretto contatto con la natura che la circondava.

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Sadali
Sadali

I lavori e la vita quotidiana a Sadali

Fin da piccola, Maribegna aiutava la madre nelle faccende domestiche e nella cura degli orti familiari, presenti in tutto il territorio di Sadali. Anche le famiglie più umili coltivavano piccoli appezzamenti, chiamati “Fittas de Lardu”, che garantivano il sostentamento quotidiano.

Grazie all’insegnamento materno, Maribegna imparò a tessere capi pregiati di lana con il telaio di famiglia, un’arte che costituiva parte essenziale della tradizione sarda. In età scolastica scoprì una grande passione per la lettura, trascorrendo ore nel giardino di casa immersa nei libri. Fu proprio durante un’estate, intenta a leggere all’aperto, che avvenne un incontro destinato a segnarla profondamente.


Maribegna e l’amicizia con Prenda

Mentre attraversava il ponticello di tronchi sul fiume vicino alla casa, una ragazza sorridente si avvicinò a Maribegna: si chiamava Anna, ma tutti la conoscevano come Prenda, un soprannome che le aveva dato la nonna per la sua gentilezza e altruismo.

Maribegna spiegò all’amica il significato del suo stesso nome, antico e sardo, che derivava da Begna/Bennia-Mari e significava “Venuta dal Mare”. Da quel giorno nacque una forte amicizia, alimentata dalla passione comune per la lettura e la scrittura.

Prenda, originaria dell’Ogliastra ma residente a Cagliari, passava le estati a Sadali ospite di amici di famiglia. Dopo un grave versamento pleurico, i medici le avevano consigliato l’aria salubre delle montagne sarde, che la aiutò a ritrovare la salute.

Le due ragazze trascorrevano insieme lunghe serate estive a leggere, scrivere poesie e contemplare i tramonti di Sadali, che d’estate tingevano il cielo di colori pastello indimenticabili.


Il muratore e i lavori alla casa

Il 17 aprile 1903, la madre di Maribegna, Venanzia, morì prematuramente, lasciandola orfana a meno di 18 anni. La perdita rafforzò ulteriormente il legame con Prenda, che divenne un sostegno costante nella sua vita.

Nel 1907, il padre decise di avviare una ristrutturazione e ampliamento della casa di famiglia. Per i lavori si affidò a un muratore proveniente da Sassari, conosciuto da tutti come “Su Maistru ’e Muru”. Era un uomo giovane, sposato a Sadali, senza figli, noto per la sua abilità artigianale.


L’amore segreto di Maribegna

Quell’estate le due amiche non si incontrarono, perchè Prenda fu ricoverata nuovamente. Così, Maribegna, ormai 22enne, riprese a trascorrere le sue giornate nel giardino di casa. Ogni giorno, incrociava lo sguardo del muratore intento alla ristrutturazione della casa, e tra i due sbocciò l’amore. Un amore segreto, poiché il muratore era sposato. Una relazione,  che durò quanto il nascere di un arcobaleno dopo la pioggia. Quando Maribegna, si rese conto di aspettare un figlio da quest’uomo, cadde nella più profonda disperazione. A quei tempi, non era plausibile o giustificabile dalla società,  una ragazza madre.

Casa di Maribegna, foto di Rita Coda Deiana

Il suicidio di Maribegna (1907)

Il 23 ottobre 1907, a Dorgali, la giovane Maribegna decise di togliersi la vita. Forse per paura dello scandalo che avrebbe coinvolto tutta la sua famiglia – il padre era allora sindaco del paese – scese in cantina e bevve un liquido velenoso usato per disinfettare le abitazioni.

Quando non tornò a casa, i familiari e i vicini iniziarono a cercarla. Dopo ore di angoscia, fu ritrovata priva di vita dal fratello Antonio e dalla sorella Vitalia. La tragedia sconvolse l’intera comunità, colpita dalla drammatica dinamica dei fatti.

Tra le persone più scosse ci fu Prenda, la sua amica più cara. Non appena riuscì a rimettersi da una malattia che la costringeva a letto, volle recarsi nella stanza di Maribegna, con quella finestra affacciata sul giardino. Lì, tra i ricordi, trovò un libro di poesie che le due ragazze avrebbero dovuto leggere insieme.

Sfogliandolo, scoprì una lettera nascosta tra le pagine. Era una lettera struggente, scritta da Maribegna non a un’amica o a un familiare, ma al figlio mai nato.

Una lettera d’amore e dolore

La scoperta della lettera fu un colpo al cuore per Prenda. La sua amica, poco prima di togliersi la vita, aveva voluto affidare al foglio i suoi pensieri più intimi, rivolgendosi al bambino che non avrebbe mai potuto crescere.

Quanto può essere forte l’amore di una madre, e allo stesso tempo fragile, quando cede al peso della paura e del giudizio sociale?

Maribegna, foto di Rita Coda Deiana
Maribegna, foto di Rita Coda Deiana

Il disagio profondo di una madre

Attorno a me ruggisce una doppia coscienza che ha spazzato via l’ultimo sorriso che avrei voluto donarti, mio dolce angelo. Ti scrivo per sentirti vicino, mentre le mie forze si indeboliscono insieme alle tue.

Con il pensiero ho viaggiato a lungo, cercando di colmare il vuoto del mio disagio profondo, che solo il calore della tua presenza nel mio grembo riusciva a placare. Dentro di me c’era la pienezza dell’amore materno, ma anche il peso di un’esistenza segnata dal dolore e dal giudizio.

Una girandola che ruota al soffio del vento accompagna i miei pensieri in questo giorno, in cui la morte ha bussato alla mia porta. Sono pensieri intrisi di vulnerabilità, ma anche di un amore infinito per te, figlio mio mai nato, che resterai per sempre dentro di me.


La richiesta di perdono nella lettera al figlio mai nato

Perdonami, figlio caro. In quei momenti di disperazione ho creduto di aver perso la mia identità. Ho cercato un senso nuovo alla mia vita, senza riuscire a trovarlo. I miei cari mi hanno lasciata seduta, ignari che poche ore dopo avrebbero ricevuto notizie della mia tragica scelta.

Forse quello è stato il mio ultimo sguardo, il mio ultimo sorriso, prima di lasciarmi andare. Ho posto fine alla nostra vita bevendo il veleno, credendo di trovare sollievo al dolore che mi consumava.

La mia partenza ha segnato la fine della sofferenza terrena, ma anche l’inizio del nostro viaggio insieme verso un luogo diverso. Un luogo immaginato, fatto di fiumi, colline e aromi di erbe selvatiche, dove il tempo e lo spazio non hanno confini.


Il messaggio d’amore e addio

Figlio mio, ti scrivo per sentirti vicino, ora che ti percepisco distante. Questa lettera è il mio ultimo abbraccio, il segno che il mio amore per te sopravvive anche oltre la disperazione, oltre la morte, oltre ogni barriera di questa vita terrena.

 

Sadali, (Barbagia di Seulo) 23 ottobre 1907

** Rita Coda Deiana

 

 

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